Il Monastero di Khor Virap

 

Khor Virap è un monastero della Chiesa apostolica armena la cui fama come meta di pellegrinaggio è dovuta al fatto che Grigor Lusavorich (il futuro San Gregorio l’Illuminatore) fu  imprigionato in questo luogo per tredici anni dal re Tiridate III d’Armenia.

Il luogo dell’imprigionamento “virap nerk’in” è divenuto noto come “Virap” o “Khor Virap” (in armeno Խոր Վիրապ) che significa “buca profonda” o “pozzo profondo”.

Khor Virap è situato su una collinetta presso Pokr Vedi, nella provincia di Ararat: il villaggio si trova ad una distanza di 4 km (2,5 miglia) dalla principale autostrada e a circa 8 km (5 miglia) a sud di Artashat. Yerevan, la capitale e la più grande città dell’Armenia, si trova a 30 km (19 miglia) a nord.

Khor Virap è collocato di fronte alla città di Aralykh e ad una distanza di circa 100 metri (330 piedi) dal confine turco-armeno, recintato con filo spinato e difeso da installazioni militari che sorvegliano la problematica zona di confine. Il monastero è circondato dai verdi terreni da pascolo e dai vigneti della pianura di Ararat e offre delle splendide vedute del monte Ararat. Il fiume Arax (o Arakas) scorre nelle sue vicinanze.

 

 

Particolarmente avvincenti risultano le notizie storiche relative al monastero di Khor Virap. Intorno al 180 a.C. il re Artashes I, fondatore della dinastia Artashissian, scelse Artashat (conosciuta anche come Artaxtisata) come il luogo della sua capitale armena.

Si narra che anche Annibale, il generale cartaginese che fu grande nemico di Roma, sia stato determinante nell’assumere tale decisione. Artashat, che sarebbe poi stata distrutta dal re persiano Shapur II, rimase la capitale del regno fino all’avvento del re Khosrov III (330-339) che deliberò il suo spostamento a Dvin.

Artashat è situata in prossimità della collinetta di Khor Virap che venne utilizzata come prigione reale finché non fu costruita la sua cappella. Quando il re Tiridate III governava l’Armenia, il suo assistente era il cristiano Grigor Lusavorich.

Nel momento in cui al re giunsero voci secondo le quali Anak il Parto, padre di Gregorio, era responsabile dell’omicidio del suo stesso padre, egli ordinò che Gregorio fosse legato mani e piedi e che fosse gettato all’interno di Khor Virap perché morisse nella prigione sotterranea di Artashat.

Anche il rifiuto di Gregorio di offrire sacrifici alla dea Anahita e per converso la sua predicazione della religione cristiana indussero il pagano Tiridate a torturarlo e a condannarlo all’imprigionamento a Khor Virap dove venne dimenticato mentre il re conduceva le sue guerre e la persecuzione dei cristiani.

Tuttavia Gregorio non morì nel corso dei suoi 13 anni di prigionia. La sua sopravvivenza fu dovuta ad una vedova cristiana di quella città che, sotto l’influenza di una strana visione onirica, nutrì regolarmente Gregorio facendo scendere nella buca una pagnotta di pane appena sfornato.

In quel tempo l’imperatore romano Diocleziano voleva sposare una bella fanciulla e inviò i suoi emissari alla ricerca della donna più bella. Essi trovarono a Roma una ragazza chiamata Ripsima che era sotto la tutela della badessa Gaiana in un convento cristiano. Quando Ripsima venne a conoscenza della proposta di matrimonio del re, fuggì in Armenia per evitarlo.

Avendo avviato una ricerca per localizzare la ragazza e punire le persone che l’avevano aiutata a fuggire, Tiridate scovò Ripsima e la condusse con la forza al suo palazzo, cercando di corteggiarla.

Dal momento che il re non riuscì nel suo intento a causa delle forti resistenze opposte da Ripsima, egli ordinò che la ragazza fosse trascinata al suo cospetto con un collare intorno al collo nella speranza di persuaderla ad acconsentire a sposarlo.

Le uniche conseguenze furono purtroppo la persecuzione e l’assassinio di Ripsima, Gaiana e molti cristiani. Tiridate impazzì e si dice che “si comportò come un cinghiale selvatico mentre lo strazio si abbatteva sulla sua casa e i demoni si impossessavano della gente della città”.

Fu allora che la sorella di Tiridate, Khosrovidhukt, ebbe una visione in cui un angelo, con le parole “quando egli verrà ti insegnerà i rimedi per tutti i tuoi mali”, le parlava del prigioniero Gregorio nella città di Artashat come l’unico in grado di mettere fine ai tormenti.

La gente non fece molto affidamento su questa visione dal momento che pensava che Gregorio fosse probabilmente morto nel corso della sua prigionia in fondo al pozzo. Ma Khosrovidhukt fece lo stesso sogno ripetutamente rivelandone anche un messaggio minaccioso: se le istruzioni del sogno non fossero state eseguite ne sarebbero derivate conseguenze disastrose.

Il principe Awtay fu incaricato di tirare fuori Gregorio da Khor Virap. Egli si recò al pozzo e gridò a Gregorio dicendo: “Gregorio, se tu sei da qualche parte laggiù, vieni fuori. Il Dio che tu veneri ha ordinato che tu sia portato fuori”. Quando Gregorio fu liberato si trovava in uno stato miserevole. Fu condotto quindi dal re che, ormai impazzito, “vagava in cerca di cibo tra i maiali a Valarshapar” strappandosi la propria pelle. Gregorio curò il re e lo fece rinsavire.

Venne quindi a conoscenza di tutte le atrocità che erano state commesse e vide i corpi dei martiri che erano stati cremati. Il re, accompagnato dalla sua corte, si avvicinò a Gregorio chiedendo perdono per i peccati commessi. Da allora in poi Gregorio iniziò a predicare il Cristianesimo al re, alla sua corte e all’esercito.

Il re Tiridate abbracciò il Cristianesimo come propria religione a seguito della cura miracolosa attuata dall’intervento divino. San Gregorio divenne il mentore religioso del re e insieme portarono avanti l’attività evangelizzatrice nel Paese.Nel 301 l’Armenia divenne il primo Paese del mondo ad adottare il Cristianesimo come religione di Stato. Gregorio fu nominato Vescovo di Cesarea e rimase al servizio del re fino circa al 314 d.C.

Un’altra versione relativa alla conversione di Tiridate al Cristianesimo è che si trattò di una mossa strategica per creare un’unità nazionale da contrapporre all’egemonia dei persiani zoroastriani e della Roma pagana. Da allora la Chiesa cristiana ha comunque avuto una forte influenza in Armenia.Nel 642 d.C. nell’area soprastante al famoso pozzo dove Gregorio fu incarcerato per tredici anni, venne inizialmente costruita una cappella da Nerses III il Costruttore (il Catholicos di tutti gli armeni) in segno di venerazione nei confronti del Santo. Essa era di pietra calcarea bianca e nel corso dei secoli venne ricostruita più volte. Oggi la cappella di S. Ghevorg è una piccola basilica con le absidi semicircolari che si trova a sud-ovest della chiesa principale di Santa Astvatsatsin. Sebbene la maggior parte delle chiese armene abbiano un asse di orientamento che segue la direzione est-ovest, la cappella di S. Ghevorg è orientata verso nord-ovest/sud-est.

Dei due pozzi che si trovano all’interno della cappella, quello di San Gregorio è il più lontano, con i suoi 6 metri (20 piedi) di profondità e 4,4 metri (14 piedi) di larghezza. L’accesso al pozzo avviene attraverso due buche non visibili. Una piccola camera, una scala a chiocciola, e una scaletta di metallo conducono ad una piccola zona chiusa nel pozzo.Alla destra dell’altare nella prigione sotterranea c’è la stanza principale. Una lunga scala da qui scende verso una cella di dimensioni abbastanza ampie che fu la prigione di Grigor Lusavorich. E’ anche possibile scendere fino in fondo al pozzo, per una profondità di circa 60 metri (200 piedi).

Il pozzo è ben illuminato ma scendere lungo la scala di metallo richiede scarpe robuste. Nei mesi estivi si registra un forte tasso di umidità in fondo al pozzo: è necessario quindi fare attenzione ed evitare di portare giù delle candele che possono aumentare ulteriormente il calore.

Il complesso monasteriale include anche la Chiesa di S. Astvatsatsin (Santa Madre di Dio) e le rovine del muro che una volta circondava il monastero, il refettorio e le celle dei monaci. S. Astvatsatsin, caratterizzata dalla semplicità delle linee, fu costruita nel 1662 attorno alle rovine della vecchia cappella: essa racchiude al suo interno un grande cortile e appare come come un complesso fortificato; ha un tamburo dodecagonale e una cupola ed il pulpito è finemente decorato. Oggigiorno vi sono tenuti regolari servizi religiosi.

A partire dal 1970 sono stati scavati siti archeologici sulle tredici colline (aventi un’altezza massima di 70 metri o 230 piedi) attorno a Khor Virap fino alla valle del fiume. Sono in corso gli scavi sulle colline 1 e 4, su sezioni delle colline 5, 7 e 8 e sulla lingua di terra tra le colline 1 e 2. Alcuni scavi archeologici sono anche stati effettuati al di fuori delle mura della chiesa presso il sito di Artashat, la capitale della dinastia di Tiridate. Oltre ad antiche monete e frammenti di vasi, gli scavi hanno portato alla luce fortificazioni in mattoni di fango sul versante settentrionale della terza collina da nord-est.

 

 

 

L’anniversario della liberazione di Gregorio è anche celebrato nella Cattedrale dell’Illuminatore costruita ad Erivan. Il primo giorno dell’anno ha luogo una celebrazione religiosa in cui una luce viene portata in processione partendo da Khor Virap.In un evento recente, il Catholicos Garegin II è sceso nella stesso profondo pozzo/prigione in cui il primo Catholicos Grigor aveva trascorso molti anni di agonia e ne è uscito portando una candela accesa come simbolo della luce che molti secoli prima aveva illuminato gli armeni.

In quanto meta di pellegrinaggio, la gente visita Khor Virap in occasione di battesimi o dopo le nozze per eseguire il sacrificio di un animale (matagh). Il monastero, che ha ospitato un seminario teologico ed è stata la residenza dei Catholicos armeni, attrae un gran numero di turisti e dispone di molti chioschi di souvenir.Esso è probabilmente la meta di pellegrinaggio più visitata d’Armenia. Di grande interesse per i visitatori è il rilascio di colombe da Khor Virap nella speranza che esse voleranno verso il Monte Ararat.

Intorno alla metà degli anni ’90, giovani volontari della Canadian Youth Mission in Armenia hanno offerto il loro contributo per riparare/restaurare la cattedrale

 

Teresa Filomena

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 

 
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