L’arabo e l’italiano

 

Il popolo italiano non è solo discendente degli antichi Romani ma ha conosciuto nel corso della storia anche una serie di successivi «invasori»: i goti, i longobardi, i normanni, gli arabi, che a loro volta sono diventati «italiani». Molti di loro, se effettuassero ricerche etimologiche sui loro cognomi, scoprirebbero di discendere da antenati arabi: muhalliṣ (Macaluso , liberatore), murābiṭ (Marabutto, chi si votava alla guerra santa), mawlà (Mulè, signore).[1]

Ci sono anche i cognomi italiani che iniziano con “Al” come ( Alfano) derivano dall’arabo. Al-fann in arabo vuol dire l’arteالفن   e al-fannān الفنان l’artista. ecc.

Si ricordi che gli arabi giunsero in Sicilia con i berberi del Maghreb e sbarcarono nel 827 aMazara (mi‘ṣara, «frantoio») del Vallo. Quattro anni dopo cadeva Palermo, nonostante la difesa da parte dei bizantini. La Sicilia diventò un emirato sotto la dinastia dei kalbiti, nel 940, che vi portarono una grande rinascita economica e culturale, sino ad arrivare alle lotte fratricide tra i vari signorotti arabi che provocarono il crollo dello stato kalbita.

I normanni si installarono nell’isola e la sottomisero anche se, per molti decenni, l’influenza culturale araba nel campo delle arti persistette. Gli arabi, così, restarono in Sicilia da padroni per più di due secoli, mescolandosi poi con la restante popolazione locale, durante la dominazione normanna. Il famoso Federico II non nascose la sua simpatia per il mondo arabo (e non soltanto nell’ambito delle arti e della cultura), tanto che, nel 1223, istituì un corpo speciale del suo esercito, arruolando gli arabi siciliani denominati «Saraceni di Lucera», dal nome del luogo dove questi ultimi erano acquartierati.

Gli arabi occuparono inoltre la foce del Garigliano (880-915) e dominarono le Puglie per qualche decennio del IX secolo (basti ricordare l’emirato di Bari (847-871).

Il retaggio culturale arabo in Sicilia si ritrova tutt’oggi anche nei toponimi che iniziano in Cala e Calta (qal‘a, fortezza), voce di ulteriore origine latina (da castellum, cittadella) come Calatafini, Caltagirone, Caltanisetta, Caltavuturo e ancora Favara (fawwārah, sorgente copiosa), Gibellina (ğibāl, montagna), Misilmeri (manzil al-amir, casale dell’emiro).

Non fu solo la Sicilia ad essere arabizzata dal punto di vista linguistico, ma tante altre regioni italiane fra cui la Liguria, che presenta nei suoi dialetti 158 voci fondamentali di origine araba ed altre 25 che la lingua del Corano le ha trasmesso (persiane, turche, sanscrite ecc.) [2]

La permanenza degli arabi in Sicilia (830-1072) ebbe grande importanza in tutti gli ambiti della cultura, specialmente in quello linguistico. Durante i secoli si assiste ad un’intensa interazione tra i due popoli, testimoniata specialmente dagli scambi commerciali tra le piccole potenze italiane indipendenti e i paesi arabi. Grazie a questi rapporti, vennero introdotte nella lingua araba diverse parole italiane che sono ancora usate e conosciute nel campo commerciale e finanziario, come ad esempio:

Assicurazione (ar. sīkūrtā );

Banca (ar. bank);

Birra ( ar. bīra );

Borsa (ar. burṣa);

Cambiale   (ar. kambyāla ) ;

Cambio (ar. kambīu );

Contratto ( ar. cūntratū );

Fattura (ar. fātura ) ;

Partita doppia ( ar.  dubyā) ;

Polizza ( ar. Būlīṣa );

Protesta  ( ar. brūtistū) ;

Risma   ( ar. risma);

Roba vecchia ( ar. bālih );

Zavorra ( ar. ṣābura );

Come si può notare, la maggior parte di questi termini si usano in ambito bancario e nelle transazioni commerciali. [3]

È vero che l’aspetto linguistico riflette soltanto una parte dell’apporto della civiltà italiana su quella araba e viceversa (nel vocabolario italiano sono presenti più di 400 vocaboli fondamentali), ma ne è sicuramente un segno rivelatore. Tra i termini italiani di origine araba o derivanti indirettamente dall’arabo  nel settore marittimo e commerciale ricordiamo:

Aguzzino. (ar. al-wazīr, ministro);

Alamaro (sp. alamar,forse dall’arabo al-’amāra, laccio).

Ammiraglio o almiraglio (ar. amīr, principe);

Arsenale (ar. Dār-ṣinā‘a, cala del mestiere, dove si fabbrica);

Ascaro. (ar. ‘askarī soldato ).

Cantaro (ar. qinṭār, antica misura di peso variabile dai 50 agli80 kg);

Carato (ar. qirāṭ, ventiquattresima parte di un denaro);

Cassero o cassaro (ar. qaṣr, castello);

Dogana (ar. parlato duwān, per dīwān,  ufficio [dal persiano divan], con intrusione di g nel più antico doana);  diwan, significa anche libro dove si segnavano le merci in transito.

Dragomanno (ar. turğumān, interprete, da tarğama, tradurre);

Fondaco (ar. funduq, dal greco pandochêion, albergo, alloggiamento per mercanti);

Magazzino (ar. makhāzin, pl. di makhzan, deposito);

Rotolo (ar. raṭl, antica unità di misura di peso a Napoli pari a891 grammi,793 aPalermo);

Sciabica (ar. šabaka, rete, probabilmente attraverso il siciliano sceabbica);

Scirocco (ar. šulūq, vento di mezzogiorno, attraverso il genovese);

Sensale (ar. simsār, mediatore);  dal persiano sapsar.

Tara (ar. parl. ṭarah, per ṭarh, detrazione );

Tariffa (ar. ta‘rīfa, dal verbo ‘arraf, portare a conoscenza, informare);

Tomolo (ar. thumn, prop. un ottavo);

Zecca (ar. sikka, moneta, conio, dalla radice sakk, scavare, come riduzione di dār as-sikka, casa della moneta);

Nel settore della medicina:

Alchimìa o alchimia (dall’arabo kīmiyā, pietra filosofale);

Alambicco (ar. al-’ambīq, vaso per distillare);

Alcali (ar. al-qalī, potassio, borace “ar. baūraq” a sua volta dal persiano būraq, nitro);

Chermes, (sp. quermes,ar. Qirmizī, insetto degli omotteri, colorante naturale rosso vivo ricavato  da cocciniglie, largamente usato, in passato, per tingere i tessuti);cremisi (sfumatura di  rosso molto acceso );

Ribes (ar. rībās, rabarbaro);

Sciroppo (ar. šarūb, bibita);

Taccuino (ar. taqwīm, giusto ordine, quadernetto per appunti, spec. tascabile);

Tazza (ar. ṭāss[a], grande coppa, vaso).

Nel settore della matematica e dell’astronomia:

Algebra (ar. al-giabr, ristabilimento, restaurazione);  Mathematikes.

Algoritmo o logaritmo (dal matematico arabo al-hawārizmī, che nel sec. IX rinnovò in Occidente  lo studio dell’aritmetica);

Almagesto (ar. al-Magisti del titolo dato all’opera astronomica di Tolomeo Megiste Syntaxis;

Auge (ar. ‘auğ, altezza);

Azimut. ( ar. al- sumut pl.samt  indica l’angolo tra il circolo verticale di un astro e il meridiano

Cifra (ar. ṣifr, vuoto, calcox sul sanscrito Śunyá, usato dai matematici indiani per “zero”);

Elisir. ( ar.  al-iksir, pietra filosofale , in italiano indica un liquore dalle proprietà corroboranti.

Nadir (ar. nazīr, uguale ,opposto, cioè opposto allo zenit);

X, segno per indicare l’incognita (ar. sÍay’ o shay’ “ cosa”) . Era usata come abbreviazione per indicare l’incognita nei testi arabi di algebra.

Zenit (ar. samt, via, cammino, con lettura erronea sanit per riduzione dell’espressione samt- ar-  ra’s, cammino sopra la testa ).

Nel settore dell’agricoltura e delle piante:

Albicocco. (ar. al-barquq, o birquq, che significa prugne, susine).

Arancio o narancio (dall’ar. nārang’);

Carciofo o carcioffo (ar. haršūf, cardo spinoso);

Limone (ar. laymūn e līma);

Soda (etim. discussa dall’ar. sarwwād, pianta dalle cui ceneri si ricavava la soda);

Spinacio o spinaci (dal persiano äspänäh, attraverso l’ar. isfānāğ, isfināğ);

Zagara (zahar, da zahr, fiore);

Zucchero o zuccaio (ar. sukkar, termine di origine indiana ).

 Nel settore dei giochi e della musica:

Alfiere (ar. al-fil, elefante,  dal persiano pīl, dato che anticamente questo pezzo degli scacchi era  rappresentato da un  elefante);

Ribèca o rubèca (ar. rabāb, piffero, attraverso il provz. Rebeb, antico strumento a tre corde  suonato mediante archetto).

Ricordiamo inoltre:

Acciacco (dall’arabo šaka, malattia, o al-šaqq, la pena, la fatica);

Alcol o alcool (ar. al-kuḥl, polvere finissima per tingere le sopracciglia);

Alcova (ar. al-qubba, stanza contigua, la cupola, la costruzione con cupola attrav. lo sp. alcoba);

Almanacco (al-manākh, raccolta delle effemeridi degli astri, calendario con l’indicazione delle festività e delle fasi lunari, la sosta o il clima);

Ambra (ar. ‘ambar);

Assassino (ar. ḥaššāšīn, fumatori di ḥašiš, nome dei seguaci della setta segreta degli Assassini  che, nel XII sec. in Siria, praticavano l’omicidio per fini religiosi sotto l’azione  stupefacente dell’hascisc);

Avaria (ar. awār, danno, mancanza);

Azzardo (ar. al-zahr, il dado);

Baldacchino (ar. da baldac, antico nome di Baġdād donde provenivano questi drappi, nell’italiano

Barile (ar. birmīl );

Barattolo ( ar. barrāda vaso di terra porosa per tenere fresca l’acqua, dal verbo freddo (ar. barad, essere freddo);

Beduino (ar. bedawī, abitante del deserto, o anche badw, nomade arabo delle steppe e dei Deserti del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale);

Bizzeffe (ar. dialettale bizzëf, molto, in grande quantità, in grande abbondanza; bizyāda, in eccesso);

Bugia (buğāia, piccolo candeliere, da Bugiàya,città dell’Algeria, dove si producevano candelieri sin dal XII sec.);

Butterato (ar. butūr, pustole);

Craffa. (ar. garrafa ,vaso cilindrico di terra cotta con una o due orecchie).

Caffè (ar. qahwa, attraverso la forma acquisita dal turco kahvé);

Caffet(t)ano. (ar. quftān , abito lungo , vestaglia );

Califfo (ar. halīfa, successore , sostituto, dal verbo halīfa, seguire);

Calibro (ar. qālib, forma della scarpa, forma da fondere, attraverso il fr. calibre, carrubo [ar. harrūb, carrubo]);

Catrame (qatṛān, catrame);

Corano (ar. Qur’ān, lettura, recitazione ad alta voce, da qara’, recitare, leggere);

Cotone (ar. quṭn, cotone);

Fachiro (ar. faqīr, povero, mendicante);

Gabbana(ar. qabā’ tunica da uomo dalle maniche lunghe);

Garbo. (ar.  qalib , modello ),

Gazzarra (ar. parlato gazāra, loquacità, dal verbo gazzar, abbondare e quindi parlare molto);

Gazzella (ar. ġazāla, attraverso una lingua ebraica);

Giara o giarra (sp. Jarra, ar. ğarra, brocca);

Giarada (ar. ğarad, trasmesso attraverso la terminologia veterinaria degli arabi di Sicilia);

Giraffa (ar. parafa, ar. parlato zerāfa, prob. origine africana);

Giubba o dial. giuppa (ar. ğuppa, sottoveste);

Liuto (ant. fr. leut, dall’ar. ‘ūd, strumento di legno preceduto dal art. al);

Marzapane(ar. martaban  vaso di porcellana, o di confettura  di zucchero ),

Meschino (ar. miskīn, povero);

Minareto (ar. manāra, faro);

Moschea (ar. masĝid, luogo di culto dove ci si inchina, dal verbo saĝada, inchinarsi);

Mussolina (ar. mauṣilī, tessuto di Mossul);

Materasso (ar. matrah dalla rad. taraha gettare);

Medioevale, “tessuto di Baghdad”);

Nuca (ar. nuā);

Pappagallo (ar. babaga, con sovrapposizione di gallo);

Racchetta (ar. rāḥa, palmo della mano);

Ricamare (ar. raqam, eseguire a mano o a macchina un ricamo);

Ragazzo. (ar. maghrebino raqqasò, corriere che porta le lettere);

Sofà (ar. suffa, cuscino, panchina);

Scarlatto. (ar.pers. saqirlat , abito tinto di rosso con cocciniglia).

Zafferano (ar. za‘farān, croco);

Zerbino. ( ar. zirbiyy , tappeto, cuscino)

Zibibbo (ar. zabib, uva passa, uva sultanina). [4]

Kegham Jamil Boloyan

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

[1] L. Lanteri (a cura di), al-Luġa al-‘arabiyya wa taqāfatuhā fī Itāliyā, in Z. Rosaria – G. Katrib, Parliamo l’arabo, La Garangola, Padova , 1987, pp. 317-323.

[2] Qusṭanṭīn Tiyūdūrī , al-Luġa al-‘arabiyya tā’aturuhā bi luġāt al-umam wa tā’tiruhā fi haḍihi al-luġāt ‘abra al- Qurān, «al-‘Arabī», XX, n. 240, 1978, p. 127.

[3] Ibidem.

[4]L. Lanteri, op. cit., pp. 322-323.

Bibliografia

Battisti C./ Alessio G., Dizionario etimologico italiano (DEI). Firenze,   Barbèra, 1950-57

Cortelazzo M./ Zolli P., Dizionario etimologico della lingua italiana (DELI). Bologna, Zanichelli, 1979-88 (e successive ristampe)

Devoto G., Avviamento alla etimologia italiana. Firenze, Le Monnier, 1967

Migliorini B., Storia della lingua italiana. Firenze, Sansoni, 1960

G. B. Pellegrini, Gli arabismi nelle lingue neolatine con speciale riguardo all’Italia. Brescia, Paideia, 1972

G. B. Pellegrini, Ricerche sugli arabismi italiani con particolare riguardo alla Sicilia. Palermo, Centro Studi filologici e linguistici siciliani, 1989

C. Tagliavini, Le origini delle lingue neolatine. Bologna, Patron, 1982

Q. Tiyūdūrī, al-Luġa al-‘arabiyya tā’aturuhā bi luġāt al-umam wa tā’tiruhā fi haḍihi al-luġāt ‘abra al- Qurān, «al-‘Arabī», XX, n. 240, 1978.

 

 
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