La casa-museo di Mikhail Naimy

 

Mikhail Naimy (Mīḫā’īl Yūsuf Nu‘aymah, 1889-1988), tra i maggiori esponenti della letteratura araba del XX secolo e membro di punta di al-Rābiah al-Qalamiyyah (Associazione della Penna) – il circolo newyorkese fondato nel 1920 da Kahlil Gibran (ǧubrān Ḫalīl ǧubrān, 1883-1931),
attorno al quale orbitarono i più eminenti poeti siro-libanesi emigrati negli Stati Uniti a cavallo tra Ottocento e Novecento –, lasciò gli Stati Uniti per fare definitivo ritorno nel suo nativo Paese dei Cedri alla fine del 1932.

La sua autobiografia in tre tomi Sab‘ūn: ikāyat ‘umr (Settant’anni: storia di una vita, 1971) lascia presumere che egli abbia trascorso tutto il resto della sua lunga esistenza a Baskinta (Baskintā), sulle pendici del Monte Libano, il villaggio dove era nato e vissuto fino alla prima giovinezza, e dove avrebbe condotto una vita ritirata e solitaria fino alla morte, dovuta, secondo quanto riportato dai giornali dell’epoca, a un’infezione polmonare.

Né la sua autobiografia né altre biografie ufficiali, tutte ormai datate, forniscono notizie circa l’ultima stagione della vita dello scrittore. Sostanzialmente, poco o nulla era dato sapere fino a oggi su come e dove Naimy abbia trascorso gli anni precedenti la sua dipartita.

 

 

Il mistero è stato svelato ufficialmente solo lo scorso 28 febbraio 2015, quando la pronipote Suha Naimy (Haigazian University, Beirut) ha aperto per la prima volta al pubblico le porte della sua casa di Zalka (al-Zalqā, letteralmente in arabo «il luogo luminoso»).

Anis Haroun Bldg., Main Road, Amaret Shalhoub: è esattamente a questo indirizzo della periferia nord di Beirut, e non a Baskinta, che il «Vecchio della Montagna» (come l’autore fu soprannominato) trascorse i suoi ultimi vent’anni, assistito amorevolmente dalla nipote Mayy Haddad, madre di Suha.

L’inaugurazione è avvenuta alla presenza di Ghassan Mkheyber, deputato del distretto del Metn (Governatorato del Monte Libano), e di un gruppo ristretto di invitati.

Ogni stanza della casa-museo è corredata di fotografie, manoscritti editi e inediti, volumi ed effetti personali di Mikhail Naimy, che proprio in questa dimora, adagiato su un sofà del salone, esalò l’ultimo respiro nella notte del 1° marzo di 27 anni fa.

 

 

La preghiera in inglese da lui recitata in punto di morte fu a suo tempo registrata su nastro ed è stata sottoposta per la prima volta all’ascolto dei visitatori, insieme alla lettura di alcuni testi tratti dai suoi libri più celebri: la raccolta poetica Hams al-ǧufūn (Bisbiglio di palpebre, 1943); i romanzi Muakkarāt al-’Arqaš (pubblicato a puntate sulla rivista arabo-newyorkese «al-Funūn» [Le arti] tra il 1917 e il 1918 e tradotto in inglese dallo stesso autore nel 1952 con il titolo Memoirs of a Vagrant Soul or the Pitted Face [Memorie di un’anima errante ovvero il viso
butterato]) e The Book of Mirdad (Il Libro di Mirdad, 1948); il saggio Min Way al-Masī (Cristo, mio ispiratore, secondo la traduzione dell’arabista Bartolomeo Pirone), pubblicato nel 1974.

I documenti più preziosi presenti nell’abitazione di Zalka sono custoditi in teche di vetro o plexiglass. Gli arredi, il mobilio, gli oggetti d’uso comune dei vari ambienti sono ancora lì al loro posto e conferiscono al luogo un’atmosfera vissuta e familiare, di calda intimità, ma al contempo insolita e sacrale: l’impressione è quella di trovarsi in una sorta di tempio in cui entrare in punta di piedi, muoversi con rispetto e cautela, osservare il più religioso silenzio.

Come se, da un momento all’altro, «il Patriarca di Baskinta» dovesse affacciarsi nelle sale, incedendo con il suo incredibile passo spedito, elastico, paradossale per un centenario…

E davvero, sembra quasi di vederlo, in carne e ossa, Mikhail Naimy, con una coperta di lana sulle gambe, mentre fuma le sue Marlboro seduto su una panchina del giardino; mentre consuma nel tinello il suo pasto frugale a base di pompelmo, pane tostato, burro e miele; mentre scrive una lettera nello studio; mentre sorride a Mayy o regala una carezza amorevole alla piccola Suha, oggi quarantasettenne.

Nell’ampia sala da pranzo si possono ammirare molti ritratti pittorici e fotografici dello scrittore (la maggior parte degli scatti, tra cui quello notissimo di Varoujan Setian risalente al 1969 e sovente riprodotto sulle copertine di tanti suoi libri, non hanno nulla di ufficiale, ma immortalano momenti di semplice vita familiare accanto ai suoi cari), alcuni suoi celebri detti vergati in una magnifica calligrafia araba, i suoi suggestivi disegni, la borsa porta-manoscritti in pelle acquistata in America – la stessa che compare in una fotografia scattata nell’estate del 1921 a Cahoonzie (New York) accanto a Gibran, l’amico del cuore cui sarebbe sopravvissuto per oltre mezzo secolo e che soleva chiamarlo affettuosamente «Misha», come facevano i suoi compagni di studio negli anni giovanili trascorsi nella Russia zarista.

E ancora, il bicchierino da whiskey, due macchine da scrivere (in una delle quali un foglio di carta intestata sembra in attesa di essere battuto), dizionari ingialliti di lingua inglese e francese di fine ’800, un tagliacarte di mirabile fattura artigianale, l’ingombrante televisore in bianco e nero ancora perfettamente funzionante, il cappello e il bastone da passeggio.

 

 

In fondo allo stretto corridoio, nella stanza da bagno, accanto allo specchio, il nécessaire da toeletta, il pennello da barba e il rasoio con cui Mayy provvedeva ogni mattina a radere lo zio venerando.

Le pantofole invernali a scacchi sono posate sul letto rassettato con cura, mentre le babbucce nere foderate di rosso, dal tipico stile arabo, indossate abitualmente durante l’estate, sono conservate in una piccola scatola trasparente.

«Molto presto la nostra casa di Zalka sarà aperta, previo appuntamento, alle visite di chiunque lo desideri» annuncia felice Suha Naimy, per cui il prozio non è stato solo il gigante letterario che tutti hanno conosciuto attraverso i suoi innumerevoli capolavori, ma un’insostituibile figura paterna.

E mentre la donna congeda sulla porta i suoi primi, fortunati ospiti, c’è da immaginarsi che qualcuno abbia giurato di aver intravisto alle sue spalle la sagoma alta, ieratica di nonno Misha, con il suo sorriso gentile, fare un timido cenno di saluto con la mano e accomiatarsi sussurrando alcuni suoi versi immortali: «Ora devo tornare al mio lavoro. / Riprendi la tua strada, e non dirmi addio. / Io non dico mai addio a nessuno».

 

Bibliografia

- M. Nu‘aymah, Hams al-ǧufūn, Maṭābiʻ Ṣādir Rīḥānī, Bayrūt 1943.

- M. Naimy, The Book of Mirdad, Sader’s Library, Beirut 1948 (trad. it., Il Libro di Mirdad, a cura di B. De Donno, Edizioni Mediterranee, Roma 1992).

- M. Naimy, Memoirs of a Vagrant Soul or The Pitted Face, Philosophical Library, New York 1952.

- N. Naimy, Mikhail Naimy: An Introduction, American University of Beirut, Beirut 1967.

- M. Nu‘aymah, Sab‘ūn: ikāyat ‘umr, Mu’assasat Nawfal, Bayrūt 1971.

- M. Nu‘aymah, Min Way al-Masī, Mu’assasat Nawfal, Bayrūt 1974 (cfr. B. Pirone, Cristo, mio ispiratore, in A Mikhaìl Nu‘ayma, in occasione del 90º compleanno, Istituto per l’Oriente – Università di Palermo, Roma-Palermo 1978, pp. 59-83).

- H. Dabbagh, Mikhail Naimy: Some Aspects of His Thought As Revealed in His Writings, University of Durham, Centre for Middle Eastern & Islamic Studies, Durham 1983.

- N. Naimy, The Lebanese Prophets of New York, American University of Beirut, Beirut 1985.

- Mikhail Naimy Is Dead. Lebanese Poet Was 98, «The New York Times», March 1, 1988 (http://www.nytimes.com/1988/03/01/obituaries/mikhail-naimy-is-dead-lebanese-poet-was-98.html).

- Poeti arabi a New York, introduzione e traduzione di F. Medici, prefazione di A. Salem, Palomar, Bari 2009, pp. 185-229.

- F. Medici, Le tre anime di Mikhail Naimy, «Paneacqua», 13 luglio 2011 (http://paneacquaonline.it/print_article.php?id=18229).

- F. Medici, “Fratello Mio” di Mikhail Naimy, Centro Studi e Ricerche di Orientalistica, 29 ottobre 2013 (http://www.orientalistica.it/?p=4916).

- F. Medici, Un capodanno con Mikhail Naimy, Centro Studi e Ricerche di Orientalistica, 29 dicembre 2013 (http://www.orientalistica.it/?p=5560).

- F. Medici, “Golgota” di Mikhail Naimy, Centro Studi e Ricerche di Orientalistica, 18 aprile 2014 (http://www.orientalistica.it/?p=6318).

- Mikhail Naimy commemorated at his residence in Zalka, NNA (National News Agency), Lebanese Republic, Ministry of Information, 02 Mar 2015 (http://nna-leb.gov.lb/en/show-news/41172/Mikhail-Naimy-commemorated-at-his-residence-in-Zalka).

 

Sitografia

- Mikhail Naimy Zalka Home (https://www.facebook.com/pages/Mikhail-Naimy-Zalka-Home/423776657781430).

- profilo di Suha Naimy (Haigazian University, Beirut): http://www.haigazian.edu.lb/Academics/MeettheFaculty/Pages/Suha-Naimy.aspx

 

Ringraziamenti

L’autore del presente articolo desidera ringraziare Suha Naimy per le preziose informazioni fornite.

 

Francesco Medici

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 
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