La Biblioteca di Alessandria d’Egitto

 

Secondo varie fonti storiche, sembra che la Biblioteca d’Alessandria sia stata costruita intorno al 305 a.C., sotto il regno di Tolomeo I, da Demetrio Falereo, uno degli allievi di Aristotele. Questo indiretto legame con il noto filosofo greco può essere facilmente identificato nella struttura della Biblioteca che ricalcava fedelmente quella del Liceo di Aristotele, fondato circa 30 anni prima. La Biblioteca d’Alessandria, infatti, comprendeva un passeggio (dal “peripatos” aristotelico), dei giardini, una grande sala da pranzo, una sala lettura e alcune sale riunioni.  

 

La Biblioteca si divideva in due parti: un’area grande era costruita all’interno del palazzo reale ed era riservata alla consultazione da parte degli studiosi del Museo, mentre una parte più piccola, costruita all’esterno della corte, era destinata

alla pubblica lettura. Inoltre, la Biblioteca conteneva un’area in cui si acquisivano i libri (costruita, per ovvia comodità, accanto al porto), un’area riservata alla catalogazione ed un’ampia sala che conteneva tutti rotoli di pergamena sistemati su mensole. La leggenda narra che nella parte alta del muro fosse stata incisa la seguente frase: “Luogo di cura per l’anima”.

Ben presto, la Biblioteca d’Alessandria si trovò a contenere tutti gli scritti creati nel mondo, grazie anche ad una politica centrale che prevedeva che fossero trattenuti tutti gli scritti presenti su ogni nave che approdava al porto cittadino; la copia originale di questi veniva inclusa nella Biblioteca, mentre una seconda copia, prontamente realizzata da personale addetto, veniva consegnata ai legittimi proprietari. Oltre a collezionare scritti preesistenti, la Biblioteca alessandrina divenne un vero e proprio centro di ricerca e molti studiosi, provenienti da tutto il mondo, scrissero innumerevoli opere di matematica, astronomia, fisica, scienze naturali e molte altre discipline.

Il numero di scritti presenti nella Biblioteca aumentò in modo esponenziale fino a raggiungere un numero elevatissimo (ad esempio, si narra che Marcantonio vi portò ben 200.000 scritti, come regalo di matrimonio per la sua Cleopatra).

Purtroppo, lo splendore della Biblioteca d’Alessandria durò fino al 48 d.C. circa, quando Giulio Cesare fece incendiare decine di navi presenti nel porto di Alessandria, danneggiando notevolmente anche parte dell’edificio. Secondo gli storici, però, fu solo nel 642 d.C. che la Biblioteca venne totalmente distrutta su ordine del califfo Omar. Gli storici non sono ancora concordi su quando e come la Biblioteca venne definitivamente distrutta ma di certo questa non sopravvisse oltre la metà del I secolo d.C.

Solo nel 1974 fu seriamente deciso di “riportare in vita” la vecchia Biblioteca costruendone una nuova che ne riprendesse la maestosità e il prestigio culturale. Un’apposita commissione, facente capo all’Università di Alessandria, stabilì che la nuova Biblioteca sarebbe dovuta sorgere tra il campus e il mare, più o meno nella stessa zona della storica struttura. Nel 1995 iniziò la costruzione di questa nuovo edificio e fu affidata ad alcuni architetti norvegesi che si erano precedentemente aggiudicati un gara bandita dalla commissione addetta. Dopo sette anni di lavori

 La Bibliotheca Alexandrina è stata progettata per contenere oltre otto milioni di libri, oltre che a contenere una vasta area, ben 70 mila metri quadrati su undici livelli, da impiegare come sala lettura. Il complesso comprende anche un centro congressi, settori per non vedenti, bambini e ragazzi, tre musei, quattro gallerie d’arte, un planetario ed un laboratorio per il restauro di manoscritti.

   

Purtroppo, la “rinascita” della Biblioteca d’Alessandria, non ha di certo riscosso il successo ipotizzato. L’opinione pubblica mondiale, infatti, ha valutato questa “impresa architettonica” come totalmente superflua, data la dovuta priorità che altri tipi di interventi avrebbero meritato in una nazione come l’Egitto. Inoltre, la vastità strutturale della Biblioteca è stata considerata eccessiva, in quanto si è abbastanza scettici che l’edificio possa arrivare a contenere il numero di volumi per il quale è stato progettato; nel 2002, infatti, vi erano soltanto 500 mila libri, molti dei quali sono stati donati da Spagna e Francia. Si teme, inoltre, che la forte censura presente in Egitto possa limitare l’acquisizione di nuovi volumi e possa quindi ridurre il numero e la tipologia di autori e di tematiche. Tuttavia, in seguito alla rivoluzione del 25 gennaio 2011, vi è un certo ottimismo che questa struttura possa diventare anch’essa parte attiva per lo sviluppo di un pensiero libero ed indipendente.

 

Anthony Faied

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 
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