Beduini: I viaggiatori del deserto (prima I)

 

Dalla parola araba Badiyah, che indica le vaste zone desolate come il deserto o le aride steppe, deriva il termine beduino (badawi) . Beduino è colui che viene definito “nomade” o “vagabondo” e di conseguenza vive spostandosi all’interno di territori disabitati.

Essendo senza fissa dimora, questi popoli non accettano alcuna forma di governo regolare, di confine territoriale o di appartenenza ad una nazione.

 

 

La loro esistenza è caratterizzata da continui spostamenti compiuti all’interno di un territorio che, attraversando tutto il Nordafrica, passa dalla penisola arabica fino a toccare il Medio Oriente. La tradizione linguistica tende a denominarli anche “A‛rāb” o “Bedaya”  – letteralmente “inizio” – facendo coincidere con essi la nascita della cultura araba.

Durante l’epoca persiana e bizantina i beduini venivano continuamente emarginati dalla società e scacciati lontano dai centri abitati; la vita nel deserto ha quindi forgiato i loro animi facendone un popolo rude, resistente alla fame e alla sete e dedito allo scontro fisico. Il loro spirito è pieno d’orgoglio e dignità e non lascia spazio alle debolezze umane.

I primi insediamenti sorsero in Arabia Saudita e diedero origine alle due fondamentali tribù della penisola arabica, gli “Yemeniti” e i “Qaysis”. A seguito dei loro spostamenti verso nord-est cominciarono ad attraversare le zone mediorientali passando per il deserto siriano e instaurandosi nei territori giordani, siriani e palestinesi.

Qui sono nate alcune importanti tribù come quella degli “Banu’anaza”, arrivata in Siria nel 18° secolo; dei “Beduini del Negev”, stabilitasi all’interno dei territori israeliani e risalente alle antiche tribù nomadi che settemila anni fa abitavano il Sinai, e la tribù giordana di “Bani Hasan”, giunta anch’essa dall’Arabia tra il 14° e il 18° secolo.

A partire circa  dal 1000 d.C. numerose carovane di beduini provenienti dalla Siria e dall’Arabia Saudita cominciarono a spostarsi verso il Nordafrica insediandosi dapprima in Egitto, nel deserto tra il Nilo e il Mar Rosso, e successivamente in tutte le pianure e le catene montuose del Maghreb, provocando più volte scontri con le popolazioni berbere locali.

Le popolazioni beduine si suddividono in tribù patriarcali (Qabilah) che detengono zone territoriali. A capo di ogni tribù vi è lo sceicco (shaykh), letteralmente “anziano”, che è considerato l’uomo più saggio del gruppo e al quale ci si rivolge per qualunque controversia.
Ogni tribù è formata da vari clan,  a loro volta composti da diverse famiglie (bayt) che significa “tenda”) discendenti tutte dalla stessa linea di sangue (damm). L’intero sistema si basa su un modello di aiuto reciproco e di responsabilità condivise a livello comunitario; la tribù è infatti tenuta a fornire sicurezza, assistenza economica, lavoro, acqua, cibo e protezione a tutti i suoi membri.

 

 

Il loro sistema giuridico è strettamente legato a una serie di valori e codici d’onore basati sull’orgoglio, la fierezza e la dignità. Poiché l’intero sistema di leggi nasce già in epoca pre-islamica.

I quattro codici fondamentali sono: lo “Sharaf”(l’onore), che obbliga gli uomini a proteggere la propria donna, la famiglia e la proprietà  della tribù; l’“Ird”, che preserva lo stato di purezza e l’onore delle donne; il “Difayah”, che obbliga all’ospitalità e alla generosità nei confronti dello straniero, e il “Hamasa”, legato al coraggio, alla virilità e all’obbligo di ogni membro a difendere l’integrità e l’equilibrio della tribù.

Il sistema di leggi detto “Al-Orf” nasce da questi codici e, non concependo alcun modello carcerario, prevede il pagamento di tributi, dolorose pene corporali e la pena capitale come unici metodi di pacificazione per ogni disputa o reato. Le decisioni vengono prese all’interno di raduni chiamati “Majls”, in cui tutti gli uomini si confrontano sulle dichiarazioni e sulle scelte dello Sceicco.

La famiglia, “Bait”, segue la patrilinearità e prende il nome dall’uomo più anziano formata da circa dieci elementi: quattro adulti, tra uomini e donne, e la rispettiva prole. I bambini vengono cresciuti all’interno di un contesto comunitario fino all’età di sedici anni, momento in cui vengono accettati come membri effettivi della comunità.

Il rito matrimoniale permette i rapporti sessuali e la procreazione instaurando allo stesso tempo, uno stretto legame di amicizia e rispetto tra i famigliari degli sposi. La donna può scegliere il proprio marito a patto che ogni membro maschile della famiglia approvi l’unione. Il divorzio, condiviso a livello comunitario, non comporta nessuna perdita di dignità e può essere richiesto da ambo le parti.

 

Continua…

Michele Varone

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

Cfr:

http://www.bedawi.com/Bedouin_Culture_EN.html

https://en.wikipedia.org/wiki/Bedouin

https://it.wikipedia.org/wiki/Beduini

http://www.treccani.it/enciclopedia/beduini_(Enciclopedia-Italiana)/

http://www.aqaba.jo/it/wadi-rum/bedouins

 

 

 
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