“Golgota” di Mikhail Naimy

 

«Cristo mio! Professo che tu sei stato sempre presente nella mia vita, dal momento in cui ho avuto coscienza di me stesso sino ad oggi». Così scriveva Mikhail Naimy (Mīḫā‘īl Yūsuf Nu‘aymah, 1889-1988) nella prefazione alla sua opera intitolata Min Way al-Masī (Cristo, mio ispiratore, secondo la traduzione dell’arabista Bartolomeo Pirone), pubblicata a Beirut nel 1974.

Pur avendo ricevuto un’educazione di stampo cristiano-ortodosso, il letterato libanese non ha mai voluto tuttavia aderire a un preciso sistema religioso o filosofico.

 

 

Nel suo credo sincretico trovarono infatti posto anche la fede nella reincarnazione (mutuata probabilmente dai drusi), il sufismo (ovvero misticismo islamico), il trascendentalismo, il panteismo, le religioni dell’India.

Incurante delle aspre e frequenti critiche mosse nei suoi confronti da parte del clero cristiano del Libano, Naimy procedette con pervicacia, per gran parte della sua lunga vita, a una reinterpretazione, del tutto personale e intima, dell’uomo Gesù – tentando di smantellare tutte le mistificazioni, le contraffazioni, le strumentalizzazioni storiche, religiose, politiche e sociali operate nei secoli attorno al suo
personaggio –, còlto finalmente nel suo significato universale di pura e autentica manifestazione dell’Assoluto, ovvero dell’unica Realtà esistente: ecco perché, negli scritti dell’intellettuale di Baskintā, «più che avere l’uomo divinizzato nel Cristo […] si ha il Cristo umanizzato nell’uomo» (Pirone).

Né va dimenticato che il Libano di Naimy era ancora una regione rurale, in cui il confine tra religione e superstizione era assai labile. Significativa al riguardo la sua celebre novella al-aīrah (La reliquia), contenuta nella raccolta del 1927 Kān mā Kān (C’era una volta), il cui protagonista arriva quasi a uccidere il proprio figlio pur di dimostrare a un amico che il frammento ligneo di cui è geloso custode, e che egli considera essere un prezioso e magico talismano, proviene davvero dalla croce su cui fu inchiodato il Messia.

Ogni individuo, secondo Naimy, è un’anima pellegrina chiamata per sua natura ad ascendere il difficile cammino che conduce dall’umano al divino. Il Cristo viene dunque a configurarsi come un fulgido modello da imitare, quello che i ūfī chiamano “l’uomo perfetto” (al-insān al-kāmil), punto d’arrivo della completa realizzazione spirituale. Ancora in Min Way al-Masī si legge: «La meta che Gesù ha definito per l’uomo è la scoperta del regno di Dio nascosto nel cuore. […] Tutti noi, come Cristo, siamo “Verbo di Dio”.

La sola differenza è che il Cristo per parte sua ha compreso il senso della Parola, mentre noi non l’abbiamo ancora compreso». In occasione della Pasqua del 1929, Naimy compose a New York una suggestiva poesia in inglese dal titolo Golgotha (Golgota), rimasta inedita.
Quando, nel 1943 a Beirut, diede alle stampe il suo unico dīwān, Hams al-ğufūn (Bisbiglio di palpebre), in cui confluirono la maggior parte delle sue liriche risalenti al periodo della sua permanenza negli Stati Uniti (scritte direttamente in arabo o da lui stesso tradotte dall’inglese) unitamente ad alcuni dei suoi rari disegni, il poeta decise infatti di non includervi Golgotha, di cui si riporta di seguito la traduzione integrale in italiano.

 

 

GOLGOTA

In ogni cuore c’è un Golgota,

su ogni Golgota una croce,

su ogni croce un crocifisso,

sulla fronte una corona di spine,

sulle labbra una parola non detta.

Questo vedo nel mio cuore.

Fratello, cosa vedi tu nel tuo?

La mia croce ho innalzato sulla mia sete inestinta,

la mia fame inappagata,

le mie speranze nate morte,

il muto dolore e la fede tormentata dal dubbio.

Fratello, non somiglia la tua croce alla mia croce?

L’uomo crocifisso sulla mia croce sono io,

lo stolto che dà la caccia al tempo col tempo,

che cerca la sua casa già abitando la sua casa,

che ha creato bene e male, vita e morte,

solo per affannarsi a cercarne scampo.

Questo il mio crocifisso. Ma non è anche il tuo?

La mia corona di spine

è il mio attaccamento a cose vane,

il mio odio per quel che non si può amare né tantomeno odiare,

la mia paura di sostanze prive di sostanza,

il mio desiderio di fantasmi.

Questa la mia corona di spine. Non è la stessa posta sul tuo capo?

Quanto alla parola sulle mie labbra, non è ancora la sua ora.

Ma il tempo non ha fine

e a me non manca la pazienza.

 

Per l’autore, tutti gli uomini che desiderino percorrere la via dello spirito devono affrontare il proprio personale Calvario per esservi crocifissi in nome di una verità destinata prima o poi a risorgere. La vita umana è priva di significato senza tale verità, ed è essa stessa senza significato se concepita al di là dell’uomo. Ecco perché, ha osservato il critico Nadeem Naimy (Nadīm Nağīb Nu‘aymah, 1930- ), nipote nonché maggiore studioso del poeta, «l’uomo e il pensiero nelle opere di Naimy sono inscindibili, proprio come il profeta e la profezia. Ogni essere umano deve ascendere al Golgota per ricevere in dono la Parola».

Francesco Medici

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 Bibliografia

- M. Nu‘aymah, al-aīrah , in Kān mā Kān, Dār Sāḍir, Bayrūt 1927 (cfr. La reliquia, in Kana ma kana: c’era una volta, saggio introduttivo e traduzione dall’arabo di M. Albano, Lineadaria, Biella 2008, pp. 96-103).

- M. Nu‘aymah, Hams al-ğufūn [Bisbiglio di palpebre], Maṭābiʻ Ṣādir Rīḥānī, Bayrūt 1943.

- M. Nu‘aymah, Min Way al-Masī, Mu’assasat Nawfal, Bayrūt 1974 (cfr. B. Pirone, Cristo, mio ispiratore, in A Mikhaìl Nu‘ayma, in occasione del 90º compleanno, Istituto per l’Oriente – Università di Palermo, Roma-Palermo 1978, pp. 59-83).

- B. Pirone, Il sistema filosofico-religioso di Mīkhā’īl Nu‘aymah, «Oriente Moderno», LVII (marzo-aprile 1977), pp. 65-76.

- M. Naimy, Golgotha, in H. Dabbagh, Mikhail Naimy: Some Aspects of His Thought As Revealed in His Writings, University of Durham, Centre for Middle Eastern & Islamic Studies, Durham 1983, pp. 157-158 (cfr. Golgota, in Poeti arabi a New York. Il circolo di Gibran, introduzione e traduzione di F. Medici, prefazione di A. Salem, Palomar, Bari 2009, pp. 220-221).

- N. Naimy, The Lebanese Prophets of New York, American University of Beirut, Beirut 1985, p. 75.

- F. Medici, Le tre anime di Mikhail Naimy, «Paneacqua», 13 luglio 2011 (http://paneacquaonline.it/print_article.php?id=18229).

- F. Medici, “Fratello Mio” di Mikhail Naimy, Centro Studi e Ricerche di Orientalistica, 29 ottobre 2013 (http://www.orientalistica.it/?p=4916).

- F. Medici, Un capodanno con Mikhail Naimy, Centro Studi e Ricerche di Orientalistica, 29 dicembre 2013 (http://www.orientalistica.it/?p=5560).

 

 

 

 
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