Latifa al-Zayyat (1923 – 1996)

 

Latifa al-Zayyat è stata una scrittrice ed attivista egiziana che raggiunse il culmine del suo successo con “La porta aperta” (al-Bab al- maftuh), romanzo vincitore  del premio Naghib Mahfouz per la Letteratura.

Fu definita pioniera del femminismo orientale e, in quanto tale, <<la prima donna egiziana a porre al centro del suo interesse la questione della donna araba e del rapporto tra il mondo femminile e quello della scrittura>>.

 

 

Al-Zayyat nacque a Damietta, in Egitto, l’8 agosto 1923 e conseguì la laurea in letteratura inglese e il dottorato all’università del Cairo, rispettivamente nel 1946 e nel 1957.
Divenne presto membro del “Rabitat Fatayat al jami’at wa’l ma’ ahid al misriyya” ( La lega delle giovani universitarie e  delle studentesse degli istituti egiziani), un movimento femminista di studentesse
universitarie che abbracciava pensieri politici radicali. La fondazione di questa organizzazione fu resa possibile solo dopo che l’Università di ‘Ain Shams (la stessa nella quale al Zayyat prenderà la cattedra di letteratura inglese), nel 1942, garantì il diritto allo studio anche alle ragazze.

 

 

Latifa al-Zayyat lavorò anche come direttrice della Egyptian Arts Academy e donna politica nelle militanze di sinistra (il che le costerà il carcere per la prima volta nel 1949), alternando periodi di grande combattività ad altri di dolente chiusura in se stessa.

Il suo impegno politico le costò il carcere per una seconda volta nel 1981 (all’età di 58 anni), a causa della sua ferma opposizione agli accordi di Camp David. Morì di cancro a Il Cairo il 10 settembre 1996, all’età di 73 anni.

Il suo capolavoro “La porta aperta” (al-Bab al maftuh), pubblicato nel 1960, può essere considerato assolutamente all’avanguardia per quel tempo per l’uso dell’arabo egiziano colloquiale da un lato e per la profonda analisi che l’autrice fa della politica condotta dai personaggi e per il tema della consapevolezza sessuale dall’altro. La protagonista del romanzo è una ragazza di un movimento studentesco coinvolta nelle lotte popolari anti imperialiste avvenute in Egitto negli anni ’40 e ’50.

 

 

L’autrice sostenne di condividere appieno il pensiero del personaggio letterario, sebbene non si identificasse in esso in quanto le rispettive esperienze sono alquanto differenti.

Difatti, mentre la scrittrice non subì mai maltrattamenti dovuti al suo essere donna, la protagonista del romanzo <<doveva combattere su tutti i fronti: contro le tradizioni, contro il padre, contro l’occupazione britannica dell’area del canale di Suez, contro i valori della classe media>> (come scrisse Margot Badran in “Feminists, Islam and Nation”), definiti dalla romanziera <<putridi valori di paura, isolamento, circospezione, una sorta di rifuto della vita, che costringono ad essere timorosi e a stare perennemente sull’attenti>>.

“Awraq Shakhsiyya” (Carte private), del 1992, costituisce invece l’autobiografia di Latifa al-Zayyat, la quale considerava la storia di quel tempo e quella della propria vita un tutt’uno.

Soffermandosi sul suo matrimonio fallito e sulle esperienze in carcere, l’autrice sottolineava come ogni evento storico avesse delle ripercussioni sulla sua vita privata, svoltasi in effetti nell’arco di un cinquantennio di storia egiziana ricco di eventi tumultuosi e contraddittori: dalle insurrezioni popolari e la manifestazione studentesca del ’46, alla legge marziale imposta all’indomani della proclamazione dello stato di Israele nel ’48, dalla morte di Gamal ‘Abd al-Naser nel ’70, sino agli osteggiati accordi di Camp David nel ’79.
In questo libro dunque Latifa al-Zayyat pose la sua attenzione non più sulla sola situazione femminile, ma su quella di un intero popolo la cui quotidianità era pervasa da una grande incertezza sul futuro.

Cfr:

Fonti: Wikipedia, arablit.it, ibs.it (https://www.ibs.it/carte-private-di-femminista-libro-latifa-al-zayyat/e/9788878012516), libro di Margot Badran “Feminist, Islam and Nation: gender and the making of modern Egypt”.

 

Valeria Massante

A cura del

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 
This entry was posted in Volti e Tracce. Bookmark the permalink.

Lascia un Commento