Libro “Poeti arabi della diaspora”

 

Caro lettore, questo libro è un ricco repertorio antologico comprendente svariate pagine di poeti, scrittori, intellettuali siro-libanesi che sono stati fra i primi a lanciare un vibrante appello per la promozione di una cultura fondata sulla verità e sul bene comune e ad adoperarsi per la diffusione della conoscenza in Occidente del
patrimonio artistico della loro nazione d’origine:quella terra nativa a cui gli autori qui rappresentati, Kahlil Gibran, Ameen Rihani, Elia Abu Madi, Mikhail Naimy e altri, dedicarono tutte le loro energie, mai cessando di amarla e serbandone inesausta, nostalgica memoria – al di là della lontananza spaziale – nella mente e nel cuore.

Basta leggere alcuni dei testi tradotti e annotati con acribia, rigore scientifico e passione da Francesco Medici, per cogliere, senza limitazioni o eccezioni, il rivelarsi dello spirito arabo, il suo combattivo impegnarsi nel campo politico-sociale, la sua consapevolezza di essere erede di un’antica civiltà che ha dato un fondamentale contributo allo sviluppo storico dell’umanità.

 

Canto sufi (A Sufi Song)

Questa letteratura sembra simboleggiare, nella sua totalità, il lungo gemito dello spirito arabo che, emigrato lontano dalle sue radici,

continua ciononostante a sentirvisi legato.

Rihani, nel suo Sogno dei ciclamini, dà voce, emblematicamente, alla nostalgia dell’esule:

Ho sognato di tornare asinaio.

Per le strade assolate di Baalbek, me ne vado a zonzo insieme al mio asinello [...]

A mezzogiorno, passo accanto a un giardino fragrante di magici profumi e decido di fermarmi per una breve sosta.

Mi distendo sotto un arancio, sull’erba soffice.

Le margherite, gli anemoni e i ciclamini si affollano intorno a me [...]

Studiosi e critici attestano concordemente che non è possibile trovare in alcuna delle grandi letterature mondiali un equivalente della letteratura araba d’emigrazione: una scuola letteraria compiuta, fiorita in un Paese lontano migliaia di chilometri dalla madrepatria – in seno a una società la cui estraneità e freddezza non risultavano inferiori alla distanza dalla Siria e dal Monte Libano, fra culture radicalmente differenti, in mezzo a una popolazione che non parlava la stessa lingua, alle prese con enormi problemi ambientali.

Tale letteratura, in sostanza, è nata e cresciuta in condizioni di drammatica privazione, sotto il peso della miseria e dell’indigenza. Dietro le vicende di ogni letterato d’emigrazione, infatti, si nasconde spesso una penosa storia di sfinimento o di emarginazione.

Oltre a ciò, la natura stessa dell’American way of life si presenta complessa e difficile, con la sua durezza costringe l’uomo a contrastare l’ostilità del proprio destino e a combattere per la propria sopravvivenza.

In una grande città, come ad esempio New York, la megalopoli dove è vissuta una numerosa colonia di letterati d’emigrazione, l’esule sperimenta quotidianamente questo genere di vita ‘estrema’. In questo inferno metropolitano il pensiero dello scrittore arabo-americano si volge, emergendo dalle sue tenebre e dai suoi tormenti, verso la terra che ha conosciuto nella sua infanzia e nella sua giovinezza, verso la speranza di un ritorno, verso le piccole cose che arricchiscono l’esistenza, verso il vicino che parla con il suo vicino, verso il fluire di fiumi e ruscelli, verso i pascoli sorridenti in primavera, verso tutte quelle attrattive che rivelano il loro misconosciuto valore proprio attraverso il confronto con un mondo che ne appare totalmente privo.

Naimy, in alcuni dei suoi versi più toccanti, esprime il bisogno urgente e vitale di relazioni con i propri simili:

Strano, ti fa paura il buio,

ti fa tremare fin nelle ossa.

E il tuo cuore desidera solo dormire

nel tuo petto il suo ultimo sonno.

Non ha un amico, non ha un compagno il tuo cuore?

 

Le torri e la notte (The Towers and the Night)

 

Quel lungo gemito – cui si è già accennato – dello spirito arabo oppresso da secoli di sofferenze e angherie sembra trovare in queste manifestazioni letterarie una forma di sollievo. L’unità araba, l’opposizione a un provincialismo odioso, la lotta contro la faziosità nazionalista e il fanatismo religioso, il patriottismo profondo intriso di dolce struggimento, la solidarietà con le sanguinose rivoluzioni combattute per la libertà in ogni regione araba: tutto ciò, e molto altro ancora, era fonte inesauribile di ispirazione per i letterati d’emigrazione.

L’interrogativo che inevitabilmente ci si pone, una volta giunti al termine dell’appassionante itinerario tracciato da Francesco Medici, è: oggi, trascorsi ormai quasi cent’anni, quanto è mutato lo scenario socio-politico ed etico-religioso del mondo arabo?

E ancora: se questi testi fossero contemporanei, se appartenessero al nostro presente, risulterebbero alterati nel contenuto e nella forma dall’influsso della convulsa situazione politica e sociale in cui versano il Nordafrica e il Medio Oriente? Oppure apparirebbero sostanzialmente invariati?

Una plausibile risposta potrebbe risiedere nella sconcertante attualità delle parole che Gibran rivolse un secolo fa ai suoi compatrioti: «La sciagura del vostro Paese è colpa vostra, e io non posso perdonarvi, perché voi conoscete bene le vostre colpe».

 

 

Kegham Jamil Boloyan

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 

Poeti arabi della diaspora, versi e prose liriche di Kahlil Gibran, Ameen Rihani, Mikhail Naimy, Elia Abu Madi, traduzione e cura di Francesco Medici, presentazione di Kegham Jamil Boloyan, prefazione di Ameen Albert Rihani, con due poesie musicate dai Malaavia, Stilo Editrice, Bari 2015.

Francesco Medici (Bari, 1974), italianista e studioso della letteratura araba d’emigrazione, è membro ufficiale dell’International Association for the Study of the Life and Work of Kahlil Gibran (University of Maryland). Tra i maggiori traduttori in Italia dell’opera gibraniana, è autore di numerosi contributi critici sul celebre poeta-pittore libanese e su altri letterati arabi della diaspora.  Nel 2014 ha tradotto e curato per i tipi di Mesogea Il libro di Khalid di Ameen Rihani, il primo romanzo in inglese pubblicato da uno scrittore arabo in America (New York, 1911). Per la Stilo ha inaugurato la collana ‘Officina’ con la monografia Luzi oltre Leopardi. Dalla forma alla conoscenza per ardore (2007).

 

Cfr :

- scheda dell’editore:
http://www.stiloeditrice.it/sito/index.php?option=com_content&view=article&id=830%3Amedici-francesco-poeti-arabi-della-diaspora&catid=83%3Aciliegie&Itemid=104

 

 
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