Nagib al-Rihani (1889-1949)

 

Nagib al-Rihani comico egiziano di origine irachena, è noto per avere interpretato il personaggio di KishKish bey ed è considerato il padre della commedia egiziana. 

Nagib crebbe al Cairo e visse nel quartiere di Bab El Shereya a contatto con la classe popolare.

 

 

Suo padre, Elias al-Rihani, un iracheno della città di Mossul, era un cristiano caldeo che lavorava nel mercato dei cavalli e che si trasferì al Cairo per sposare una donna egiziana copta, da cui ebbe il figlio Nagib.

Nel corso dei suoi studi presso la scuola  elementare Frères si dimostrò un bambino molto introverso e timido, sebbene dotato di una spiccata vena satirica, ereditata dalla madre, che amava tanto. La lingua ufficiale della scuola era il francese e ciò gli permise di imparare bene la lingua, di padroneggiarla e adattarla alla sua cultura.

Quando conseguì il diploma, l’attività commerciale del padre, che aveva sostenuto i suoi studi, era già crollata. Così cercò un lavoro per aiutare la famiglia e fu assunto come contabile nella città di Nag‘ Hammadi (nell’alto Egitto) presso lo zuccherificio di proprietà dell’economista egiziano Ahmed Ab’ud Pasha, che aveva fondato numerose aziende in settori diversi, ispirato dal  progetto del leader dell’economia egiziana, Tala’at Harb, che aveva avviato rapidamente varie attività commerciali.
Lo stipendio mensile era di sei sterline, che in quel periodo rappresentavano una somma importante. Un senso di inappagamento lo spinse, tuttavia, a dimettersi e a tornare al Cairo, dove scoprì che le cose erano così cambiate da rendere praticamente impossibile la
ricerca di un lavoro. Inoltre, la lingua francese, che conosceva bene, era stata sostituita dall’inglese come lingua straniera più diffusa.

Un giorno si ritrovò in via ‘Imad al-Din, piena di discoteche, dove incontrò Mahmoud Sa‘id, un amico che amava molto la recitazione e che gli propose di formare con lui una compagnia teatrale e offrire sketch leggeri alla gente che frequentava i locali. Si trattava per lo più di spettacoli che non venivano mai ripetuti.

Da qui iniziò il cammino che lo avrebbe portato a fondare una propria  compagnia teatrale con Badi‘ Khayri, amico di una vita e dai stili artistici affini. Insieme adattarono diverse opere francesi al teatro egiziano. Nel 1946 si ritirò dal teatro.

Ebbe anche un ruolo fondamentale nel mondo del cinema tanto da spingere i critici a considerare alcuni suoi film in grado di rappresentare il cinema arabo in maniera eccellente, in virtù delle interpretazioni sia comiche sia commoventi che caratterizzano l’attore Nagib al-Rihani.

Vive ancora nei ricordi di attori e critici una scena considerata immortale nel cinema egiziano: Nagib, nel ruolo di un insegnante, accusato di avere rubato una collana, tira fuori il fazzoletto in cui si presume l’abbia nascosta e dice: “Se la collana è entrata di qua, allora uscirà di qua!”, mostrando il buco nel fazzoletto che testimonia la sua povertà.

Sposò la danzatrice siriana Badi‘a Masabni che si allontanò da lui per inseguire la sua carriera artistica. Per un periodo ritornarono insieme, ma divorziarono quando Badia vide nel matrimonio un ostacolo per le sue ambizioni: la goccia che fece traboccare il vaso fu, tuttavia, la gelosia del marito che si faceva sempre più forte. Non ebbero figli, ma Badi‘a adottò una bambina orfana dopo il divorzio.

Al-Rihani sposò poi una donna tedesca, con cui rimase dal 1919 al 1937. Ebbe una figlia, Gina, ma in quegli anni non era permesso ai tedeschi sposare persone di nazionalità diversa dalla propria, per cui la bambina risultò essere figlia di un ufficiale dell’esercito tedesco.

 

 

Nagib al-Rihani morì di tifo, l’8 novembre 1949, durante la presentazione del suo ultimo film “ Ghazal al Banat-Zucchero filato”,  a cui presero parte molte stelle del cinema, tra cui Laila Mourad, Anwar Wagdi, Yusuf Wahbi, Mahmoud al-Miligi, Farid Shawki, Hind Rostom (che figurava per la prima volta come
comparsa in groppa a un cavallo con la canzone di Laila Mourad “Cammina cavallo” come sottofondo) ed il grande musicista Mohammed ‘Abd el-Wahab (che in questo film cantò la sua canzone più bella, “‘Ashiq al-Ruh – Amante dell’anima”).

 

 Cristina Covone

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 

 
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