الإدريسي al-Idrisi

 

Al-Sharif al-Idrisi è uno studioso musulmano del XII secolo che riuscì a disegnare l’effettiva posizione della Terra senza l’uso della tecnologia spaziale. Il Marocco, paese natale di al-Idrisi, si trova nell’Africa settentrionale, molto vicino all’Europa meridionale; grazie alla sua posizione geografica, i suoi abitanti hanno assistito alla diffusione della civiltà islamica in Europa ed essi ne preservano ancora oggi il prestigio attraverso la conservazione delle tradizioni e del patrimonio del passato, nonostante l’avanzare della modernità.

 

La cultura e la sete di conoscenza fanno parte di queste solide tradizioni. L’università Muhammad V è una delle più rinomate università del Marocco, dove si laureano numerosi scienziati della nuova generazione che cercano di stare al passo con le esigenze dell’epoca attuale. È una tradizione ereditata attraverso la gloria e la prosperità della civiltà islamica proprio grazie a al-Idrisi, a cui è stata dedicata un’aula dell’università.

Al-Idrisi disegnò una mappa del globo terrestre con la sua esatta posizione, in un’epoca in cui l’Europa era impantanata nel Medioevo. Si ritiene, però, che il contributo scientifico di al-Idrisi sia stato più utile per l’Europa e per il mondo occidentale di quanto lo sia stato per il mondo islamico, dove è difficile trovare lavori e scritti dello studioso, soprattutto tra le fonti arabe. Ahmed Sh ‘aban, un docente dell’università Hassan II di Casablanca, che svolge attività di ricerca sulla storia di al-Idrisi, riconosce questa realtà e dice: «Le nostre informazioni riguardo al-Sharif al-Idrisi sono davvero poche ed è strano che le fonti arabe non ne parlino».

Ai nostri giorni, un software usato in America è stato chiamato “al-Idrisi”, in onore del suo grande contributo alle scienze geografiche. Questo programma è ampiamente utilizzato in tutto il mondo, come, per esempio, all’università Malaya, un istituto superiore d’eccellenza della Malesia; gli studenti della facoltà imparano ad usare il software “al-Idrisi” per potenziare le loro abilità nel disegnare mappe e per decifrare le immagini catturate dai satelliti.

Il professor Madia Mustafa Kamel Idris, docente dell’università, afferma che: «Al-Idrisi è noto per aver sviluppato la tecnica della mappatura in un modo più preciso rispetto alle mappe fino ad allora disegnate.» Questo lo si può vedere chiaramente nelle mappe di al-Idrisi, in cui ha rappresentato i corsi d’acqua, le alture e i mari e sono incluse anche informazioni sulle principali città e i confini dei paesi. Oggi, per ottenere informazioni dettagliate come queste, abbiamo bisogno di ingenti somme di denaro per utilizzare la tecnologia di esplorazione a distanza, una tecnica adottata solo nel XX secolo, 800 anni dopo al-Idrisi.

Il nome completo di al-Idrisi è Abu ‘Abd Allah Muhammad bin Muhammad ed era un discendente di al-Hasan bin ‘Ali bin Abi Talib, nipote del Profeta; poi, gli fu attribuito l’appellativo al-Sharif, ossia “illustre”, “nobile”, un titolo attribuito a persone di grande prestigio morale. Nacque nel 1099 a Sabta, una città a nord del Marocco, anche se, secondo alcune fonti, potrebbe essere nato a Mazara del Vallo, in Sicilia. Dopo l’indipendenza dalla dominazione almoravide, Sabta divenne il porto principale per l’attracco delle navi mercantili che attraversavano lo Stretto di Gibilterra e fu chiamata così durante la dominazione islamica; quando divenne parte della Spagna, prese il nome di Ceuta. Da quel momento, divenne una località turistica visitata dagli europei che volevano godere del mar Mediterraneo.

Le spiagge di Ceuta erano circondate da una fortificazione difensiva costruita a causa dell’instabilità politica che caratterizzava quell’epoca. Tuttavia, al-Idrisi trascorreva il suo tempo a perlustrare la spiaggia poiché era attratto dalle navi mercantili ormeggiate al porto e aveva un forte desiderio di esplorare i paesi da cui queste salpavano. Il sogno di al-Idrisi si trasformò in realtà quando, per proseguire la sua formazione, si trasferì a Cordova, in Spagna, nota con il nome di Andalusia. Cordova, a quei tempi, era il centro del sapere del mondo islamico in Europa e la sua moschea ebbe un ruolo molto attivo, infatti, vi si riunivano tutti i musulmani della città nei momenti di preghiera; oltre ad essere un luogo di culto, la moschea giocò un ruolo importante anche come università, dove numerosi scienziati musulmani si laureavano in vari campi. Qui, al-Idrisi imparava a memoria il Sacro Corano e acquisiva il sapere, soprattutto in ambito geografico, guadagnandosi il rispetto di scienziati europei e musulmani per le sue vaste conoscenze.

Al-Idrisi voleva diffondere queste conoscenze a Ceuta ma non poté realizzare i suoi progetti considerate le condizioni non appropriate della sua città natale. La dinastia dello scienziato era quella degli Idrisidi, che governò in Marocco da cui fu, però, cacciata; per questo motivo, il potenziale intellettuale dello scienziato fu mal interpretato ed egli fu considerato una minaccia politica e costretto all’esilio, cosa che ha portato la gente a dimenticarsi dei suoi contributi. Spiega il professor Sh’aban: «Alcuni ricercatori ritengono che la causa del silenzio delle fonti su al-Sharif al-Idrisi sia stata il suo rapporto con il mondo cristiano, in particolare con la Sicilia e i Cattolici ed effettivamente gli scienziati musulmani preferivano non menzionare i suoi contributi.»

In realtà, fu la pressione politica di quel periodo che costrinse un amante del sapere come al-Idrisi a trasferirsi in Sicilia, che allora era parte dello Stato Islamico. Palermo, a quel tempo, era conosciuta col nome di “città delle mille moschee”, infatti, era abitata da molti musulmani prima di cadere nelle mani dei re normanni. Al-Idrisi scelse di trasferirsi in Sicilia dopo la caduta del governo islamico, perché il re normanno di quel periodo, Ruggero II, era un amante della cultura, come conferma anche il professor Sh‘aban: «Ruggero II amava la civiltà e la cultura islamica, per questo lasciò che i musulmani vivessero liberamente in Sicilia e si circondò di un gruppo di scienziati, tra cui il più noto era al-Sharif al-Idrisi, che dedicherà al re alcuni dei suoi libri più famosi.» Ruggero finanziò le ricerche di al-Idrisi per realizzare una nuova mappa del mondo e lo studioso illustrò a Ruggero la posizione della Terra nello spazio utilizzando un uovo; paragonò la Terra al tuorlo circondato dall’albume proprio come la Terra si trova nel cielo circondata da galassie.

Il professore continua: «La cosa più importante è che per la prima volta realizzò un disco o un globo terrestre d’argento e che raccolse diverse informazioni sul mondo tramite una serie di mappe, inserendo tutto nel suo libro intitolato “Nuzhat al-mushtāq fī ikhtirāq al-āfāq” (“Il sollazzo per chi si diletta di girare il mondo”, noto comunemente come “Libro di Ruggero”).» Quest’opera è stata ristampata diverse volte in francese, spagnolo e inglese e perciò è molto probabile che i navigatori europei abbiano usato la mappa di al-Idrisi, come, per esempio, Cristoforo Colombo, nel corso della sua ricerca in Asia e lungo l’oceano Indiano ma di questo non ci sono prove ufficiali.

Partendo dallo studio di centinaia di antiche mappe e consultando i versetti del Corano che riguardano la geografia e l’astronomia, al-Idrisi costruì un mappamondo per spiegare a Ruggero il principio di rotazione terrestre. Determinò la posizione dei paesi del mondo con precisione, iniziando dal continente europeo fino ad arrivare alla Cina e all’Asia. Purtroppo, questo globo fu distrutto durante i disordini civili scoppiati in Sicilia dopo la morte di Ruggero II.

Lo sviluppo della cartografia continuò grazie all’invenzione di numerosi strumenti come il teodolite, che permette di disegnare una posizione specifica della superficie terrestre sulla mappa; oggi, abbiamo anche a disposizione uno strumento di posizionamento globale, il GPS, che è in grado di trasferire informazioni relative alla posizione, alla velocità e al tempo da 24 satelliti progettati per svolgere questa mansione. Queste informazioni ci hanno permesso di sviluppare mappe più accurate in conformità ai cambiamenti strutturali che si verificano sulla Terra, ma questi strumenti tecnici avanzati non esistevano quando al-Idrisi realizzò le sue mappe, per la cui realizzazione fu aiutato da un pittore che lo accompagnò in tutti i suoi viaggi di esplorazione finanziati dal re Ruggero.

Il professore Idris spiega: «È stato in grado di descrivere la condizione del Sudan e la posizione di città come Timbuctù, raccogliendo informazioni dai marinai o attraverso attività di esplorazione condotte da lui stesso, però, il suo contributo, in questo contesto, risiede nella sua capacità di disegnare questi siti con estrema precisione, come sono realmente sulla Terra, anche se solo tramite storie e descrizioni. Per esempio, collocò il Nilo in un punto che passava sotto l’equatore e questa è la sua esatta posizione.» Prima di entrare in Egitto, il Nilo incontra gli affluenti a Khartoum, capitale del Sudan e questo permise a al-Idrisi di determinare il punto con precisione.

Il Nilo è formato da due affluenti: il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro. Questi due fiumi attraversano il Sudan e s’incontrano a Khartoum, che si trova sotto l’equatore. La determinazione del sito del Nilo confutava la teoria di Tolomeo, uno scienziato del I secolo secondo cui la sorgente del Nilo si trovava su una montagna della luna.

Al-Idrisi utilizzava le linee della latitudine sulla mappa e il mappamondo che aveva costruito, per quanto riguarda le linee della longitudine erano utilizzate già prima dell’Islam ma al-Idrisi le ha riesaminate per spiegare la differenza delle stagioni tra i paesi, come spiega il professore Idris: «La linea della latitudine, che era disegnata arbitrariamente sulla mappa, fu utilizzata per determinare le stagioni e le condizioni climatiche a Nord e a Sud dell’equatore, perciò tale suddivisione mostra la sua conoscenza dei diversi paesi e questo è ciò che lo rese un geografo agli occhi
dell’Occidente nel Medioevo.»

Il professor Sh‘aban è convinto che: «Gli europei e l’occidente hanno beneficiato molto delle opere geografiche di al-Idrisi per le loro esplorazioni e descrizioni geografiche relative all’Africa, Asia e altre zone che per loro erano remote e bisogna cogliere l’occasione per sollevare un problema importante e cioè l’interesse degli occidentali per queste fonti che sono state tradotte in varie lingue, ma quello che è essenziale per noi, come scienziati e ricercatori islamici, è che tutte queste fonti non sono mai state accertate.»

Oggi, più di duemila satelliti orbitano intorno alla Terra, infatti, rappresentano lo strumento principale per raccogliere informazioni riguardo la superficie del nostro pianeta, per determinare la sua posizione e la condizione atmosferica e per realizzare operazioni di mappatura; nonostante i progressi compiuti dall’Europa e dal mondo occidentale nella tecnologia spaziale, in Malesia, più precisamente a Kuala Lumpur, c’è il centro di telerilevamento (o “remote sensing”) Macres.

Questa tecnologia serve ad ottenere informazioni più velocemente e per accelerare un completo digital imaging che mostra i confini politici, i corsi d’acqua, le alture e i siti delle città; tuttavia, al-Idrisi, aveva già inserito informazioni di questo genere nelle sue mappe, ancora prima che l’uomo potesse osservare lo spazio, raggiungendo tali risultati solo grazie ai suoi enormi sforzi e al suo amore per la scienza e il sapere. Al-Idrisi ha dato un grande contribuito alla civiltà islamica, nonostante non abbia avuto la possibilità di  contribuire anche allo sviluppo del suo paese d’origine.

Greta Persano

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 

 
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