Youssef Chahine (1926-2008)

 

A distanza di più di cinquanta anni una scena del film “Bab al-Hadid” (La porta di ferro, 1958) continua a costituire una delle icone più esclusive del cinema egiziano e di tutta la produzione cinematografica di Yūsuf Shāhīn o  Youssef Chahine; così come il personaggio di “Anawi”  da lui interpretato continua a essere inciso nella memoria degli egiziani.

Aanawi o Yūsuf Shāhīn nacque il 25 gennaio 1926 ad Alessandria d’Egitto da una famiglia cattolica di origini libanesi.

 

 

Affascinato fin dalla più tenera età dal mondo delle arti e dello spettacolo, il giovane Yūsuf, dopo aver terminato gli studi al Victoria College di Alessandria, nel 1946 partì alla volta degli Stati Uniti d’America per studiare teatro.

Nei suoi film Shāhīn ha sempre cercato di rispecchiare il suo rapporto complesso con gli Stati Uniti, quello cioè di un ragazzo arabo, innamorato della sua patria, che rifiuta la politica americana.

In seguito a un’esperienza sufficientemente lunga, soleva dire di aver capito che tra gli americani e gli arabi non ci sarebbe mai potuto essere un buon dialogo.

Nel corso di più di mezzo secolo Shāhīn ha donato al cinema egiziano oltre quaranta film. Primo fra tutti Bābā Amīn (Papà Amìn, 1950) è  un lungometraggio diretto a soli 23 anni, per finire con Hiya Fawḍā! (È caos, nel 2007), che, come tutti i film del grande regista, ha suscitato un’aspra polemica negli ambienti artistici, culturali e politici.

Durante la sua lunga vita, Shāhīn ha lasciato il segno nel mondo del cinema attraverso le sue molteplici opere drammatiche, tra le quali:

  • Al-nāṣir Ṣalāḥ al-Dīn (Saladino il vittorioso, 1963), della durata di tre ore, che prende il nome dal sovrano Ayyubide del XII secolo il quale, in apertura del film, si prepara per liberare Gerusalemme dai crociati.
  •  Il film, la cui sceneggiatura si deve al grande Nāǧīb Maḥfūẓ , proponeva un parallelismo tra la figura di Saladino e quella del presidente Nasser e dipingeva quest’ultimo, campione del panarabismo, come un moderno Saladino;
  • Al-arḍ (La terra, 1969 ), ispirato a un romanzo popolare scritto da ‘Abdel Rahman al-Sharqawi, tratta del conflitto tra contadini e proprietari terrieri nelle zone rurali dell’Egitto del 1930, analizzando il rapporto tra interessi privati e reazioni collettive all’oppressione;
  • Al-uṣfūr (Il passero,1973), un film in cui vi è un esplicito attacco alla corruzione della politica egiziana, biasimata anche per la sconfitta nella Guerra dei Sei Giorni;
  • ʿAwdat al-ibn al-ḍāl (Il ritorno del figliol prodigo,1976),un musical drammatico;
  • Al-muhajir (L’emigrante, 1994), ispirato liberamente al noto personaggio biblico Giuseppe, figlio di Giacobbe. Nonostante Shāhīn avesse cambiato tutti i nomi dei protagonisti e avesse eliminato ogni riferimento a eventi soprannaturali o miracolosi, il film sollevò numerose proteste, a causa del divieto imposto dalla religione musulmana di rappresentare figure religiose.

Shāhīn è diventato famoso per il suo giudizio critico nei confronti della situazione politica e sociale in Egitto durante le diverse epoche storiche; i suoi film rispecchiano la storia egiziana contemporanea dal suo punto di vista.

Il regista è noto anche per i suoi film biografici, in quattro dei quali ha raccontato la propria vita:

1) Iskandariyya… leh? (Alessandria…perché?,1978), narra la storia di un giovane studente del Victoria College – ossessionato dal cinema e da Hollywood – e dell’amore, durante la seconda guerra mondiale, tra un soldato britannico e un uomo egiziano – chiaro riferimento alla sua bisessualità;

2) Hadduta miṣriyya (Una storia egiziana ,1982), in cui il regista passa in rassegna la sua vita dopo aver subito un intervento al cuore;

3) Iskandariyya kamān wa  kamān (Alessandria ancora e per sempre ,1990), un film in cui, raccontando una lite tra un attore e un regista (egli stesso),Yūsuf affronta il tema dell’influenza dei cosiddetti petrodollari sul cinema egiziano;

4) Iskandariyya-New York (Alessandria-New York), chiude la quadrilogia autobiografica.

 

 

Durante la sua carriera artistica il famoso regista ha avuto numerosi riconoscimenti sia dal mondo arabo sia a livello internazionale, tra cui il premio alla carriera ricevuto nel 1997 al festival di Cannes.

Yūsuf Shāhīn, la cui personalità artistica ha fomentato continue discussioni,ha spalancato con i suoi film le frontiere dell’Egitto al mondo intero. Le sue opere, molteplici e sempre diverse, hanno provocato un’ampia polemica per più di mezzo secolo, sia da parte della critica che da parte del pubblico comune.

Yūsuf Shāhīn è morto il 27 luglio 2008 nella sua casa , dopo essere stato ricoverato un mese prima all’ospedale el-Shurouk del Cairo a causa di un’emorragia cerebrale. Dopo la sua morte è stato premiato dalla British Academy of Film and Television Arts per il suo contributo al cinema.

 

Daniela Musardo

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

Cfr anche :

http://it.wikipedia.org/wiki/Yusuf_Shahin

 

 
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