La medicina alternativa nei Paesi arabi

 

Da tempo immemorabile la cura con le erbe viene considerata un fenomeno tipico della Penisola arabica, in quanto i medici arabi hanno sempre convenuto sul fatto che non c’era nessuna malattia che non potesse essere trattata con tale rimedio naturale.

Questi tipi di cure, poi, sono stati tramandati nel tempo da una generazione all’altra fino ad acquisire, nel mondo arabo, la denominazione di medicina popolare o alternativa.

 

Gli arabi, già noti nel Medioevo per gli studi dedicati alla terapia con le piante medicinali, durante l’epoca d’oro della medicina islamica pubblicarono ricerche e manoscritti basati su fonti attendibili.

Grazie ad alcune caratteristiche geografiche – vastità dei territori e clima mite – i Paesi arabi possiedono una ricchezza naturale straordinariamente proficua: le erbe medicinali ed aromatiche che venivano utilizzate dagli antichi egizi e dagli arabi stessi in epoche remote.

Ciò è testimoniato non solo da ciò che fu scritto dagli egizi nei papiri e dagli arabi nei trattati e nelle enciclopedie sulle piante medicinali, ma anche dalle bancarelle degli erboristi arabi che espongono erbe, frutti e semi, usati dalla gente per curare molte malattie.

I mercanti di spezie ancora oggi consultano l’enciclopedia di Avicenna, “Il libro di Dā’ūd”, le opere di Ar-rāzy e Ibn al-Bitār, così come altri testi di scienziati arabi che trattano la cura delle malattie.

Gli arabi furono i primi ad aprire a Baghdad le farmacie che iniziarono ad utilizzare l’alcol per sciogliere le sostanze non solubili in acqua; furono i primi ad operare la senna, la canfora, la noce vomica, il garofano e il sesamo nero come medicinali; e sempre i primi ad avere svelato i segreti di queste piante medicinali, che rappresentano ormai delle certezze nel campo della scienza e della tecnologia.

  

Maria Cristina Scarano

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 

 

 

 
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