Il cielo dentro Chefchaouen

 

A Nord del Marocco, nella regione di Tangeri-Tetuan, tra le catene montuose del Rif, sorge la splendida città di Chefchaouen. Il nome deriva dai termini berberi “chouf”  che indica l’atto del guardare e “achawen” che significa “corna” e si riferisce probabilmente alla forma delle vette circostanti.

Chefchaouen fu fondata nel 1471 d.C. dal Mulay  ‘Ali Ben Mousà Ben Rached al-‘Alami, discendente dal profeta Maometto.

 

 

Inizialmente la città svolgeva la funzione di fortezza militare contro gli attacchi dei portoghesi provenienti dal Nord del Marocco. La costruzione fu ultimata nel 1481 da Sharif  ‘Ali ibn Rachid ‘Alami e fu governata, fino al 1561,  dalla dinastia “Banu Rashid”.

Fino ai primi del Novecento, la città ha mantenuto un forte stato di isolamento e indipendenza dal potere centrale inoltre essendo considerata “città sacra”, ha vietato costantemente l’ingresso a tutti i cristiani.

La popolazione era originariamente composta da appartenenti alle tribù“Ghomara”, che abitavano la regione:a questi si aggiunsero gli esuli andalusi Mori (mussulmani) ed Ebrei, scacciati in Nordafrica durante il Medioevo a seguito delle riconquiste cristiane della Spagna.

Lo stato di isolamento terminò all’inizio degli anni Venti, quando l’esercito spagnolo conquistò Chefchaouen e ne annesse i territori istituendo un protettorato che ottenne l’indipendenza dalla Spagna e tornò sotto il controllo marocchino nel 1956.

Ciò che caratterizza questa città rendendola famosa a livello internazionale è la colorazione delle mura degli edifici  della città vecchia.Questi creano una vivace armonia cromatica che si dirama attraverso un labirinto di vicoli interconnessi senza un apparente ordine geometrico.

Tale particolarità si suppone che risalga ai primi anni Trenta quando gruppi di profughi ebrei provenienti dall’Europa vi si stabilirono dipingendo le pareti delle case di un blu indaco che nella tradizione giudaica rappresenta il paradiso.

Dal 2010 Chefchaouen è stata dichiarata patrimonio culturale dall’Unesco,ciò le ha permesso un riconoscimento a livello mondiale che l’ha resa un’importante meta turistica.

 

 

 

L’artigianato tessile contraddistingue questo posto in cui è possibile ammirare e acquistare una serie di colorati manufatti come tappeti, abiti e borse, tessuti dalle donne con cuoio e lane.

Altri mestieri caratteristici si basano sulla lavorazione manuale del legno e del ferro. Per via di una lunga tradizione pastorale il formaggio di capra è l’alimento tipico della zona; è possibile, inoltre, trovare pietanze a base di   cereali e carne, speziate e con l’uso di olio d’oliva.

Èpresente un’ampia varietà di piatti tipici del mondo arabo come il “Couscous”, l’“Harira”, il “Tajine” e il “Bayssar”.

Musica e poesia rapresentano la tradizione artistica locale. Vari generi  si influenzano l’un l’altro dando vita a un insieme di melodie derivanti  dalla “Musica delle Jbalas” (delle montagne), che utilizza i tipici strumenti della cultura araba come il “Rababa”, l’“Oud”, il “Kamane”, il “Def” e il “Taarija”, dalla musica “Hadra”, legata alla cultura sufista, e dalla musica andalusa.

Le aree  a maggior attrazione turistica sono: la città vecchia, la “Kasbah”, le cascate e la Moschea di Cherafat, la piazza “Hammam” e la Grande Moschea “El Masjid El A‘zam” costruita nel cuore della città, intorno al 1471, dal suo fondatore.

 

Michele Varone

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

Cfr:

https://en.wikipedia.org/wiki/Chefchaouen

https://fr.wikipedia.org/wiki/Chefchaouen

http://www.darelain.com/

 
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