Presentazione Libro.

 

Per iniziativa del Centro “Studi e Ricerche di Orientalistica”, venerdì, 15 novembre, alle ore 17:00, presso la Sala Consiliare del Comune di Bari, Padre Ibrahim Faltas, Economo della Custodia di Terra Santa, ha presentato il suo libro “Dall’assedio della Natività all’assedio della città – Betlemme 2002-2012”, in memoria del Beato Giovanni Paolo II.

L’intervento di Padre Ibrahim è stato preceduto da un’introduzione a cura degli organizzatori: il prof. Kegham Boloyan, Presidente del Centro, e la prof.ssa Carmela Montagnolo hanno prospettato l’attuale scenario socio-politico in Terra Santa; la dott.ssa Teresa Filomena ha, invece, esposto le dinamiche relative alla costruzione del muro di separazione israeliano nei Territori  palestinesi. 

 Celebrato dagli israeliani come panacea contro gli attacchi terroristici e condannato dai palestinesi come strumento di catastrofico peggioramento dell’occupazione dei Territori, il muro di separazione è stato ritenuto illegittimo dalla stessa Corte di Giustizia internazionale che, il 9 luglio 2004, ha disposto che Israele smantellasse le parti costruite sul territorio palestinese e risarcisse i danni causati.

Ciò nonostante, i  lavori di costruzione e di progettazione sono andati avanti e oggi la lunghezza complessiva del muro – comprese le sezioni progettate, ma non ancora costruite – supera i settecento chilometri. La comunità palestinese risulta strangolata in enclavi con gravissime ripercussioni sulla vita socio-economica e sulle stesse prospettive di un futuro accettabile e dignitoso.

Padre Ibrahim ha conquistato immediatamente la sala con il suo calore e la sua profondità d’animo. Le sue prime parole, colme d’affetto e di gioia, sono state rivolte al caro amico di vita, Kegham Jamil Boloyan. Per quanto possa risultare familiare un volto noto attraverso i media, la conoscenza effettiva della persona produce, in genere, un impatto di gran lunga più forte.

 Padre Ibrahim, uomo di fede e uomo d’azione, è stato ancora di più. Nel 2002, egli svolse un ruolo chiave nella trattativa fra i palestinesi bloccati all’interno della Basilica della Natività e l’esercito israeliano. Nel suo libro sono descritti i trentanove terribili giorni dell’assedio: solo il dialogo e la comunicazione, la tenacia e l’amore per il prossimo portarono ad una soluzione pacifica.

 La situazione drammatica indusse gli stessi frati della Basilica della Natività a trovare un compromesso e, come ricorda Padre Ibrahim con autoironia, per una volta francescani, greci-ortodossi e armeni furono d’accordo. Il diario è corredato anche di foto inedite e articoli della cronaca di quei giorni. Una volta terminato l’assedio, la comunità palestinese si è ritrovata a lottare contro “un muro, alto nove metri, che rende tutt’oggi  Betlemme una prigione a cielo aperto”.

 Padre Ibrahim continua a credere nella pace e in quei ponti che il Beato Giovanni Paolo II, a cui è dedicato il libro, auspicava al posto dei muri, siano essi fisici o psicologici. La comunità palestinese è coesa nello sforzo di conquistare un suo posto nel mondo: Padre Ibrahim ha sottolineato quanto i vertici dell’Autorità Nazionale palestinese, prima Yasser Arafat (che nel 2002 viveva una analoga condizione di isolamento nel suo quartier generale di Ramallah) e poi Mahmoud Abbas (Abu Mazen) siano sempre stati di supporto all’intera comunità, senza distinguere tra musulmani e cristiani.

I progetti di Padre Ibrahim, all’insegna dei  principi di libertà, di tolleranza, uguaglianza e giustizia, sono  appunto rivolti in particolare ai bambini ed ai giovani –  qualsiasi sia la loro religione – nel tentativo di evitare, almeno in parte, le dure ripercussioni causate dal muro di separazione israeliano sulla comunità palestinese. Le prospettive di pace e di un futuro migliore in terra di Palestina sembrano, purtroppo, ancora lontane.

 A volte, però, basta una canzone per sognare e sperare. Milad Nicola Elias Fatouleh ha cantato per i nostri ospiti “Una stella a Betlemme” , presentata al 47° Zecchino d’Oro, nel 2004. Milad – la cui famiglia originaria di Beit Jala, un sobborgo di Betlemme, vive a Bari da anni – ha rivolto al cielo una preghiera di pace, con una voce soave in cui la cultura palestinese e quella italiana risultano fuse tra loro come d’incanto.

 La pace ha bisogno di armonia, come quella che vive in Milad, e ha bisogno del coraggio e del sorriso di Padre Ibrahim. La platea ha risposto all’iniziativa con molto entusiasmo: in particolare è stata sottolineata l’importanza di fare conoscere nelle scuole di ogni ordine e grado la realtà di cui è portavoce Padre Ibrahim e, quindi, l’opportunità di sensibilizzare l’intera comunità locale alla realizzazione di progetti nel

campo della pace.

 

Teresa Filomena

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

Foto di Paolo Lorusso 

 

 
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