Gli armeni in Egitto 1

 

La presenza del popolo armeno in Egitto si fa risalire al VI secolo. Stando ai numerosi documenti relativi al periodo pre e post conquista Islamica, i primi Armeni migrati in Egitto furono di religione musulmana. A partire dal 1074, gli Armeni, convertiti all’Islam sotto il dominio arabo, occuparono cariche politiche e militari quali quelle di governatori, generali e visir.

 

Fu dal XIX secolo e anche dal secolo successivo, che l’Egitto divenne teatro di un forte afflusso di Armeni cristiani.  In relazione a ciò, è possibile suddividere le varie fasi della storia armena in Egitto in diversi periodi di cui citeremo i più significativi.

Così il PERIODO FATIMIDE, collocabile nel X secolo, rappresenta un momento storico assai prospero  per gli Armeni, che godevano di un’ampia libertà culturale,commerciale e religiosa. In questa fase la loro comunità si arricchì di nuovi arrivati da Siria e Palestina: si ha ragione di ritenere che circa 30.000 Armeni vivessero nel Califfato Fatimide e che questa cifra raggiunse probabilmente la soglia dei 100.000.

Segue poi il PERIODO MAMELUCCO che fu decisamente meno florido per gli Armeni. Circa 10.000 Armeni furono catturati durante l’invasione del Regno Armeno di Cilicia, tra il 1266 ed il 1375, e condotti in Egitto come mamelucchi (soldati schiavi). Qui essi furono impiegati anche in agricoltura e nell’artigianato. I più giovani furono sottoposti ad addestramento nei campi militari secondo il sistema mamelucco ed in seguito arruolati nell’esercito e a palazzo.

All’inizio del secolo XIV, la chiesa Armena fu segnata da uno scisma, in seguito ad un accordo tra il Patriarca Sargis di Gerusalemme e il Sultano al- Malik all-Nasir. Ne conseguì che solo gli Armeni del regno mamelucco furono posti sotto giurisdizione del Patriarcato di Gerusalemme, dove si godeva di libertà di religione e dove l’autorità del patriarca fu decisiva nella vita pubblica e privata della comunità armena.

IL REGNO DI MUHAMAD ‘ ALI D’EGITTO è quello collocabile nel periodo che va dal 1805 al 1849 e che fu caratterizzato da forti flussi migratori di Armeni verso l’Egitto. Si calcola, infatti, che in questo periodo, qui vi emigrarono circa 2000 Armeni. Muhamad  ‘Ali attribuì loro cariche pubbliche attraverso le quali essi contribuirono allo sviluppo socio-economico del paese, affermandosi come figure di spicco della comunità armena.

Così si può ricordare Boghos Youssufian (1768–1844), banchiere ed imprenditore che, nel 1837, fu nominato da Muhamad ‘Ali Presidente della Camera di Commercio e posto a capo di altri incarichi di natura finanziaria. Ancora nel 1876 Nubar Nubarian (1825–1899)divenne Primo ministro del moderno Egitto.

Va ricordato pure che in quest’epoca furono pure costruite le chiese armene in Egitto,  sia per gli Armeni ortodossi che per gli Armeni cattolici. In questo periodo fu istituita anche la prima scuola armena a Bein al-Sourein nel 1828, denominata la Scuola Religiosa Yeghiazarian.

Nel 1854, questa fu trasferita dapprima a Darb al-Geneina, dove fu intitolata allo storico armeno  Movses Khorenatsi,  e successivamente a Boulaq da Nubar Pasha, esponente politico di spicco, poi  primo ministro.  La seconda scuola armena in Egitto sarà poi fondata  ad Alessandria nel 1890 da Boghos Youssefian  e chiamata appunto Scuola Boghossian. Infine la scuola più recente è Nubarian a Heliopolis, istituita nel 1925 grazie ad una donazione di Boghos Nubar.

 

 

PERIODO DELLE MIGRAZIONI FORZATE: esso risale al XX secolo e abbraccia due ondate di migrazioni inverse, da e verso l’Egitto. Quest’ultima scaturì dal genocidio armeno, che ebbe inizio il 24 aprile 1915 , con un flusso migratorio importante di Armeni che volevano sfuggire alle persecuzioni dalla Turchia. Nel 1917 il numero totale di Armeni in Egitto si aggirava intorno a 12.854 e questo numero raggiunse in un decennio la cifra di  17.188 abitanti armeni, per lo più stanziati nelle città del Cairo e di Alessandria.

La seconda ondata di migrazione armena avvenne nel 1952 con l’avvento della Rivoluzione di Nasser e delle Leggi socialiste che questa affermò, nonché con le nazionalizzazioni effettuate in grandi strati dell’economia. Secondo alcuni censimenti indipendenti, gli Armeni in Egitto, che all’inizio del 1952 raggiungevano le 40.000 unità, erano impiegati in gran parte nel settore privato.
Queste misure nasseriane perciò indussero molti Armeni ad emigrare. Dal 1956, infatti, una controndata migratoria si verificò verso l’Europa , gli Stati Uniti e l’ Australia. Anche se non si dispone di dati ufficiali precisi, pare che la presenza di Armeni in Egitto diminuì sensibilmente in questo periodo.

Sabrina Rizzo

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 

 
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