L’Egitto sacro e profano nelle tele di Gerges Lotfy

 

Gerges Lotfy, classe 1955, è un esponente dell’arte egiziana contemporanea. Originario di Alessandria d’Egitto, si è laureato presso la facoltà di Belle Arti della sua città e ha poi conseguito un dottorato dal titolo “L’arte copta e la sua influenza sull’arte moderna” presso l’Università del Cairo.

Ciò che contraddistingue questo artista visuale dagli altri pittori egiziani contemporanei è la totale identificazione delle sue opere con l’Egitto, essenza instancabile di ogni suo lavoro. Ma che cosa è l’Egitto per Gerges Lotfy?

 

 

L’Egitto, con le sue stratificazioni sociali, religiose e storiche, è il grande amore di Lotfy. L’amore di una vita, dal momento che l’artista ha consacrato ogni opera al suo paese, da lui considerato in prospettiva faraonica, copta e musulmana.

La sua peculiarità: catturare sulla tela momenti di vita egiziana ordinaria attraverso le tecniche dell’arte copta, di cui Lotfy è uno dei massimi interpreti attuali. È come se dipingesse scene viste dalla finestra, toccanti nella loro semplicità ed immediatezza, narrando un Egitto pluriconfessionale e variegato, trasformando i volti di persone comuni in icone senza tempo della società egiziana.

L’artista riprende in particolare una delle tecniche più antiche dell’arte copta, quella della tempera all’uovo, re-interpretandola in chiave attuale, ovvero per rappresentare temi profani, non esclusivamente religiosi. L’arte copta, sviluppatasi nei primi conventi cristiani in Egitto a partire dal I secolo d.C., è una delle arti costitutive dell’identità egiziana; ricordiamo che l’aggettivo copto, entrato nella lingua araba dal greco aegyptos, designa i primi cristiani egiziani e per estensione significa “egiziano”.
Modello di riferimento del pittore sono i celebri Ritratti del Fayyum, una serie di ritratti funebri in stile copto realizzati su tavole di legno che ricoprivano i volti di alcune mummie risalenti al III secolo d.C., e che prendono il loro nome dall’omonima oasi a sud del Cairo. L’uso di queste antiche tecniche da parte di Lotfy sancisce ancora una volta il suo amore sincero per l’Egitto, unico ed eterno, garantendo la trasmissione di un’arte millenaria alle generazioni future.L’arte copta diventa così strumento consapevole per rappresentare diversi momenti della quotidianità egiziana, mostrandoci lo spirito, la tolleranza e la genuina semplicità del suo popolo. Le opere di Lotfy ci comunicano in modo diretto che le similarità superano le differenze in una società spesso divisa dal punto di vista confessionale, come i fatti di cronaca testimoniano.

L’amore per le differenze è simbolo dell’identità collettiva egiziana, un vero e proprio atto d’amore da parte dell’artista verso il suo paese, le cui identità si fondono in un sentimento di appartenenza che dichiara che l’Egitto è uno e molteplice allo stesso tempo; è il passato, il presente e il futuro che si concretizzano in scene dal forte contenuto sociale.Osservando le tele di Lotfy, vediamo che l’idea della massa è predominante, come a suggerire l’assenza di distinzioni religiose e l’unione dei componenti della società. Le tele sono spesso sovrappopolate, così come le strade e i principali luoghi pubblici egiziani.

I protagonisti hanno tratti tipicamente egiziani, volti dai lineamenti ben definiti, occhi grandi, profondi, scuri e talvolta inquietanti che fissano l’osservatore, anche quando le teste sono inclinate o rivolte all’indietro, come ad indicare che siamo chiamati di continuo a partecipare a questa esibizione corale di egizianità.L’artista opta per una rappresentazione bidimensionale della realtà come se, scartando la prospettiva e la profondità, dia un’aura di santità ai suoi personaggi, che diventano eroi della vita quotidiana, santi di tutti i giorni. I volti rappresentati ricordano le icone copte, apparentemente statici e immobili ma in realtà collocati in una dimensione viva e in continuo movimento.

L’osservatore si sente così coinvolto dai numerosi individui che popolano i quadri. Abbiamo scene congestionate che riproducono i momenti salienti che scandiscono la vita degli Egiziani sia  musulmani che copti; un insieme di tradizioni che sono diventate parte dell’esperienza egiziana al di là delle differenze religiose; tutto ciò usando le tecniche dell’arte copta.

Nell’opera Seboue, l’artista rappresenta i festeggiamenti che si fanno dopo una settimana dalla nascita di un bambino. La madre, al centro del quadro, passa sette volte sopra un setaccio in cui il nuovo arrivato è adagiato, ribadendo la sua autorità su di lui. Una donna agita un’incensiera, altre sorreggono delle candele, un’altra batte un mortaio per instillare coraggio al bambino; tutto ciò per augurare bene e prosperità al neonato e per tener lontano da lui l’occhio del diavolo, secondo antiche tradizioni egiziane.

In Ka‘k el Eid, Lotfy ritrae un momento di incontro delle famiglie musulmane, atteso con ansia durante il Ramadan. Il titolo indica un dolce tipico del mese del digiuno che viene preparato in casa dalle donne della famiglia e viene fatto cuocere in un forno esterno. La scelta di temi simili testimonia l’interesse dell’artista verso i nuclei familiari, fulcro della società egiziana.  Anche in Henna Eve, Lotfy ci rende partecipi di un evento centrale nella vita delle giovani donne musulmane, ovvero il festeggiamento della notte prima del matrimonio, chiamata notte dell’henné, serata dedicata esclusivamente alla futura sposa e alle sue parenti donne, in cui ci si adorna con tatuaggi e si balla.

Nell’opera My Neighborhood, “Il mio vicinato”, l’artista riproduce uno scorcio di due palazzi, con gli abitanti affacciati ai balconi, sottolineando ancora una volta i concetti di famiglia e di socializzazione.La galleria di personaggi si arricchisce di scene affollate sulle spiagge di Alessandria, donne che praticano la magia, il passaggio della Sacra Famiglia in Egitto, una gremita domenica della Palme.

L’abilità di Lotfy consiste non solo nelle tecniche usate e nell’uso vivace dei colori, ma anche nel catturare con forte realismo scene collettive di vita ordinaria, in cui ciò che conta sono gli individui, indipendentemente dalla religione. Il punto comune sono le tradizioni e le eredità popolari, quel sostrato che tiene uniti i tasselli della società egiziana.

Arianna Tondi

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 

 
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