Le mille e una notte 2

 

Prologo

In Arabia il sultano Shahriyar governa il grande regno della Tartaria in India, mentre il fratello minore Shahzaman si limita ad esserne solo primo ministro. Entrambi vivono felicemente in compagnia delle mogli, del fragrante e forte aroma delle spezie e dei pittoreschi colori della città; tuttavia una notte Shahzaman scopre che la moglie lo ha tradito con un servo.

Disperato dal triste avvenimento, passa alcuni momenti in grande depressione, finché non riacquista la gioia e racconta tutto al fratello Shahriyar.

 

 

Il sultano rimane assai colpito dalla gran forza d’animo del principe, tuttavia resta scettico riguardo alla sua opinione sull’infedeltà della donna. Allora Shahzaman gli propone di spiare le azioni che commetteva la moglie durante la notte, dato che aveva alcuni sospetti. Shahriyar rimane alquanto stupito riguardo tale notizia ma accetta ugualmente.

Una notte i due partono per una battuta di caccia e di nascosto ritornano nella città di Tartaria, scoprendo purtroppo l’adulterio sospetto. Shahriyar ci rimane malissimo e perde del tutto il suo buon umore e il suo carattere benevolo, ordinando che la traditrice fosse decapitata assieme al suo seguito di servi e serve e che tutte le mogli che d’ora in poi avrebbe preso, venissero trafitte dal suo visir il giorno dopo la prima notte di matrimonio.

La città cade in grave sconforto per la truce decisione del sultano e un giorno Shahrazad, figlia del visir boia, supplica il padre di condurla in sposa con il sultano Shahriyar. Il visir crede che lei sia diventata pazza e le racconta una serie di aneddoti per convincerla a desistere. La storia più famosa è quella del “bue e dell’asino”. Un agricoltore possedeva un bue e un asino, mentre il primo si spaccava la schiena ogni giorno per arare i campi, per poi ricevere poche cure alla sera, il secondo mangiava a sazietà e compiva solo pochi lavori.

Un giorno i due decisero di scambiarsi i lavori: il bue si sarebbe ribellato ai maltrattamenti del padrone e l’asino si sarebbe assunto tutte le cariche faticose dell’amico. Così avviene e il bue trascorre una giornata di benessere, mentre l’asino torna alla sera stanco e malconcio. Il padrone, credendo che il bue fosse malato, decide di ucciderlo, così gli riferisce l’asino, e così il bue il giorno dopo si dimostra docile, sopportando a malincuore ma per aver salva la vita, le fatiche di sempre.

Shahrazad tuttavia non presta ascolto alle favole del padre e si sposa ugualmente, con un piano ben preciso in mente. Quella notte la ragazza fa entrare nel palazzo anche la sorella Dunyazad che la invita a raccontare una favola; il sultano Shahriyar, incuriosito, le dà il permesso e Shahrazad incomincia.

Il mercante e il genio; Il pescatore e il segreto delle Colline Nere; Il facchino di Baghdad; le tre sorelle e i tre monaci; Storie dei tre monaci; Storie di Zobeida e di Amina; Sindibàd il Marinaio e i suoi viaggi; Una storia di mele e d’amore; Processo per la morte di un giullare gobbo; Storia dei condannati; Ali ibn Bakkàr e Shams an-Nahàr; L’amore di Qamar al-Zamàn e di Budùr; Nur ed-Din e la bella Persiana; Il re Badr e la principessa Giawhara; Ghanim e la principessa Tormenta; Il principe Zeyn Al-Asnàm e il re dei Geni; Alì Babà e i quaranta ladroni; Aladino e la lampada magica; Codadad e i suoi fratelli; L’avventura del califfo Harùn al-Rashìd; Ali Cogia, il mercante di Baghdad; Il cavallo incantato; Il principe Ahmed e la fata Pari-Banu; La favola delle tre sorelle.

Temi e il tempo delle storie

Le tematiche principali dei racconti de Le mille e una notte sono l’amore, il viaggio, la sorte dei personaggi e soprattutto l’elemento soprannaturale. Tutti i personaggi, spesso giovani e ragazze, hanno come unico scopo l’amore l’un per l’altra e di ottenere questo oggetto del desiderio in qualunque maniera.

Gran parte delle storie, come le novelle del Decameron di Giovanni Boccaccio e dei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer ha come elemento principale il destino del protagonista, costretto ad intraprendere viaggi pieni di peripezie oppure a cercare la soluzione di più enigmi avvalendosi solo delle sue capacità intellettive e della sua astuzia.
Tuttavia ciò che distingue Le mille e una notte dalle altre due raccolte (scritte secoli dopo questa) è l’aspetto e le caratteristiche dei personaggi. Mentre i protagonisti del Decameron o dei Racconti di Canterbury sono gente povera e semplice o contadini, quelli delle Mille e una notte sono quasi tutti nobili e di elegante costume.

Al contrario i personaggi di Boccaccio e Chaucer sono più dediti ad essere volgari o rozzi e ad usare più l’astuzia e l’imbroglio rispetto all’intelligenza e al buon senso per ottenere ciò che vogliono. Il secondo elemento principale delle favole delle Mille e una notte è il sovrannaturale. Gran parte delle storie hanno come “demiurghi” del destino del protagonista dei geni ovvero degli spiriti di enormi dimensioni in grado di prendere la forma sia di demoni che di bei ragazzi.

Questi, capaci di fluttuare nell’aria, si mettono d’accordo con delle fate loro alleate per capovolgere il destino di un personaggio non appena questi sta per avvicinarsi all’oggetto da lui desiderato, permettendo così la svolgimento di una nuova girandola di peripezie. Ma nelle storie i geni e le fate non solo agiscono contro la volontà dei protagonisti, ma anche a favore.

Spesso accade che proprio grazie all’aiuto di uno di questi geni o fate il personaggio riesce a soddisfare le sue passioni e i suoi desideri, facendo pensare che l’introduzione di questi spiriti nella storia facciano pensare ad un collegamento con il deus ex machina delle tragedie greche. Anche in questi scenari (messi i atto da Eschilo, Sofocle ed Euripide) la figura del dio è assai presente nelle storie dei protagonisti, facendogli cambiare ideali e pensieri a suo piacimento e determinandone in maniera concreta il destino; per poi riapparire di fronte all’eroe alla fine della storia, ristabilendo l’ordine delle azioni sconnesso dalla Hýbris (peccato) dell’eroe protagonista.

Euripide nei suoi spettacoli romperà questo saldo collegamento tra dio ed eroe, facendo sì che i personaggi protagonisti agissero di spontanea volontà, senza essere condizionati da interventi divini. Tuttavia la figura del deus ex machina non sarà modificata.

In tutto le storie principali raccontate da Shahrazàd sono 24, molte delle quali contengono altri piccoli racconti al loro interno. Per completare e risolvere tutte queste “scatole cinesi” la principessa persiana impiega molte notti, più di dieci per concludere una singola intera favola. Ciò porta il numero delle notti, in cui vengono narrate al sultano le storie, al numero 1000.

Questo elemento del tempo è presente anche nelle opere di Boccaccio e Chaucer: nel Decameron i protagonisti (10 in tutto) raccontano 10 novelle in 10 giorni, portando il numero dei racconti a 100. Resta incerto lo schema seguito da Chaucer nelle storie dei pellegrini di Canterbury perché l’opera non è stata ultimata a causa della morte dell’autore.

Cfr: http://it.wikipedia.org/wiki/Le_mille_e_una_notte

 

A cura del

Centro e Studi e Ricerche di Orientalistica

 
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