Il poeta romantico Elias Abu Shabaki 1

 

Il poeta libanese Elias Abu Shabaki (Ilyās Abū Šabakah), tra i maggiori esponenti del Romanticismo arabo e figura di spicco della Nahah (il movimento della rinascita culturale araba), nasce il 3 maggio 1903 a Providence, durante una vacanza negli Stati Uniti dei suoi genitori Youssef (Yūsuf), ricco uomo d’affari, e Naila (Nā’ilah).

 

)

 

L’anno dopo gli Abu Shabaki fanno ritorno a Zouk Mikael (Zūq Mikayl), nell’attuale distretto amministrativo di Kisrawan (Qaḍā’ Kisruwān), dove Elias trascorre l’infanzia. Essendo la sua famiglia di confessione maronita, il bambino riceve un’istruzione religiosa e un’educazione di stampo cristiano, e nel 1911 è ammesso al Collège Saint Joseph, nella vicina Aintoura (‘Aynṭūrah).

Nel 1914, durante un viaggio di lavoro a Khartoum, in Sudan, il padre subisce l’aggressione di alcuni banditi, da cui viene derubato di tutti i suoi averi e ucciso. Il tragico evento riduce presto la famiglia in miseria, lasciando nel giovane un trauma indelebile che avrebbe segnato per sempre la sua vita e la sua poetica.

Con lo scoppio della grande guerra, Elias deve abbandonare il Collège Saint Joseph, costretto a chiudere dalle autorità ottomane. Frequenta allora il Collège Central, a Jounieh (Ğūniyah), ma senza concludere gli studi a causa di un diverbio con uno degli insegnanti. Prosegue dunque la sua formazione da autodidatta, leggendo soprattutto le Sacre Scritture e gli autori romantici francesi, in particolare Charles Baudelaire e Alfred de Musset, tra i principali modelli dei suoi primi tentativi poetici.

Nel 1920, a sedici anni, si innamora di Olga Saroufim (Ulġā Sārūfīm), una vicina di casa che aveva due anni più di lui. Nel dicembre 1931, dopo una decina d’anni di fidanzamento – durante i quali Elias intreccia tuttavia una relazione clandestina con una certa Rose, una donna sposata che abitava nel suo stesso villaggio –, i due giovani convolano finalmente a nozze, ma l’unico figlio della loro unione muore poco dopo la nascita nel 1932.

Nel corso del loro matrimonio, Elias si rivelerà un marito tutt’altro che fedele. Secondo i biografi, avrebbe tradito la moglie con almeno altre due amanti: una cantante egiziana di nome Hādiyah e poi, dal 1940, la ballerina Laylà ‘Adīm, che gli rimarrà accanto per sette anni, fino alla fine dei suoi giorni.

In condizioni economiche precarie, insegna per qualche tempo presso l’Istituto gesuita dei Fratelli delle scuole cristiane a Ğammayzah (Beirut) e l’Istituto al-Maqāṣid (Makassed School). Guadagna inoltre qualche misero compenso scrivendo per i giornali libanesi «al-Bayraq» (La bandiera), «al-Bayān» (L’eloquenza) e «Lisān al-ḥāl» (Il portavoce). È anche corrispondente per diverse riviste egiziane tra cui «al-Muqtaṭaf» (Il brano scelto).

Su richiesta dei direttori di alcuni di questi periodici, traduce in arabo le opere di numerosi autori francesi quali Alphonse de Lamartine, Edmond Rostand, Bernardin de Saint-Pierre, Molière, Henri Bordeaux, Voltaire, Antoine François Prévost. L’ottima conoscenza del francese gli avrebbe procurato in seguito, durante il secondo conflitto mondiale, un impiego come traduttore dei servizi di stampa e radiofonici per conto della Francia (nel 1923 la nazione europea aveva infatti ottenuto il mandato sulla regione siro-libanese).

Abu Shabaki esordisce come poeta nel 1926 con al-Qīārah (La lira), raccolta pervasa di cupo pessimismo e di profondo e malinconico disincanto nei confronti dell’esistenza umana (come si può cogliere dalla stessa dedica allo spirito del padre defunto). Il dīwān, che contiene una serie di liriche tradotte dal francese, denota la chiara influenza dei poeti arabi classici, come Abū Nuwās (756-814), e una certa propensione dell’autore alla misoginia.

Il poema narrativo al-Marī al-āmit (Il malato silente), una delle sue opere più note, scaturita dal cuore della tradizione romantica europea, viene dato alle stampe nel 1928. Due anni dopo, insieme ad altri intellettuali e artisti, fonda l’associazione letteraria denominata ‘Aabah al-‘Ašaratah (Lega dei Dieci), con l’intento di promuovere il rinnovamento della cultura araba senza lesinare duri attacchi nei confronti della retrograda intellighenzia e del corrotto establishment politico del tempo attraverso articoli pubblicati sul periodico «al-Ma‘raḍ» (L’esposizione), cui ben presto viene imposta la chiusura da parte delle autorità governative.

Afā‘ī Firdaws (I serpenti del Paradiso), raccolta di tredici liriche composte tra il 1928 e il 1938, anno della pubblicazione, è ritenuta dai critici il suo capolavoro assoluto (il modello principale è I fiori del male). Nel controverso dīwān, giudicato osceno per i suoi palesi contenuti erotico-sessuali, il poeta confessa e fa i conti con la torbida vicenda della sua relazione con l’amante Rose vissuta negli anni in cui era promesso sposo di Olga.

La passione amorosa diviene fonte di orrende visioni e di strazio dell’anima: il rimorso e il senso di colpa trascinano Abu Shabaka nella disperazione di un intimo e inestricabile conflitto interiore tra lussuria e moralismo, desiderio e vergogna, istinti bestiali e spiritualità, eros e thanatos.

Nel 1941 viene pubblicata la sua terza raccolta, al-‘Alān (Le melodie), un inno al semplice modo di vivere nei campi. Ognuna delle sedici liriche che la compongono tratta di un diverso aspetto della vita agreste e vi abbondano espressioni colloquiali e immagini del folklore e della tradizione libanesi. Il poeta, che si identifica con la figura del contadino, si scaglia contro l’avvento della tecnologia, il materialismo e la dissolutezza della vita cittadina, ed esalta il contatto diretto con la madre Terra, celebrata con toni quasi paganeggianti.

Il lungo poema narrativo Ġalwā’ – composto tra il 1926 e il 1932, ma pubblicato solo nel 1945 – è interamente ispirato alla moglie, oggetto d’amore e musa, e il titolo stesso dell’opera non è nient’altro che un anagramma del nome di Olga in arabo (أولغا=غلواء). I tòpoi sono ancora quelli dell’amore, della passione e del peccato (l’infuocata relazione con Rose). Sebbene altri scrittori, in particolare quelli dell’emigrazione (muhāğirūn) – cui pure si era ispirato – avessero già pubblicato lunghi poemi simili, la chiarezza della struttura narrativa di Ġalwā’ rende l’opera un vero unicum.

Nelle due ultime raccolte pubblicate in vita, Nidā’ al-qalb (Il richiamo del cuore, 1942) e Ilà al-abad (Per sempre, 1944), dedicate all’ultima compagna di vita Laylà ‘Adīm, Abu Shabaka torna a parlare delle ragioni del cuore, ma da una prospettiva più matura e raffinata: al di là di qualsiasi edonismo, alfine intimamente pacificato – sebbene conscio di essere un incompreso nella società –, il poeta celebra un nuovo genere di amore, innocente e gioioso, perfino casto e mistico, abbandonando per sempre la visione della donna come entità malefica e corruttrice, quasi ad attestare il compimento di un faticoso processo catartico di riconciliazione con l’altro sesso.

Oltre alla produzione poetica, sono degni di essere menzionati anche alcuni suoi saggi su Lamartine, Baudelaire, Oscar Wilde, e lo studio di letteratura comparata Rawābi al-fikr wa al-rū bayna al-‘Arab wa al-Franğah (Connessioni intellettuali e spirituali tra gli Arabi e i Francesi, 1945). Il volume al-Rusūm (Ritratti, 1931) raccoglie invece una serie di profili di personaggi politici e scrittori inizialmente pubblicati dall’autore su rivista.

Le spoglie del poeta, morto di leucemia il 27 gennaio 1947 all’ospedale Hôtel-Dieu de France a Beirut, riposano nel cimitero di Zouk Mikael. Min Sa‘īd al-Alihat (Dal grembo degli dèi), raccolta postuma di scritti e versi comparsi su vari periodici, fu data alle stampe nel 1959. Da allora la fama di Elias Abu Shabaki, soprattutto tra i giovani lettori arabi, non accenna a diminuire e la sua travagliata vicenda biografica ha anche ispirato una serie televisiva, trasmessa pochi anni fa da un’emittente libanese con uno straordinario successo di pubblico.

 

 Francesco Medici

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

Bibliografia essenziale

- al-Qīārah, Dār Sāḍir, Bayrūt 1926.

- al-Marī al-āmit, Dār Sāḍir, Bayrūt 1928.

- Afā‘ī Firdaws, Dār al-Makšūf, Bayrūt 1938.

- al-‘Alān, Dār al-Makšūf, Bayrūt 1941.

- Nidā’ al-qalb, Dār al-Makšūf, Bayrūt 1942.

- Ilà al-abad, Dār al-Makšūf, Bayrūt 1944.

- Ġalwā’, Dār Sāḍir, Bayrūt 1945.

- Min Sa‘īd al-Alihat, Dār Sāḍir, Bayrūt 1959.

 

 
This entry was posted in Volti e Tracce. Bookmark the permalink.

Lascia un Commento