La libertà religiosa negli Emirati Arabi Uniti.

 

Dubai, Emirati Arabi Uniti. Uno dei paesi della penisola arabica. Ha conosciuto trasformazioni radicali nelle sue strutture economiche, architettoniche e demografiche dopo il boom che ha portato centinaia di migliaia di lavoratori arabi e stranieri a migrare verso questa terra.

L’era che ha portato una nuova realtà: per intenderci, gli stranieri costituiscono l’80% della popolazione stimata di due milioni, di cui il 45% di essi non musulmano in un Paese che è fondamentalmente di matrice islamica. Perciò come viene vissuto questo mosaico religioso?

 

 

È stato chiesto allo Sheikh Ahmed al-Kubaisi, uno dei più importanti volti religiosi degli Emirati Arabi e gli è stato chiesto inoltre qual è il margine di libertà di culto dei non-musulmani in questo Paese. Secondo lo Sheikh, c’è una libertà totale di compiere riti religiosi, in qualunque modo voluto e per ogni religione c’è il rispettivo luogo di culto o tempio e addirittura, ci sono delle celebrazioni cristiane, come la Pasqua, che sono festività ufficiali del Paese e, di conseguenza, i musulmani non hanno nessun tipo di problema nel convivere con questa situazione.

Ci trasferiamo ad Abu Dhabi, capitale politica di questo stato federale. Nella chiesa di St. Josef, il vescovo Peter Hinder, rappresentante del Vaticano nei paesi del Golfo, ha spiegato la scelta della città di Abu Dhabi come sede del nunzio apostolico del Vaticano nel Golfo.

Il predecessore di Hinder ha vissuto qui per 29 anni, e si è insediato ad  Abu Dhabi dal 1976 e ha scelto questa città perché il fondatore degli Emirati, lo Sheikh Zayed, aveva una visione molto aperta per quanto riguarda i cristiani; inoltre Abu Dhabi è un buon posto per le questioni relative alle relazioni diplomatiche.

Il Venerdì Santo è probabilmente l’occasione migliore per vedere con i propri occhi la libertà di cui godono i non-musulmani, aldilà delle dichiarazioni ufficiali. Di fronte alla chiesa di St. Mary a Dubai i credenti, interrogati sulle loro sensazioni e su come vivono la loro cristianità, hanno risposto così:

«Da 15 anni pratico la mia religione, in tutta libertà e senza problemi»; «quando la gente sa che sei cristiano non dà peso alle differenze di credo»; «qui si può trovare una vera fratellanza tra cristiani e musulmani». Tuttavia, quando la campana della chiesa resta in silenzio, le manifestazioni religiose non sono permesse in pubblico.

Una famiglia cristiana, che vive negli Emirati da 10 anni, di cui Kamal è il capofamiglia, ha testimoniato la sua esperienza di libertà religiosa, evidenziando però, alcune eccezioni. «Dopo le difficoltà di adattamento iniziali, ci siamo abituati a convivere con questa situazione. All’inizio avvertivamo dei pregiudizi nei nostri confronti, come cristiani; ma poi abbiamo celebrato senza problemi il nostro matrimonio e il battesimo di nostro figlio in questo Paese. Abbiamo solamente dovuto adeguare i nostri riti religiosi al venerdì».

Le statistiche ufficiali indicano la presenza di 200 famiglie negli Emirati. L’articolo 25 prevede il rispetto della libertà di culto e di non discriminazione sulla base della razza e religione, secondo quanto affermato dall’avvocato Dalmook Mohamed, che ha voluto condividere il testo dell’articolo 25 della Costituzione, leggendo quanto segue:

“Tutti gli individui sono uguali di fronte alla legge e non c’è alcuna disparità tra i cittadini dello Stato, per motivi di origine, residenza, credo religioso o status sociale.”

Naturalmente, questo vale per i residenti degli Emirati Arabi Uniti, che siano essi arabi o non arabi; ed essi hanno la libertà di professare la propria fede e praticare tutti i propri riti all’interno della società degli Emirati Arabi Uniti nel quadro delle leggi e del regolamento previsti dallo Stato.

Visitando questo magnifico Stato, ciò che potrebbe catturare la curiosità dei visitatori, è la presenza di una moschea situata di fronte a ogni chiesa. Tuttavia, se individuiamo la moschea e i suoi minareti, così non è per le chiese, poiché qui è proibito mostrare la croce sulle facciate delle chiese; ma nonostante ciò, i cristiani hanno reagito positivamente a questa limitazione.

I cristiani affermano che l’unica differenza qui, consiste nel fatto che, se la chiesa è stata costruita, allora la sua dimensione non deve essere più grande di quella della moschea. «Da quando siamo arrivati qui» – dice una cristiana residente nel Paese – «non abbiamo avuto problemi con la pratica della nostra religione.

Godiamo di piena libertà di entrare in chiesa e pregare, che non mi sarei aspettata quando sono arrivata qui. Si tratta di uno Stato islamico, perciò all’inizio non sapevamo ciò che avremmo trovato, ma qui abbiamo avuto la libertà di culto, e senza ostacoli o problemi, possiamo pregare e celebrare i nostri riti e le nostre feste».

Per rispondere alle questioni circa le implicazioni di alcune leggi occidentali in materia di Islam in Europa, sono state chieste spiegazioni, alle due autorità cristiane e islamiche di spicco, di cui sopra (il vescovo Paul Hinder e lo Sheikh Ahmed al-Kubaisi), riguardo al divieto della presenza di minareti in Svizzera.

Secondo Hinder – «quando veniamo alle questioni specifiche, come quella del divieto di minareti in Svizzera, penso che sia l’unica cosa che è stata vietata dallo Stato e ritengo che la decisione presa non sia giusta, ma posso accettare questo fatto, così come posso vivere qui senza il suono delle campane nelle chiese».

Il pensiero dello Sheikh Ahmed al-Kubaisi è che – «questo episodio è stato politicizzato troppo, poiché lo sforzo della guerra globale contro l’Islam, condotto da parte di Bush padre prima e del figlio dopo di lui, ha danneggiato l’immagine della tolleranza islamica nel mondo, altrimenti sarebbe stata una cosa naturale». Nonostante alcuni piccolissimi aspetti negativi nella libertà religiosa, gli Emirati Arabi Uniti sono stati in grado di realizzare pragmaticamente una pacifica convivenza tra le religioni, con lo scopo di essere degni dell’evoluzione dei loro grattacieli vicinissimi al cielo.

Francesco Argese

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 

 
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