Al-Manfaluti (1876 – 1924)

 

Mustafà Lutfi al-Manfaluti Ben Hasan Lutfi è un letterato egiziano, personalità eminente nel campo della scrittura e della letteratura.  Si distinse per lo stile puro dei suoi articoli, aveva una conoscenza vasta e precisa, fece molte traduzioni e trasse ispirazione da alcune opere della letteratura francese celebri per lo stile letterario singolare, la produzione araba aveva uno stile magnifico.

 

Non aveva molta padronanza della lingua francese, per questo chiedeva aiuto ai suoi compagni che traducevano per lui i romanzi, poi lui si basava sul loro testo e la loro raffinatezza nel modello letterario. Le sue due opere “Gli Sguardi” e “Le Lacrime” sono considerate le opere più espressive dell’era moderna.

Mustafà Lutfi al-Manfaluti nacque nel 1876 da padre egiziano e madre turca nella città di Manfalut nell’Alto Egitto in una famiglia di origine Husainita nota per la sua devozione e il per il suo nome che aveva diffuso per circa duecento anni, giudici e capitani, e Manfalut è una città nella provincia di Assiut.

Al-Manfaluti seguì le orme dei suoi avi nella cultura, entrò in una  scuola coranica del villaggio come era solito nei paesi in quel tempo, a nove anni  imparò a memoria tutto il Corano e il padre lo mandò all’università di al-Azhar al Cairo sotto la tutela dei suoi amici del suo paese, in dieci anni apprese le scienze arabe, il Corano, gli Hadith, la storia, la giurisprudenza e qualche nozione di letteratura araba classica, in particolare quella abbaside.

Nei primi  tre anni di permanenza all’al-Azhar iniziò a seguire i suoi istinti letterari e iniziò ad attingere dai libri in eredità dalla sua epoca d’oro, unendo ai suoi studi tradizionalisti all’al-Azhar  la lettura attenta e  contemplativa  dei poeti del Diwan della scuola siriana (come Abi Tamam, al-Bahtry, al-Mutanabbi e al-Sharid al-Rady), altre alla prosa come ’Abd al-Hamid, Ibn al-Muqafa’, Ibn Khaldun  e Ibn al-Athir.

C’era molto da studiare nei libri: “I canti”, “La Congiunzione Unica”, “Il Fiore delle Scienze Umanistiche” e altre opere arabe autentiche. Questo era lo studio letterario difficile, l’ alto livello, la dichiarazione autentica, la cultura ricca, l’impulso libero di un giovane come al-Manfaluti dal tatto e dal gusto raffinato, con il forte desiderio di apprendere la conoscenza.

Al-Manfaluti non aveva indugiato, in tenera età era entrato in contatto con lo shaykh l’ Imam Muhammad  ‘Abdu che al suo tempo era Imam della scienza e della fede, e lo seguì nel suo decennio all’ al-Azhar, ascoltò i suoi commenti profondi ai versi del Corano, al significato dell’ Islam lontano dal fanatismo, dalla superstizione, dagli errori e dalle mode, e grazie allo shaykh   Muhammad  ‘Abdu ebbe l’opportunità di studiare.

Dopo la morte del suo maestro, al-Manfaluti tornò nel suo Paese dove trascorse due anni sabatici per studiare i libri di letteratura antica e leggere le opere di Ibn al-Muqafa’, al-Jahiz ,al-Mutanabbi e Abi ‘Ala’ al-Ma’rri. Creò lui stesso uno stile particolare che mirava ad esprimere i suoi sentimenti e la sua sensibilità.

L’attività letteraria

Al-Manfaluti ha prodotto numerose opere letterarie riguardo alle quali vi sono opinioni diverse e discorsi contrastanti. Le opere di Al-Manfaluti iniziarono ad apparire al pubblico attraverso ciò che veniva pubblicato da alcune riviste regionali come la rivista “Il Contadino” o “La Mezzaluna” o ”L’Università” o “Il Sindaco” eccetera, poi  si è dedicato a giornali più importanti come “Il Sostenitore” e ha scritto articoli col titolo “Gli Sguardi”, raccolti nel libro in tre parti che porta lo stesso titolo.

Gli Sguardi (al- Nađarat) pubblicato in tre parti, comprende una raccolta di articoli di letteratura sociale, critica, politica, islamistica e anche una raccolta di racconti brevi inventati o copiati, tutti pubblicati in riviste, che iniziò a scrivere nel 1907.

Le Lacrime (Al-‘Abaratالعبرات ) comprende nove storie, di cui tre composte dal al-Manfaluti che sono: “Il velo”(al-hijab  الحجاب), “L’inferno” (al-hawiya  الهاوية)  e una adattata su un racconto americano dal titolo “Urla delle tombe”(Sirakh al-qubur صراخ القبور)che aveva intitolato “La punizione”(al-‘iqab   العقاب) ; cinque storie selezionate da al-Manfaluti che erano : “I Martiri” (al-shuhada’  الشهداء), “I Ricordi” (al-zikra   الذكرى) , “Le Pena  ” (al-juza’  الجزاء) , “La Vittima”(al-dahyia الضحية   )  , “La Vendetta” (al-intiqam    الانتقام), edito nel 1916.

Al Manfaluti pubblicò numerose opere frutto di adattamenti da importanti romanzi francesi come Cirano de Bergeraque di Edmond Rostand, Paul et Virginie di Bernardin de St. Pierre, La signora delle camelie di Alexandre Dumas padre.

Morì nel 1924  nel giorno dell’agguato di Sa’ed Zaghlul , la gente si occupò della disgrazia e Ahmad Chauqi fece un necrologio per parlare della sua morte e dell’umiltà del suo funerale.

Un giorno il sole di Mustafà Lutfi al-Manfaluti che lo ha accompagnato fino all’ umile tomba è tramontato, ma il suo nome continua a brillare nel cielo della letteratura e resterà come la sua scrittura che trasuda di significati sottili e precisione linguistica.

Tra i numerosi detti lasciatici in eredità dal al-Manfaluti, troviamo questo suo componimento sulla libertà:

 

 

La libertà, la libertà è un sole, la libertà è un sole che deve splendere in ogni animo.

Chi vive privo di essa, vive nell’oscurità. L’oscurità è dapprima il buio del grembo materno infine il buio della tomba.

L’uomo che tende la sua mano per chiedere la libertà non è un mendicante né uno sprovveduto, ma chiede un diritto che è stato sottratto dalle ambizioni umane, e se lo raggiunge, non è un atto di generosità da una creatura al di sopra di lui né un aiuto di un suo pari.

 

Angela Del Prete

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

Cfr:

http://ar.wikipedia.org/wiki/%D9%85%D8%B5%D8%B7%D9%81%D9%89_%D9%84%D8%B7%D9%81%D9%8A_%D8%A7%D9%84%D9%85%D9%86%D9%81%D9%84%D9%88%D8%B7%D9%8A

 

 
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