Gli Imazighen: l’identità degli ‘uomini liberi’ del Maghreb

 

Tra i numerosi gruppi etnici e religiosi che abitano il Maghreb esistono ancora gli Imazighen (plurale di Amazigh), conosciuti anche come gli “uomini liberi” del Nord Africa. Immagine rappresentativa del popolo Amazigh è la bandiera tricolore che rievoca il mare, le montagne e la sabbia del deserto del Marocco, con al centro la lettera yaz dell’alfabeto tifinagh, simbolo della resistenza e della vita.

Indigeni già presenti nel Maghreb sin dal 1000 a.C., gli Imazighen in Marocco costituiscono almeno il 45% della popolazione e, nel corso dei secoli, per la particolare posizione geografica e politica del loro territorio di appartenenza sono stati costretti a far fronte a numerose invasioni: fenici, romani, vandali, bizantini, arabi e francesi.

 

Soprattutto la diffusione dell’Islam in questi territori ha portato col tempo molti Imazighen a sentirsi in qualche modo arabi, nonostante chi pratica il credo musulmano non debba necessariamente essere arabo o parlare la lingua araba.

Inizialmente,a seguito della conquista araba, in Marocco ebbe luogo il fenomeno ell’arabizzazione attraverso l’introduzione dell’Islam e della lingua araba tra gli autoctoni. Sebbene gli Imazighen avessero abbracciato il credo islamico, molti di essi rimasero culturalmente e linguisticamente distanti dall’identità araba, riservando l’uso della lingua araba solo in occasione delle celebrazioni religiose. Tale fenomeno è ancora presente in alcune zone rurali del Maghreb.

Dietro le mura di città imperiali, tra sentieri, uliveti e case di fango, le identità arabe e Imazighen s’intrecciano in danze, tradizioni e virtuosismi linguistico-culturali. Tutti elementi che presi insieme svolgono un ruolo significativo nella creazione di un’identità marocchina e nella sublimazione del passato di un popolo autoctono dalle radici profonde.

Oggi le comunità Imazighen sono raggruppate in molte zone rurali del Marocco, concentrate principalmente in tre aree geografiche distinte, ciascuna con un proprio dialetto: il tarafit, parlato nel Nord, il tamazigh nel Marocco centrale e infine il tashelhit al Sud. Tuttavia, la lingua orale più parlata dagli Imazighen è il tamazigh, come sostengono i maggiori filologi interessati al fenomeno, seppur sia difficile distinguere i confini di ciascuna realtà linguistica in queste zone.

Gran parte degli Imazighen vive di agricoltura di sussistenza: spesso i membri delle comunità emigrano verso i centri abitati ad alta densità demografica per cercare fortuna lontano da mogli e figli.

Tali fattori concorrono ad accentuare stereotipi negativi sugli Imazighen, dettati il più delle volte dal provincialismo e ormai radicati all’interno della comunità araba. Una sorta di “scisma urbano-rurale” che viene ulteriormente corroborato dalla mancanza di una distribuzione equa dei diritti, quali il diritto alla salute o all’istruzione, garantiti invece ai marocchini che abitano le città.

La cultura, come anche la lingua Amazigh, è parte integrante dell’identità nazionale del Marocco. La musica, a tal proposito, ha conservato a lungo i tratti distintivi di questa minoranza etnica, contribuendo a dare nuovo vigore al patrimonio nazionale del Marocco e alla rinascita dell’identità Amazigh. Le melodie, tramandate dai musicisti e dai poeti che vagano per le montagne Atlas, denunciano l’ingiustizia sociale, la povertà, l’immigrazione e la corruzione, preservando nel tempo la cultura Amazigh e facendo in modo che essa non diventi prodotto esclusivo del turismo locale.


La musica Amazigh si ascolta ovunque in Marocco: scandisce ogni momento della vita quotidiana e incanta tutto il popolo. Che si tratti di feste religiose, nazionali o matrimoni, che arrivi per strada, nei negozi o nelle case, il ritmo Amazigh rapisce emozioni, intelletto e immaginazione di qualsiasi ascoltatore.


Dalle produzioni musicali di Khalid Izri, astro nascente e cultore della musica tradizionale del Rif [1], possiamo immaginare quanto sia ancora saldo il legame con la melodia etnica e corale tipica degli Imazighen.

Non solo nella musica, ma anche nei colori vivaci dei tappeti, nei ricami color indaco dei copricapo, nei gioielli, nei tatuaggi e nei volti femminili dipinti di zafferano la cultura Amazigh si tinge di inestimabile valore, conservando nel tempo simboli di straordinaria bellezza.

 

Paola Gaballo

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 



[1] Rif: الريف in arabo, è una regione prevalentemente montuosa nel Nord del Marocco. L’etimologia del nome potrebbe far riferimento ad un nome berbero, oppure ad una parola derivata dall’arabo che significa ‘campagna’.

Bibliografia

Almasude Amar, The New Mass Media and the Shaping of Amazigh Identity, 2010.

Becker Cynthia J., Amazigh Arts in Morocco: Women Shaping Berber Identity, 2006.

Fischer Sarah R., Amazigh Legitimacy through Language in Morocco, Human Rights and Human Welfare, 2011.

Lafkioui Mena, Il Marocco fa i conti con la sua ‘amazighità’, 2011.

 

 

 
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