Cantiamo in arabo per la pace in Siria.

 

Noi, studenti dell’Università del Salento, di fronte alla realtà storica che caratterizza la nostra epoca abbiamo realizzato un video che reca il messaggio “ Pace per la Siria” in cui attraverso alcune delle più belle canzoni del repertorio Siro-Libanese miriamo a diffondere speranza e solidarietà. 

L’idea nasce in maniera del tutto spontanea, dal momento che ogni lezione di lingua Araba si basava sull’approfondimento  della  grammatica, della lettura, della traduzione della conversazione e del dettato in lingua classica.

 

 

La lezione prevedeva anche l’ascolto di un brano cantato in lingua parlata siro-libanese, da analizzare per facilitarci l’apprendimento di termini di una lingua così complessa e al contempo farcene assaporare gli aspetti puramente culturali.

La musica, dunque, ha assunto la funzione  di strumento di mediazione e più che mai di dialogo fra culture differenti,  specialmente se la cultura in questione è quella Araba, intrinsecamente legata, con il suo  Darbuka o la sua Rababa, all’espressione dell’io tramite l’utilizzo della  voce e quindi della musica.

L’iniziale scetticismo e quel velo di timidezza che poteva caratterizzare alcuni di noi hanno subito lasciato  il posto all’entusiasmo e alla semplicità che un momento del genere poteva creare: non è usuale iniziare le lezioni universitarie con casse, testi e canzoni  ma la spontaneità del nostro maestro continuava a suggerirci che non v’era nulla di strano in ciò che stavamo facendo, che esistono culture in cui la musica accompagna anche lo studio  e  che il divertimento insegna senza avvisare.

Il tempo poi, ha fatto la sua parte e al brano ne ha aggiunti altri, a tal punto da avere una canzone per ogni esigenza: per le voci  femminili,  per quelle più basse maschili,  per il periodo Natalizio o,  perlopiù,   per le dichiarazioni d’amore, tematica prediletta del canzoniere Arabo.

Il dilettevole doveva necessariamente incontrare il suo utile e così abbiamo  deciso di definirci “coro” a tutti gli effetti e cantare contro l’odio dilagante, gridando ad un’unica voce il nostro messaggio di Pace. E’ sconcertante sapere che la guerra fa ancora vittime, che l’ uomo possa avere il coraggio di scegliere di non essere più tale ma di uccidere.

Ebbene, si vive in preda al terrore e alla paura in troppe parti del mondo ed è angosciante per noi lasciare che questo accada rimanendo impassibili.

Il nostro gesto è figlio dell’amore  che cresce in noi sin da quando, magari solo per curiosità, abbiamo intrapreso il cammino della conoscenza della lingua Araba. Sarà che siamo stati abituati a personificarla e così questa donna pretenziosa e  preziosa  è riuscita a guadagnarsi le premure che giorno dopo giorno le dedichiamo.

“Come ogni persona ha i suoi pregi e i suoi difetti ma se tu la ami, lei si avvicinerà a te e scioglierà i suoi nodi”.

E’ chiaro che risulta difficile guardare con diffidenza una materia che porta  sulle spalle secoli di storia, di  riti e tradizioni da tutti ri-conosciuti, che ci ha donato meraviglie del creato e scoperte rivoluzionare di cui raccogliamo i frutti ancora oggi.  E’ importante rivendicarne la pace attraverso piccoli gesti che lascino un’impronta d’amore lungo il nostro cammino.

La speranza è che questo video arrivi ad Aleppo, a Raqqa, a Damasco, in quel posto in cui c’è qualcuno che viene  privato della serenità del suo presente e vedendo  distruggere la  fierezza del suo passato, non ha occhi per guardare al futuro.

Vorremmo che sappia che dal tacco d’Italia i nostri pensieri vanno a lui, che  impariamo la lingua dei suoi ragionamenti  e che sogniamo di raggiungerlo, immaginando ad occhi aperti i Suq, i colori e la magia della Siria prima dell’ odio.

Ci auguriamo la stessa sensibilità in voi, cari lettori;  vi invitiamo a volgere lo sguardo verso altre culture e guardando questo video a condividere il nostro gesto di solidarietà, diffondendolo e aiutandoci a realizzarlo in altre occasioni.

Affinché la sofferenza possa abbandonare le zone di guerra e far fiorire gioia. Per la pace in Siria.

 

                                                                                                                                                     Valeria Iannace

 

A cura del

Centro di studi e Ricerche di Orientalistica

 

 

 

 
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