IL Museo di Caluoste Gulbenkian

 

Il magnate collezionista Calouste Sarkis Gulbenkian nacque ad Istanbul nell’anno 1869 nel seno di un’illustre famiglia di commercianti di origine armena. Nell’ambiente dell’industria petrolifera, dove ebbe un ruolo fondamentale, era conosciuto come il signor 5%, per via della percentuale che riceveva dalle diverse compagnie con cui collaborava.

Le operazioni nel mondo del petrolio ebbero un tale successo che gli permisero di accumulare un’enorme fortuna che destinò alla sua più grande passione: la collezione di opere d’arte. Studiò a Marsiglia e in seguito a Londra, dove acquisì la cittadinanza britannica. Qui il suo interesse si orientò verso discipline come ingegneria e scienze applicate. Arrivò a Lisbona nel 1942 dove vi rimase sino al 1955, anno della sua morte.

   

Le operazioni nel mondo del petrolio ebbero un tale successo che gli permisero di accumulare un’enorme fortuna che destinò alla sua più grande passione: la collezione di opere d’arte. Studiò a Marsiglia e in seguito a Londra, dove acquisì la cittadinanza britannica. Qui il suo interesse si orientò verso discipline come ingegneria e scienze applicate. Arrivò a Lisbona nel 1942 dove vi rimase sino al 1955, anno della sua morte.

Grato dell’ospitalità con cui venne accolto in Portogallo, si presentò al Museo Nazionale di Arte Antica con un’importante quantità di oggetti di valore incalcolabile.

Il suo ringraziamento si estese anche dopo la sua morte, con il desiderio che tutte le sue opere si concentrassero in un unico luogo.

Nel 1956 la fondazione Calouste Gulbenkian decise di compiere la volontà testamentaria del magnate armeno: riunire in Portogallo tutte le opere che avrebbe acquisito in vita. Così, dopo ardue negoziazioni, giunsero alla capitale lusitana da Londra, Parigi e Stati Uniti, opere d’arte di gran valore che oggi costituiscono una delle collezioni più importanti riunite nel XX secolo.

Nel 1969 venne inaugurato il Museo Calouste Gulbenkian all’interno del parco di Santa Gertrude. Delle circa 6000 opere che compongono le collezioni, solo alcune sono esposte in forma permanente. Queste ultime includono: arte egizia, greco-romana, islamica, cinese e giapponese; così come pittura europea, arredi e gioielleria.

L’edificio doveva essere uno spazio sobrio dalle linee semplici, organizzato intorno a due grandi  giardini interni e con numerosi vani vetrati per dare luminosità e permettere che la natura circostante potesse dialogare con l’arte.

 

 

La distribuzione cronologica e geografica delle collezioni determina due circuiti indipendenti: il primo è dedicato all’arte orientale e classica e si sviluppa attraverso le gallerie d’arte egizia, greco-romana, mesopotamica, Oriente Islamico, Armenia ed Estremo Oriente. Il secondo circuito è dedicato all’arte europea con nuclei di libri, sculture, pittura e arti decorative e con un particolare interesse verso l’arte francese del XVIII secolo e l’opera di René Lalique.

     

Tra le opere più antiche, il cui valore è inestimabile, c’è una tazza della terza dinastia egizia, un vaso greco della metà del V secolo a.C. e undici medaglioni romani,  ritrovati in Egitto, che si crede risalgano al periodo di Alessandro Magno.

Il gusto verso l’arte del Vicino Oriente è un riflesso delle origini di Gulbankian. Tappeti, abiti, ceramiche e manoscritti integrano la magnifica collezione di Persia e Turchia.

 

 

Per quanto riguarda la collezione di arte asiatica, bisogna menzionare un vaso della dinastia Yüan; così come stampe giapponesi, pastelli e libri lussuosamente rilegati. La pittura occidentale incontra il suo punto fondamentale in opere di  Manet, Renoir o Monet. Tra le sculture incontriamo una “Diana Cacciatrice”. Quest’opera è dedicata alla dea Diana e fu tra le più importanti del museo Hermitage di San Pietroburgo.

Gli arredi includono un’importante collezione di vasellame d’argento e meravigliose opere, elaborate in ebano e decorate con vernice e bronzo, che risalgono al tempo della reggenza di Luigi XV e XVI. Il percorso del museo termina con la sala dedicata all’orefice  francese René Lalique, amico di Gulbenkian, il quale comprò molte delle sue stravaganti creazioni.

  

La sala più prestigiosa è quella che ospita la piccola-grande collezione d’arte dell’Antico Egitto, con opere che vanno dalla preistoria fino ai Romani. La collezione eccelle, senza alcun dubbio, per l’eccezionalità delle sue opere di grande bellezza ed elaborazione, presentate in una sala disegnata e illuminata con cura, per conservare gli antichi tesori della civiltà faraonica. Sono circa quaranta le opere che attualmente sono esposte nella collezione permanente.

 

 

Nonostante la collezione egizia disponga di più opere conservate nei magazzini del museo, tra le più importanti bisogna menzionare un frammento di scultura del faraone Senusret III, di cui attualmente si conserva solo la testa.

Quest’ultima faceva parte di una scultura intera che rappresenta, molto probabilmente,  il faraone Senusret III in piena maturità. Il faraone indossa un copricapo (nemes), adornato con serpenti sacri (uraeus) simbolo del potere reale. Il soggetto della scultura appare deciso e umano nell’azione; ciò a dimostrare le grandi responsabilità del potere reale. Elaborato in obsidiano, materiale di grande durezza, questo ritratto venne prodotto in un momento di rinascimento culturale e artistico.

Un’altra delle opere che merita speciale attenzione, è il dorso del Re Pedubast. Sappiamo dall’iscrizione del cinturone e la fascia verticale del gonnellino che questo frammento di statua, nell’attitudine di marcia e destinato a un tempio, rappresentava Pedubast, primo faraone della XXIII dinastia egizia. La decorazione del gonnellino e del cinturone, elaborato in oro e rame, ci mostra una testa di pantera e un fregio di cobra-uraes che simboleggia il potere di questo re che era, secondo l’iscrizione geroglifica: “amato di Amon”, figlio della Dea Bastes e “Re dell’Alto e Basso Egitto, Signore delle Due Terre “.

Continuando il  nostro percorso troviamo la Statua dell’Ufficiale Bes “ Compagno di Sua Maestà”, come si legge dall’iscrizione alla base della scultura. Bes è seduto in una posizione che è stata ampiamente utilizzata nell’Antico Egitto. Scolpito in pietra calcarea , l’eleganza del viso stilizzato della statua, lascia intravedere un sorriso timido che contrasta con la forza del dorso e le estremità accuratamente affilate. La figura trasmette una sensazione di serenità e dignità, caratteristiche di una grande epoca di armonia.

Una delle altre opere che meritano la nostra attenzione, è lo studio per il ritratto di un faraone. Questo bassorilievo rappresenta la testa di un faraone di profilo che indossa un particolare copricapo “Khepresh” e una collana raffigurata nei minimi dettagli. Il Khepresh è adornato nella parte anteriore da un “cobra-uraeus”(decorazione a forma di serpente posta sul copricapo dei sovrani egizi), simbolo del potere reale; nella parte posteriore da un’immagine del Dio Horus, protettore della regalità, le cui ali sono simbolo d’eternità,

Nonostante la delicatezza e la precisione dei dettagli, si sa che questo bassorilievo non era che uno studio preparatorio per un lavoro finale.

Per finire, non possiamo non menzionare la “Barca solare Djedhor”. Questo fu un simbolo usato nelle processioni e cerimonie religiose di culto. Si tratta di una barca che riposa su un coccodrillo che rappresenta il Dio Sabek, simbolo del Nilo. L’opera è dedicata  al faraone Djiedhor nell’atto di evocare la protezione degli Dei, secondo quanto si legge dalle iscrizioni geroglifiche incise sullo scafo dell’imbarcazione e sul tempio, nel centro. Sono rappresentate anche altre divinità: le sorelle Isis e Nephthys, guardiane del tempio e protettrici dei defunti; in alto troviamo la testa di falco del Dio Horus, protettore della regalità; all’interno Armun-Ra, dio del sole. Possiamo notare, inoltre, all’interno della barca una sfinge a prua e un timoniere reale a poppa. Realizzata in bronzo; quest’opera appartiene alla XXVI dinastia egizia.

Completano quest’accurata e eccezionale collezione d’arte egizia: scarabei, vasi, piccole sculture, busti e altre opere di gran valore artistico.

Sara  Vanesio

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 
This entry was posted in Armenia. Bookmark the permalink.

Lascia un Commento