Il poeta egiziano Ahmad Fouad Najm

 

Di recente è venuto a mancare il “Guevara” del dialetto egiziano e il simbolo della sua protesta politica nel corso di più di mezzo secolo, il poeta Ahmad Fouad Najm (1929-2013), uno dei più importanti poeti della lingua vernacolare nella storia dell’Egitto contemporaneo. Al-Fajoumi è uno dei numerosi soprannomi di cui ha goduto durante tutta la sua vita, durata 84 anni.

 

 

Egli è stato il rivoluzionario della parola e il poeta della resistenza, un combattente girovago, come l’ha descritto il poeta francese Louis Aragon, che ha avuto la forza di abbattere le barriere.

La provincia di Sharqiyya, in cui è nato, ha dato i natali anche ad Ahmad ‘Urabi, il quale fece scoppiare la prima rivoluzione contro la tirannia della famiglia di Muhammad Alì e il colonialismo inglese.

La famiglia di al-Fajoumi era di umili origini e fu costretta ad iscriverlo ad un orfanotrofio, dove ha incontrato un altro artista defunto, simbolo della canzone egiziana, ʿAbd al-Halīm Hāfez.

Najm si è formato da sé grazie al contributo di un gruppo di intellettuali comunisti e il romanzo La madre, dello scrittore russo Maksim Gor’kij, autore dell’espressione “creati per dire no”, fu l’inizio della sua trasformazione e della coscienza intellettuale e politica. Egli fece della lotta all’oppressione sociale il suo obbiettivo letterario, intellettuale e, soprattutto, politico.
La sua anima gemella nella lotta fu Shaykh Imam che ha musicato la maggior parte dei suoi versi contro l’oppressione politica, l’ingiustizia sociale, la dipendenza dal capitalismo mondiale e Israele, criticando ‘Abd al-Nasser e Anwar Sadat. L’alto prezzo che questi due lottatori dovettero pagare fu la prigione, che per Najm durò quasi diciotto anni.

 

 

La più grande caratteristica di Najm è stata quella di aver considerato il dialetto la più importante realizzazione culturale per il popolo
egiziano o, almeno, così credeva questo poeta dissidente, tanto che la sua personalità e i suoi modi peculiari si sono diffusi ampiamente e
resteranno come suo ricordo.

 

Rossella De Luca

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 
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