L’artista iraqena Widad al-Orfali

 

Widad al-Orfali è un’artista iraqena nata a Baghdad nel 1929. Si è laureata all’Istituto di Belle Arti di Baghdad, affinando il suo talento sotto l’egida del maestro iraqeno Khalid al-Jadir. Ha viaggiato molto tra paesi arabi ed europei, apprendendo nuove tecniche artistiche.

 

Il suo viaggio in Andalusia ha rappresentato un punto di svolta nella sua vita artistica. Affascinata dalle creazioni decorative dell’antica cultura andalusa, si è spostata da uno stile realista a un nuovo mondo espressionista e i suoi lavori sono una celebrazione delle sue “città dei sogni” orientali.

 

 

 

 

Ha riprodotto la bellezza di cupole, archi, decorazioni e colori dello spirito senza tempo dell’Andalusia, intrecciato al suo amore per l’Iraq.

Al-Orfali ha tenuto molte mostre personali a Bonn, New York, Londra, Amman e Baghdad e mostre collettive a Baghdad dagli anni ’50, tra cui quelle organizzate dal SIPA, di cui è membro. Nel 1980 ha fondato la Galleria al-Orfali, la prima galleria d’arte privata a Baghdad. Ha vinto numerosi premi ed è un’icona nel campo delle arti per il suo poliedrico talento.

Il legame professionale e personale della pittrice Widad al-Orfali con la sua città Baghdad è la chiave per interpretare il suo fascino artistico che si esprime attraverso la pittura raffigurante la leggendaria Baghdad, tant’è che il maestro Jabrā Ibrāhīm Jabrā, nella sua presentazione della prima galleria privata di al-Orfali ha scritto: “Quando ho visto per la prima volta le opere di Widad al-Orfali mi sono sorpreso: è stato come se si fosse aperta una porta che era chiusa ermeticamente.

E tu sei al centro di riflettori e musica in un’enorme sala dove non c’è nessuno, ma percepisci che sei circondato da bisbigli di una folla di persone e d’un tratto le tue sensazioni si trasformano, e nonostante non riesci a convincerti del mistero del tuo stupore, ti incanta guardare e gioisci di ciò che ti ispira sottovoce e questa visione ti fa dimenticare spazio e tempo, passato e presente, così come i mormorii.”

 

 

 

 

I suoi quadri dei giardini di Baghdad, e quell’isola magica sommersa nei colori della fantasia, ci portano in un ampio mondo, nella vivacità dell’immaginazione con la costruzione dei suoi miti e le sue città distanti. Ma questo luogo legato all’eredità di Baghdad ci pone nel tempo presente, nella ricostruzione della memoria profonda del tempo.

È come se al-Orfali si aggrappasse alla pienezza del momento eterno e non si tuffasse né nel luogo né nel tempo. Widad ha creato il suo mito costruendo un impero pieno di musica e sensibilità mistica-spirituale ed è come se ponesse la realtà in un luogo di nuova creazione nell’arte.

Allo stesso modo l’arte conferisce una dimensione che è imprescindibile dal nostro legame con la sostanza nascosta del mondo esterno. È chiamata a inventare il suo messaggio liberamente e con accuratezza oltre che con sensibilità e sentimenti delicati.

C’è un amore ineguagliabile per le cose che ricostruisce, un amore che raggiunge il limite dell’annullamento dalle radici del nostro mondo tumultuoso, agitato e condannato all’alienazione, dove l’arte fornisce consolazione e rappresenta una via di fuga.

Ma il sogno non ha abbandonato, con il suo significato mitico, la memoria di Widad al-Orfali, è come se fosse un prolungamento della realtà stessa: Baghdad con il suo passato magico e poetico e Baghdad, “dimora della pace” e città dei sogni e della poesia.

Questo concetto durato più di mezzo secolo negli esprimenti dell’artista, non è venuto solo dalle profonde radici di Widad affondate nella memoria di Baghdad. Lei disegna per riprodurre la sua musica attraverso una sinfonia di colori, decorazioni e miniature, rappresentando davvero un’innovazione per l’arte orientale, la quale non è priva di uno slancio mistico e mescola l’aspetto storico con quello spirituale.

I suoi lavori artistici non si limitano a mostrare la sua esuberanza poetica e sentimentale, amalgamata nell’estasi della vegetazione di Baghdad, le sue cupole, i suoi fiumi e i suoi uccelli. Si tratta di una sinfonia estetica dotata di una grazia unica.

Alla sua mostra tenutasi a Baghdad, intitolata “Città dei sogni”, si ha questa sensazione: ci sono tre ingressi comunicanti nella costruzione del linguaggio di Widad al-Orfali, ossia ciò che viene prima del sogno, Baghdad e tutto ciò che continua a portare il passaggio di visioni.

Da mezzo secolo, lei intreccia, armonizza e dipinge i suoi sogni sulla tela, lei è prigioniera nella rigogliosa vegetazione delle sue foreste naturali, nella città dove è nata, è aggrappata ai granelli di tempo nascosti in quelle foreste.

L’artista non si allontana dall’estensione dello spazio, con la sua capacità di cogliere i misteri, e dà forma a catene di sogni che non smettono di aumentare con la sua immaginazione primordiale e saggia.

Nei linguaggi della sapienza, l’artista torna alla vita e ai suoi doni: le radici e le parti della germinazione, insieme ai rami, ai boccioli, ai fiori.

 

 

Così nasce la pittura. Con l’epoca della sperimentazione negli anni ’50 del secolo scorso a Baghdad, lei unisce il suo passato con il presente che irrompe di nuovo, ma si rifiuta di crescere attaccata ad esso.

Non per contemplarlo ma per vivere nelle sue zone più profonde e ignote: fin dove arriva quello che riusciamo ad afferrare? Non si sa… ma è tutto ciò che si dovrebbe celebrare: le città visionarie della sua memoria e le sue utopie che le hanno insegnato come costruire queste città. Baghdad e altre città. Widad fornisce un’esteriorità per il profondo, una superficie per l’estensione e un luogo per il rinnovamento.

Cfr:

http://www.widadalorfali.com/about.htm

https://ar.wikipedia.org/wiki/%D9%88%D8%AF%D8%A7%D8%AF_%D8%A7%D9%84%D8%A3%D9%88%D8%B1%D9%81%D9%84%D9%8A

https://www.google.it/search?q=%D9%88%D8%AF%D8%A7%D8%AF+%D8%A7%D9%84%D8%A7%D9%88%D8%B1%D9%81%D9%84%D9%8A&espv=2&biw=1024&bih=623&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ved=0CB8QsARqFQoTCIj_s-iKocgCFUI-FAodIlUIMA&dpr=1

 

Greta Persano

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 
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