I Malaavia cantano Ameen Rihani

 

Nel 2009, con il volume Poeti arabi a New York, la casa editrice barese Palomar inaugurava “Le ciliegie”, una fortunata collana di antologie poetiche diretta da Daniele Maria Pegorari (Università degli Studi di Bari).

Purtroppo, nel 2011, a seguito della scomparsa del suo fondatore Gianfranco Cosma, la Palomar ha cessato di esistere, lasciando un vuoto probabilmente incolmabile nel panorama dell’editoria italiana.

La silloge da me curata Poeti arabi a New York raccoglieva una ricca selezione in italiano di testi composti originariamente in arabo e/o in inglese – tra poesia e prosa lirica (al-ši‘r al-manūr) – dei quattro maggiori scrittori siro-libanesi emigrati negli Stati Uniti alla fine del XIX secolo, membri del circolo letterario noto come al-Rābiṭah al-Qalamiyyah (Associazione della Penna), sorto nel 1920 proprio nel cuore della “Grande Mela”: Ameen Rihani (Amīn Fāris Anṭūn al-Rīḥānī, 1876-1940), Kahlil Gibran (Ğubrān Ḫalīl Ğubrān, 1883-1931), Elia Abu Madi (Īliyā Ḍāhir Abū Māḍī, 1889-1957), Mikhail Naimy (Mīḫā’īl Yūsuf Nu‘aymah, 1889-1988).
A ridare nuova linfa al volume, ormai introvabile nelle librerie, sono stati i Malaavia, un’affermata rock band italiana che ha realizzato e inciso una suggestiva versione musicata e cantata di una delle più ispirate liriche di Ameen Rihani ivi contenute, e divenuta brano di punta del loro album Frammenti compiuti (2014), appena pubblicato dall’etichetta discografica Ma.Ra.Cash. Si tratta della
poesia Canto ūfī (A Sufi Song) – appartenente alla raccolta in inglese A Chant of Mystics and Other Poems (Canto di mistici e altri versi), uscita per la prima volta a New York nel 1921 per i tipi di James T. White & Co. –, di cui si riporta di seguito il testo completo in traduzione italiana:

 

Il mio cuore è il campo che semino per te,

per dargli acqua e mieterne i frutti;

il mio cuore è la casa che apro per te,

per farvi entrare il fresco e liberarla dalla polvere;

il mio cuore è il tappetino che stendo per te,

per danzare, pregare o dormire;

il mio cuore è una collana di perle per te,

da indossare, spezzare o custodire;

il mio cuore è un sacco pieno di meraviglie,

magici tappeti, anelli e cappelli,

perché tu gioisca di quei tesori

giunti da lontano e dal profondo di me.

 

 

Quelli che a prima vista potrebbero apparire come semplici – ancorché intensi – versi d’amore vanno opportunamente riletti alla luce del titolo ad essi attribuito dal poeta: il sufismo (taawwuf in arabo) è il misticismo islamico (sviluppatosi sin dagli albori dell’Islām e vivo ancora oggi), e Canto ūfī non è dunque nient’altro che una preghiera, un inno di lode a Dio (Allāh). Tipici del ‘canone’ ūfī sono del resto anche i temi e i toni del componimento, nonché il ricorso ad alcuni oggetti e immagini particolari.

Basti citare, a titolo d’esempio, il «tappetino» (su cui ogni musulmano, per cinque volte al giorno, prega scalzo in direzione della città santa della Mecca), simbolo ideale del distacco dalla terra – ovvero dal basso, oscuro mondo fenomenico (dunyā) – operato dal credente nell’atto di elevarsi con lo spirito alla contemplazione del suo Creatore.

È peraltro risaputo come Rihani, pur nato da una famiglia cristiana maronita, non abbia mai celato una certa inclinazione – o quantomeno una decisa apertura – verso la fede musulmana. A ridosso dell’uscita del disco Frammenti compiuti, Pasquale Scarpato (in arte ‘Pas’), leader dei Malaavia, eclettico compositore, polistrumentista e cantante, si è concesso a una breve intervista.

Pur essendo una band italiana, i Malaavia hanno sempre dimostrato una certa attenzione nei confronti delle culture ‘altre’. Perché? Qual è il vostro rapporto con il Mediterraneo e soprattutto con il mondo arabo?

Fin dall’inizio i Malaavia si sono contraddistinti per il loro spirito internazionalista e tutt’altro che unidirezionale, non aderendo mai allo stereotipo del solo rock progressivo inglese. La band è nata nel 1999 a Napoli: Mediterraneo e mondo arabo sono parte integrante della cultura partenopea, che fu culla della civiltà.

La vostra trasposizione musicale dei versi di Rihani ha suscitato un immediato interesse accademico a livello nazionale e internazionale. Ameen Albert Rihani, docente presso la Notre Dame University-Louaize (Libano), nipote nonché massimo studioso dell’autore, ha espresso vivo apprezzamento per la vostra encomiabile operazione culturale. Elena Biagi, docente di lingua e letteratura araba presso l’Università
Statale di Milano, ha sottoposto ai suoi studenti l’ascolto del brano nel corso di un modulo didattico dedicato ai poeti arabi d’emigrazione. Cosa vi ha indotto a cimentarvi con un testo e un poeta praticamente sconosciuti al pubblico italiano?

Il sufismo era già stato oggetto di Danze d’incenso (2003), il nostro primo album. La lirica di Rihani riesce a condensare in pochi versi tutte le tematiche e le sfumature da noi rese, dieci anni fa, in quell’intero disco. Forza della Poesia! Rihani è un autore immenso da questo punto di vista, un vero Maestro. In più, la traduzione italiana fa brillare quei versi di luce propria.

I poeti d’emigrazione, inoltre, hanno saputo rinnovare l’autentica cultura araba, al di là delle diatribe politiche e degli ottusi fanatismi religiosi. Talvolta, chissà perché, per ritrovare le vere forze ancestrali genuine bisogna allontanarsi dalla propria terra…

 

 

Come è nata la melodia del brano? Vi è una relazione tra il suo particolare arrangiamento e il misticismo di cui è intriso il testo?

Leggendo i versi, la melodia è nata da sé. Sono parole che possiedono una musicalità intrinseca. Volevamo una musica che inducesse alla danza, che potesse ‘girare’ [alla maniera dei dervisci rotanti, ndr], ma senza armonie facili o troppo scontate. Il ritmo di tre quarti è stato quindi scomposto per creare un effetto quasi ipnotico: se si ascolta il brano a occhi chiusi si entra in una sorta di trance!

 

Bibliografia di Ameen Rihani in traduzione italiana

- Viaggio lungo le coste dell’Arabia, a cura di E. Asinari di San Marzano, Corbaccio, Milano 1942.

- F. Gabrieli, La letteratura araba, Sansoni/Accademia, Firenze-Milano 1967, pp. 264, 267.

- A. Pellitteri, Al-Qawmiyyat: note sul pensiero politico di Amin ar-Rihani (1876-1940), «Oriente Moderno», Vol. 3, n. 1-6, 1984, pp. 109-120.

- I grattacieli di Allah, traduzione di C. Weiss, «FMR», vol. XII, novembre 1987, n. 56, pp. 50-58.

- Poeti arabi a New York, introduzione e traduzione di F. Medici, prefazione di A. Salem, Palomar, Bari 2009, pp. 31-91.

- F. Medici, Figli dei cedri in America. Il carteggio tra Ğubrān alīl Ğubrān e Amīn Fāris al-Rīānī, «La Rivista di Arablit», Roma, Istituto per l’Oriente Carlo Alfonso Nallino, anno I, numero 1, giugno 2011, pp. 83-112 (http://www.arablit.it/rivista_arablit/numero1_2011/08_medici.pdf).

- Semi per il coltivatore, traduzione di C. Addis, Faligi Editore, Aosta 2013.

- Ğubran, fratello e compagno, in K. Gibran, Il profeta e il bambino, inediti e testimonianze raccolti e tradotti da F. Medici, Editrice La Scuola, Brescia 2013, pp. 180-190.

- Il Libro di Khalid, illustrazioni originali di K. Gibran, traduzione e cura di F. Medici, prefazione di P. Branca, postfazione di K.F. Allam, Mesogea, Messina 2014 (http://www.mesogea.it/images/anteprime/khalid%20estratto.pdf).

 

Sitografia

- The Ameen Rihani Organization (http://www.ameenrihani.org/)

- Project Khalid (http://projectkhalid.org/)

- F. Medici, Il Museo Rihani, Centro Studi e Ricerche di Orientalistica, 29 luglio 2013 (http://www.orientalistica.it/?p=3960).

- F. Medici, “Io sono l’Oriente” di Ameen Rihani, Centro Studi e Ricerche di Orientalistica, 28 settembre 2013 (http://www.orientalistica.it/?p=4549).

- F. Medici, Un autoritratto di Ameen Rihani, Centro Studi e Ricerche di Orientalistica, 19 novembre 2013 (http://www.orientalistica.it/?p=5195).

- K.J. Boloyan, “Il Libro di Khalid” di Ameen Rihani, Centro Studi e Ricerche di Orientalistica, 17 aprile 2014 (http://www.orientalistica.it/?p=6292).

- Malaavia, Canto sufi (Myspace): https://myspace.com/malaavia/music/song/canto-sufi-from-to-new-album-frammenti-compiuti-96433842-107468993

- Malaavia: Interview in English, «Prog Archives», February 07, 2011 (http://www.progarchives.com/forum/forum_posts.asp?TID=75750)

- BTF – Malaavia/cd (http://www.btf.it/catalog/product/view/id/22594/s/frammenti-compiuti/)

 

Francesco Medici

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 

 
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