Il monastero armeno di Bzommar in Libano

 

Deir Bzommar è il monastero della Memoria degli armeni e del loro patrimonio. Tra le arcate dei suoi ponti rocciosi e le sue cupole di pietra volte verso il cielo, una nuova leggenda che la storia ha scritto sugli armeni che furono il primo popolo a convertirsi alla religione cristiana nell’anno 301 per opera di San Gregorio Illuminatore.

Deir Bzommar, all’interno del quale si respira un clima di preghiera e meditazione, include un museo volto a ricordare la persecuzione e i massacri che gli armeni subìrono. Fu costruito nel 1749 per mano e per volere degli armeni sebbene lontano dalla loro madrepatria.

 

 

Testimonianza del Libano come un modello per l’interazione tra le civiltà.

Deir Bzommar è un centro spirituale e intellettuale che presenta al suo ingresso la meravigliosa icona storica della Vergine Maria – opera dell’artista italiano Raffaello – e chiama i pellegrini fedeli alla preghiera e alla meditazione sotto le cupole a sei costole, tipiche dell’architettura armena. Quanto al museo del convento, esso fu costruito e inaugurato nel 1963 con una generosa donazione da parte del defunto armeno iraniano Boghos Chilonyan, e fu arredato dall’istituzione internazionale Kalusd Gulbenkian.

Il convento racchiude il patrimonio degli armeni: i padri di questa Comunità raccolsero nei loro viaggi e nelle loro escursioni numerosi manufatti armeni e li portarono a Bzommar facendo sì che non si perdessero, né danneggiassero. È  proprio grazie allo zelo dei suoi padri e dei suoi sacerdoti e all’interesse che essi hanno avuto per le tradizioni e il patrimonio di questo popolo che il monastero è divenuto col passare degli anni un museo in Libano.

 Nel monastero troviamo la camera del vescovo martire Ignazio Maloyan, arcivescovo degli armeni cattolici a Mardin, nella Turchia sudorientale (1915 – 1869). Egli frequentò il seminario nel monastero di Nostra Signora Deir Bzommar in Libano tra gli anni 1883 – 1895, fu ordinato sacerdote nello stesso convento nel 1896 e nominato missionario in Egitto (1897 – 1903).

Fu eletto arcivescovo di Mardin il 22 ottobre 1911 a Roma. L’11 giugno 1915 cadde martire insieme a 416 cristiani per la fedeltà al Messia, alla Chiesa e alla sua patria, Armenia, dopo essere stato condotto al luogo di tortura con un convoglio di credenti a cui diede la benedizione e, una volta consacrato, distribuì il pane con l’aiuto di quattordici sacerdoti che morirono insieme a lui. I loro corpi vennero in seguito gettati nei pozzi del deserto di Mardin.

Nel 1966 iniziò il processo di beatificazione su richiesta del defunto Ignazio Pietro XVI, patriarca degli armeni cattolici, che si concluse il 24 aprile 2001 con l’annuncio della sua beatificazione e le celebrazioni di papa Giovanni Paolo II nella città del Vaticano il 7 ottobre 2001.

Il monastero include anche il santuario del beato vescovo Ignazio Maloyan, dei suoi compagni martiri dei padri e dei sacerdoti di Bzommar. Una stanza del museo dedicata al vescovo Maloyan racconta la sua vita e il suo martirio. In essa sono esposti i suoi effetti personali, i suoi parametri sacri, il calice, le Epistole del patriarca e una grande tela che rappresenta il Santo.

 

Il vecchio museo si divide in due piani di cui il primo include sei piccole stanze e una grande galleria. La prima stanza comunica con quella accanto e fu la prima stanza del patriarca armeno cattolico Giacobbe Pietro II. Essa contiene il sigillo dei patriarchi e dei sacerdoti, una medaglia di fedeltà concessa dall’Impero Ottomano e un mappamondo che risale al 1840 sul quale appare una scritta in lingua armena. La stanza è adornata con pietre e tappeti antichi posti su scatole di legno incise, a loro volta, in lingua armena e risalenti alla fine del XVIII secolo.

Nella seconda stanza una statua della Vergine Maria in avorio offerta da papa Benedetto XIV al patriarca Abrahām Arzeviān il 4 luglio 1743. Accanto alla statua un crocefisso, anch’esso in avorio, donato dal cardinale Carafa al patriarca Abrahām nell’anno 1743. Nelle stanze rimanenti sono stati distribuiti oggetti ecclesiastici e doni preziosi: tra i più importanti il calice del patriarca armeno ortodosso di Armenia e un altro calice di papa Paolo VI che risale agli anni Sessanta.

In una di queste stanze vi è la reliquia di San Gregorio Illuminatore, circondata a sua volta da altre reliquie come la corona di spine con cui fu coronato Gesù e altri oggetti appartenenti a San Giacobbe.Un angolo del museo è stato decorato con vecchi strumenti agricoli e campane che risalgono ai tempi del genocidio armeno.

Lungo la galleria vi sono vetrine in cui sono esposti documenti papali e patriarcali, ricami di alcuni strumenti della Messa, parametri sacri del Santo, l’antico seggio del patriarca, croci di diverse dimensioni e decorazioni che non sono altro che il prodotto dell’arte armena, i bastoni dei patriarchi, dei vescovi e dei sacerdoti (risalenti ai secoli XV – XVI – XVII – XVIII – XIX) realizzati in legno, oro, avorio e conchiglie, una lettera di perdono del 1773 del Santo papa Clemente XIV verso tutti i fedeli fino alla benedizione del patriarca maronita di quel tempo.

Al secondo piano, la parte storica del museo, vi sono monete preziose, abiti sacerdotali ornati con fili d’oro, vasi d’argento e avorio, manoscritti e reperti di antiquariato rari che sono una parte di migliaia di reperti archeologici che raccontano il talento dei popoli e in particolar modo degli armeni, famosi per il loro artigianato e i loro artisti altamente creativi.

Progetto di restaurazione del museo

La direzione del monastero sta lavorando ancora oggi dopo tanti anni sulla fondazione del museo, sulla revisione delle modalità di conservazione dei suoi reperti e sulla coordinazione secondo i criteri artistici contemporanei. Tali reperti sono tesori storici del popolo armeno, degli abitanti della regione e dell’Armenia la quale artefice di creazioni artistiche e civili che hanno contribuito al progresso dell’uomo e ad affinare il suo gusto estetico.

Il progetto, dunque, consiste nel trasferimento degli oggetti preziosi e dei tesori rari, situati nel museo attuale, in un’altra ala dell’antico monastero secondo progetti geometrici, scientifici e artistici contemporanei. Si prenderà in considerazione, inoltre, ciò che offrono l’archeologia, i manoscritti, gli antichi manufatti e la storia delle nuove scoperte al fine di agevolare al visitatore la conoscenza del patrimonio, della storia e dell’arte armena oltre al ruolo culturale, civile, sociale e spirituale del convento di Nostra Signora di Bzommar e la sua importanza nella vita libanese oggi in quanto un ottimo modello per il dialogo tra le civiltà, le culture e le religioni.

A tal fine sono stati realizzati progetti ingegneristici necessari agli ingegneri specialisti italiani e ai responsabili del museo di Bzommar che si occuperanno della sua restaurazione.

Il museo sarà diviso in varie parti:

- una sala che include la prima stanza del patriarcato armeno cattolico rinnovata nello stesso modo in cui fu costruita nell’anno 1749 e che conserva, quindi, la sua impronta antica. Questa sala include anche tutto ciò che ha a che fare con questo patriarcato mostrando il suo ruolo nella vita del popolo armeno e in Libano;

- una parte dedicata alla riflessione sulle orribili violenze e sui massacri cruenti che furono commessi durante il genocidio armeno nel 1915;

- un’altra parte inerente la scoperta dell’alfabeto armeno e il suo impatto sulla vita pubblica armena;

 

- una sala dedicata alla Liturgia armena, ai manoscritti e libri armeni e ai parametri sacri;

- una stanza riservata all’arte armena, rappresentata dalle opere dei pittori famosi;

- una parte, infine, riservata alla storia della Comunità del Patriarcato di Deir Bzommar e il ruolo dei suoi padri nella vita culturale armena e libanese.

 Tommaso Greco

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 
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