Un autoritratto di Ameen Rihani

 

Lo scrittore libanese Ameen Rihani (Amīn Fāris Anṭūn al-Rīḥānī, 1876-1940) deve l’appellativo di «Filosofo di al-Furaykah» (Faylasūf al-Furaykah) alla sua opera monumentale in arabo, pubblicata in quattro tomi a Beirut tra il 1910 e il 1923, intitolata, dal suo nome, al-Rīāniyyāt (الريحانيات).

 

Si tratta di una ponderosa raccolta di scritti vari, prosastici e poetici, comparsi inizialmente sotto forma di articoli su riviste e periodici mediorientali e statunitensi.

 

 

Insieme alle poesie e alle prose liriche, successivamente confluite nella silloge postuma Hutāf al-awdiyah: ši‘r manūr (Il grido delle valli: poesie in prosa, 1955), le āniyyāt comprendono contributi di carattere storico, politico, sociale, economico, religioso e filosofico, a partire dal suo celebre Discorso sulla tolleranza religiosa (ubah fī al-tasāhul al-dīnī), tenuto il 9 febbraio 1900, giorno di San Marone, presso la Youth Maronite Association, a New York, in cui il giovane Rihani invitava i suoi connazionali a superare le divisioni religiose e i particolarismi, e attaccava duramente il fanatismo e la corruzione del clero nella sua terra d’origine (la veemenza delle sue parole avrebbero provocato reazioni opposte sia all’interno delle comunità arabo-americane – ovvero delle varie «Little Syria» statunitensi – sia nei Paesi arabi, soprattutto in Libano e in Egitto, suscitando accesi dibattiti sulla carta stampata, fino a procurargli una scomunica come eretico da parte della Chiesa maronita nel 1903).

La lucidità e la libertà di pensiero dell’autore (lampanti pure nel suo capolavoro narrativo, il romanzo The Book of Khalid [Il Libro di Ḫālid], pubblicato a New York nel 1911) riscosse un notevole successo anche fuori dai circoli dell’intellighenzia arabofona, come dimostrano le numerose traduzioni delle āniyyāt (integrali o parziali) in lingue straniere succedutesi nell’ultimo secolo.

La prima in assoluto, in russo, fu pubblicata a Mosca già nel 1917, a cura del noto arabista Ignaty Yulianovich Krachkovsky (Игна́тий Юлиа́нович Крачко́вский, 1883-1951), amico di Rihani fin dal 1910. Degne di essere menzionate sono anche quelle in cinese mandarino (a cura di K’ang-hu Chiang, pubblicata a Pechino nel 1945) e in bulgaro (a cura di Maya Tsolova, pubblicata a Sofia nel 1999).

Per quanto concerne le traduzioni in inglese, si segnalano quella curata da Naji B. Oueijan (Notre Dame University, Libano), pubblicata a Beirut nel 1998 (ma si tratta solo di alcuni estratti), e infine quella “a quattro mani” di Rula Zuheir Baalbaki (American University of Beirut) e Amal Saleeby Malek (Notre Dame University, Libano), uscita a Washington nel 2010.

Sfortunatamente, non esistono ad oggi traduzioni in italiano, neppure frammentarie, delle āniyyāt. Si propone dunque di seguito, a titolo esemplificativo, la traduzione italiana inedita dall’inglese di uno degli interventi più significativi della raccolta, Chi sono io?, una sorta di autopresentazione dello stesso Ameen Rihani, particolarmente suggestiva per la sagacia e il carattere (auto)ironico, dal titolo originale in arabo Man anā? (Who Am I? in inglese). Seguono alcune note al testo, una bibliografia e una sitografia essenziali.

Chi sono io?

Una domanda al contempo stupida e intrigante, e che induce alla riflessione. Stupida perché puerile, intrigante perché talvolta l’uomo ama cimentarsi con sfide sovrumane. Una domanda che induce alla riflessione perché nel profondo dell’animo umano si celano misteri in cui l’impossibile e il possibile coesistono, e la realtà si mescola con la fantasia. Comunque, prima di rispondere a un siffatto quesito dovrei quantomeno sapere chi sono.

Se non so chi sono, sarà allora giusto per me scegliere di cambiare la mia identità? Sapere chi sono è piuttosto difficile. Potrei non essere in grado di scandagliare la conoscenza dell’“ego”, propugnata dai filosofi greci nei tempi antichi. Comunque, ammesso che ne sia capace, come potrei conoscere l’ego altrui al punto da stabilire che è migliore, più strutturato, più importante e più bello del mio? Se così fosse, opterei per un altro ego anziché per il mio.

Prima di nutrire un simile desiderio, insomma, la conoscenza è un fattore in ogni caso indispensabile. Non mi attirerebbe, infatti, essere una persona famosa e acclamata, se ciò fosse limitato ad avere semplicemente un aspetto affascinante.

L’ego che percepisco nella mia personalità non è del tutto conoscibile dai cinque sensi. Mostrandovi una parte del mio ego, potrei farvi ridere o adirare, potrei stupirvi oppure urtare la vostra sensibilità. Dico “una parte” perché la conoscenza – la conoscenza totale, intendo – appartiene soltanto al Creatore dell’“ego”, cioè a Dio.

Talvolta avverto e mi rendo ben conto che la mia personalità consiste in una combinazione di molte diverse personalità, disarmoniche all’apparenza e armoniche nell’essenza e nell’eterno ciclo dell’esistenza.

Da un punto di vista etnico, la mia personalità è semitico-ariana, cioè assira, persiana, greca e araba (si vedano le religioni di questi popoli).

Da un punto di vista religioso, la mia personalità è animista, adonista, monoteista, cristiana, islamica e ūfī (si veda la storia di queste religioni).

Da un punto di vista letterario, la mia personalità è orientale e occidentale, poetica e filosofica, scientifica e pragmatica (tenuto conto della mia passione per i poeti e per i filosofi orientali, e il mio amore per gli scienziati e i pensatori occidentali).

Da un punto di vista politico, la mia personalità è aristocratica (nell’accezione orientale) e democratica (nell’accezione occidentale). Essa ha una volontà aristocratica e un comportamento democratico, è al contempo semplice e complessa, boriosa e comprensiva, desiderosa di libertà e indipendenza per tutte le nazioni, unite nella fede nell’uomo, nella fraternità e nella pace.

Inoltre, la mia è la personalità di un artista capace di cogliere bellezza e verità, che io venero, sia nella realtà fenomenica sia nell’intimo dell’animo umano.

Questo è tutto quanto io conosca circa la personalità umana che risponde al nome di Amīn al-Rīḥānī. Pensate sia una personalità multicolore e dalle mille luminose sfaccettature, dai molteplici aspetti intellettuali e spirituali?

Ebbene sì, è proprio una personalità eccezionale, attraente e di qualità sopraffina!

Ma non intendo certo affermare, con questo, che la mia personalità sia unica nel suo genere. Al contrario, le personalità dei miei fratelli, cioè di coloro che abitano le regioni che ho appena menzionato, hanno caratteristiche simili alla mia. Tuttavia, essi potrebbero non avere alcuna conoscenza di sé e vivere nella più totale inconsapevolezza.

Senza conoscenza e senza un adeguato lavoro su se stessi, infatti, la personalità non si evolve e non raggiunge i suoi scopi in questa o in un’altra esistenza. Pertanto, io mi sento, in un certo senso, più avanti di loro in materia di (auto)conoscenza e introspezione.

Esistono senz’altro personalità migliori della mia per ideali, obiettivi e capacità. Ma ho già detto che non sono in grado di arrivare al nocciolo di questa scienza, la scienza della “ego”. Come posso quindi sondare la profondità delle personalità altrui?

È giusto e saggio optare per ciò che si ignora a scapito di quanto si conosce? Oppure desiderare qualcosa di incerto che potrebbe non portare alcuna gratificazione, appagamento o soddisfazione? Voglio dire: avrebbe senso per me preferire questo a quella cosa vaga – e tuttavia splendida nella sua vaghezza – che si chiama Amīn al-Rīḥānī?

A questo punto, c’è ancora bisogno di dire che, se io non fossi ciò che sono, avrei preferito essere Amīn al-Rīḥānī?

Per quanto concerne le personalità illustri a livello mondiale (che si tratti del campo della finanza, della letteratura o della politica), un intero, impudente universo le separa da me, una realtà, voglio dire, la cui sottile superficie è nascosta sotto la sua crosta.

Sono in grado di rendermi conto che, se sono attratto dal miraggio del denaro, dalla gloria della fama o dalla sete di potere, queste cose non mi degradano come essere umano né sviliscono il mio valore spirituale e cosmico – benché tale valore non sia che un piccolo, misero anello della catena dell’eternità? È forse la sicurezza personale l’oggetto della mia ricerca? Certo che no!

Non intendo mentirvi dicendovi che non mi interessano i piaceri della vita, il potere e la buona salute. Ma amo anche la bellezza, il cui spirito sopravvive anche dopo che la forma è svanita, e amo la giovinezza benché essa sia fugace.

Comunque, la privazione non ferma la conoscenza. Ai miei occhi, la conoscenza che sa cogliere la rivelazione dei segreti della natura, i frutti dell’ingegno e le manifestazioni del divino è più nobile, sana, solida e seducente di tutto il denaro, la fama e il potere politico del mondo.

Sento che la mia personalità è il pilastro della mia serenità, della mia sicurezza e della mia tranquillità. Se essa non può millantare certi successi terreni, possiede tuttavia la sua ricchezza interiore. Una salute malferma, una felicità fondata sulle sabbie dei beni materiali, la magnificenza che poggia sulle fragili canne del denaro e del potere mondano, sono solo elementi accessori che non ledono la mia personalità.

Se ho trascurato i soldi, il potere e i figli – e qualsiasi altro dono della terra o delizia del mondo – è perché sono libero, soddisfatto del mio passato e tranquillo per il futuro. Perché dovrei curarmi allora di chi possiede enormi fortune, larga fama e immensi poteri, e desiderare che queste cose siano mie fino al punto da identificarmi con esse, divenendone schiavo?

Non c’è traccia di acredine morale nella profondità di quest’anima. Nella vita, è importante che questa fonte interiore, la fonte di tutti i talenti spirituali e intellettuali, non sia mai disseccata. Se essa continuerà a sgorgare in abbondanza, i suoi doni benedetti e i suoi benefici non potranno essere misurati con il metro dei ricchi né con quello dei potenti o dei capi politici.

 

Note al testo

- L’animismo (o anche animatismo) è una dottrina o concezione della realtà, tipica delle religioni dei popoli primitivi, che attribuisce un’anima alle cose del mondo esterno. Il termine designa per estensione qualsiasi atteggiamento che attribuisce anima e sensibilità agli oggetti materiali.

- Con il termine «adonista» l’autore vuole alludere all’adonismo, ovvero al culto pagano di Adone. La mitologia greca narra che Adone, noto presso i Fenici (progenitori dei Libanesi) con il nome di Tammūz, era il bambino più bello del mondo. Afrodite lo affidò alle cure di Persefone, dea degli inferi. Quest’ultima, incantata dalla bellezza di Adone, non volle restituirlo ad Afrodite. Fu Zeus a farsi mediatore tra le due contendenti, decretando che Adone sarebbe dovuto stare una metà dell’anno con Afrodite e l’altra nel mondo degli inferi. Afrodite e Adone divennero in seguito amanti scatenando le ire del marito della dea, Ares. Questi ferì a morte il suo rivale, e a nulla valsero le cure di Afrodite che vide Adone morirle tra le braccia mentre le gocce del suo sangue cadute al suolo si trasformavano in anemoni rosse. Le disposizioni di Zeus rimasero tuttavia ancora valide: ad Adone fu concesso di restare con la sua amante ogni sei mesi. Per questo le anemoni, che tornano ogni primavera a fiorire, simboleggiano in Libano il ritorno alla vita di Tammūz.

- Il sufismo (taawwuf in arabo) è il misticismo islamico.

 

Bibliografia essenziale

- Amīn Fāris Anṭūn al-Rīḥānī, ubah fī al-tasāhul al-dīnī (Discorso sulla tolleranza religiosa), «al-Iṣlāḥ», New York, 9 February 1900.

- Amīn Fāris Anṭūn al-Rīḥānī, al-Rīāniyyāt [Scritti vari di al-Rīḥānī], 4 voll., al-Matba‘ah al-‘Ilmiyyah, Bayrūt 1910-1923 (cfr. The Rihani Essays, translated from the original Arabic by Rula Zuheir Baalbaki, revised by Amal Salleby Malek, Platform International, Washington, D.C. 2010).

- Ameen Rihani, The Book of Khalid (Il Libro di Ḫālid), illustrated by Kahlil Gibran, Dodd Mead and Co., New York 1911.

- Amīn Fāris Anṭūn al-Rīḥānī, Hutāf al-awdiyah: ši‘r manūr [Il grido delle valli: poesie in prosa], Dār al-Rīḥānī, Bayrūt 1955.

- Ameen Rihani, Who Am I?, translated by C. Rayess, in Excerpts from Ar-Rihaniyat by Ameen Al-Rihani, edited with an Introduction by N.B. Oueijan, Notre Dame University Press-Louaize, Beirut 1998, pp. 5-7.

- Poeti arabi a New York, introduzione e traduzione di F. Medici, prefazione di A. Salem, Palomar, Bari 2009, pp. 31-91.

- Francesco Medici, Il Museo Rihani, Centro Studi e Ricerche di Orientalistica, 29 luglio 2013 (http://www.orientalistica.it/?p=3960).

- Francesco Medici, “Io sono l’Oriente” di Ameen Rihani, Centro Studi e Ricerche di Orientalistica, 28 settembre 2013 (http://www.orientalistica.it/?p=4549).

Sitografia

- Ameen Rihani Organization (ARO): http://www.ameenrihani.org/

- Project Khalid: http://projectkhalid.org/

- Azzurra Meringolo, Little Syria, audioreportage, Rai Radio3 Mondo, 27 agosto 2013 (http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-77e69251-9554-4b81-82a1-9925612cd570.html#)

 

Francesco Medici

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 

 
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