Il Museo Rihani متحف أمين الريحاني

 

Quando si spense, a 64 anni, il 13 settembre1940, la notizia della sua morte fece subito il giro del mondo. Al cordoglio della famiglia parteciparono numerosi re e governanti arabi, insieme a svariati membri di missioni diplomatiche straniere. Il suo cuore aveva smesso di battere all’una del mattino, dopo alcuni giorni di coma in ospedale, a Beirut, in seguito a un incidente in bicicletta che gli aveva procurato un grave trauma cranico. L’indomani tutte le prime pagine dei giornali del mondo arabo e diverse testate estere annunciarono la dipartita del «filosofo di al-Furaykah» (faylasūf al-Furaykah). Ma perché un simile clamore? Chi era Ameen Rihani?

 

 

Amīn Fāris Anṭūn al-Rīḥānī (talvolta traslitterato anche al-Rayhānī), poeta, romanziere, drammaturgo, attore teatrale, illustratore, traduttore, saggista, politologo, giornalista, reporter, conferenziere e diplomatico libanese in contatto con i più importanti leader politici e religiosi della prima metà del secolo scorso, è a tutt’oggi considerato – con oltre 60 opere pubblicate – il padre della letteratura arabo-americana.

Emigrato dodicenne a New York, infaticabile viaggiatore, è stato uno dei principali promotori della rinascita culturale araba (al-nahḍah al-‘arabiyyah), precursore del nazionalismo arabo, acerrimo antisionista e pioniere illuminato del dialogo tra Oriente e Occidente, Islām e Cristianesimo, il quale, già agli inizi del Novecento, auspicava nelle sue Rīḥāniyyāt: «L’unicità dei cuori diverrà presto o tardi unicità di pensiero e di scienza.

Ascolteremo nelle chiese la sura al-Fātiḥah, nelle moschee la preghiera della Montagna. Sentiremo la gente nel santuario della Patria pregare una sola preghiera per un unico Signore, il Signore di tutti noi, il Signore degli oppressi, dei divisi e degli schiavi».

Il versatile artista e intellettuale engagé nacque il 24 novembre 1876 da genitori cristiano-maroniti nel villaggio di al-Furaykah (o al-Fraykah, nota anche come Freike, Fraike, Fraïké o Frayki), a 80 chilometri a nord-est di Beirut, nel distretto di Metn (Qaḍā’ al-Matn), Monte Libano, che era allora parte della Grande Siria ottomana.

Si trasferì nel 1888 nella «Little Syria» di Manhattan e divenne nel giro di pochi anni il primo esponente della letteratura araba d’emigrazione (adab al-mahğar): suoi, infatti, i primi tentativi di poesia in prosa (ši‘r manṯūr), pubblicati su rivista agli inizi del secolo, ispirati al poeta visionario statunitense Walt Whitman (1819-1892), che infrangevano i canoni tradizionali della metrica araba; suoi la prima raccolta poetica (Myrtle and Myrrh, 1905), il primo dramma teatrale (Wajdah, 1908-1910) e il primo romanzo (The Book of Khalid, 1911) pubblicati da un arabo in lingua inglese in America.

Nel 1916, a New York, fu tra i fondatori di al-Rābiṭah al-Qalamiyyah (Associazione della Penna), il circolo degli scrittori arabo-americani di cui faceva parte anche il più giovane amico Kahlil Gibran (Ğubrān Ḫalīl Ğubrān, 1883-1931), che guardò sempre a lui come a un «maestro» (mu‘allim) e a un «fratello maggiore».

 

 

L’evento più straordinario di un’esistenza costellata di successi e dei più prestigiosi riconoscimenti a livello internazionale resta però, senza dubbio, il suo lungo viaggio attraverso l’intera Penisola Arabica, effettuato tra 1922 e il 1923 (in gran parte a dorso di mulo o di cammello) con l’intento dichiarato di favorire alleanze tra i diversi potentati
della regione per la creazione degli «Stati Uniti d’Arabia».

In quest’ottica, Rihani si fece mediatore e ambasciatore non ufficiale, in materia di politica ed economia, di tutti i Paesi arabi che richiesero la sua insostituibile collaborazione e che non mancarono di esprimergli la più sincera gratitudine.

È sufficiente, al riguardo, riportare due tra gli esempi più significativi: il re del Hejaz (Hiğaz), Ḥusayn Ibn ‘Alī (1852-1931), šarīf ed emiro della Mecca, gli conferì il titolo di principe; il re del Najd (Naǧd, attuale Arabia Saudita), ‘Abd al-‘Azīz Ibn Sa‘ūd (1880-1953), lo nominò suo consigliere e interprete personale durante la Conferenza di al-‘Uqayr (28 novembre-3 dicembre 1922), indetta per discutere la delicata questione della definizione dei confini tra Najd, Iraq e Kuwait sotto la supervisione britannica.

E non è un caso che molti storici siano oggi concordi nel ritenere che il contributo di Rihani in tali negoziazioni sia stato determinante a evitare che gli Inglesi acquisissero il controllo dei giacimenti petroliferi sauditi.

Le spoglie dello scrittore furono tumulate nel mausoleo di famiglia a al-Furaykah, dove egli era definitivamente tornato nel 1939, dopo aver ottenuto il divorzio dalla pittrice americana Bertha Case (1879-1970), che aveva sposato a New York nel 1916. La dimora di Ameen Rihani – che sorge lungo la via principale del piccolo centro, la Ameen Rihani Street (intitolata allo scrittore nel 1988) – fu trasformata in museo nel 1953, per volere del fratello Albert (1898-1995), già fondatore, nel 1933 a Beirut, della casa editrice Dār al-Rīḥānī (The Rihani Publishing House).

Nel 1970, secondo le sue ultime volontà, anche le ceneri dell’ex moglie, deceduta a New York il 29 luglio, furono traslate nel mausoleo di al-Furaykah. Nel 1986 il Rihani Museum (Matḥaf Amīn al-Rīḥānī, in arabo) fu ristrutturato e tutti gli oggetti in mostra vennero trasferiti al pianterreno dell’edificio, mentre i piani superiori restano residenza della famiglia di Ameen Albert Rihani, nipote dell’autore e docente presso la Notre Dame University – Louaize (NDU). L’ala più recente del museo è stata infine completata e inaugurata nel gennaio del 2001.

 

Insieme a tutte le opere in arabo e in inglese di Rihani comparse in volume o in periodici (con le relative traduzioni in numerose lingue, tra cui italiano, spagnolo, francese, tedesco, bulgaro, polacco, ucraino, russo, greco, turco, armeno, ebraico, persiano, cinese), la casa-museo custodisce una mole straordinaria, in gran parte ancora inedita, di lettere e materiale manoscritto e dattiloscritto, gli studi critici sull’autore pubblicati in tutto il mondo, numerosi articoli di giornale (raccolti in 16 volumi, scritti in 25 lingue e provenienti da 44 Paesi diversi).

La ricca collezione di opere d’arte comprende schizzi e caricature realizzati dallo stesso Rihani e alcuni dipinti della moglie Bertha. Vi è poi un’assortita galleria di ritratti di Rihani eseguiti dai tanti artisti suoi conoscenti, tra cui William Oberhardt (1882-1958), Samuel J. Woolf (1880-1948), Helen Peale (1890-1979), Mustafa Farroukh (Muṣṭafà Farrūḫ, 1901-1957), Joseph Houwayek (Yūsuf Sa‘d Allāh al-Ḥuwayyik, 1883-1962), Kahlil Gibran (di quest’ultimo si possono ammirare anche le illustrazioni originali commissionategli appositamente dall’editore newyorkese Dodd Mead per The Book of Khalid). Meritano di essere menzionate, tra le altre, anche i bozzetti a matita e gesso di Will Simmons (1884-1949) e gli acquerelli di Frederick Reynolds (1828-1921).

I due busti di Rihani esposti sono invece rispettivamente opera del già menzionato Houwayek (1934), noto scultore libanese (ricordato soprattutto per il celebre monumento ai martiri, realizzato nel 1930 e collocato nella Piazza dei Cannoni, a Beirut), e di un non meglio identificato scultore italiano citato come «G. Mallozi» (1954).

Tra i molti effetti personali, i visitatori troveranno nel museo il letto dello scrittore, la scrivania, le penne, la macchina da scrivere (dal 1912 l’autore iniziò a soffrire di una neurite al braccio destro che, nel corso degli anni, gli impedì progressivamente di disegnare e di impugnare la penna), gli occhiali, l’altimetro e la bussola utilizzati nel suo viaggio nel deserto arabo del 1922, i suoi abiti di foggia occidentale e orientale, il bastone, l’orologio, la caffettiera, il passaporto contrassegnato da decine di visti emessi dai Paesi più disparati di ogni continente.

Un’ala del museo è riservata ai doni ricevuti da Rihani da parte dei più diversi leader mondiali e personalità illustri nell’arco di una vita incredibile, interamente consacrata all’impegno culturale, sociale e politico.

Tra gli oggetti più significativi vi sono la spada personale e un paio di antichi tappeti persiani del monarca saudita ‘Abd al-‘Azīz; un rosario appartenuto a Papa Benedetto XV (1854-1922), incontrato in un colloquio privato in Vaticano nel 1917 (lo scrittore donò a sua volta l’oggetto all’anziana madre); un pugnale reale di Ḥusayn I e uno scampolo della kiswah, cioè il velario di broccato nero ricamato in oro che ricopre la Ka‘bah, anch’esso dono del re del Hejaz (Rihani resta probabilmente, a tutt’oggi, l’unico cristiano ad aver ricevuto un regalo simile, sebbene non gli fu concesso di visitare le città sante dell’Islām); un ritratto di Walt Whitman eseguito da Samuel J. Woolf; numerose altre opere di Margaret White (1893-1971) e di altri artisti già menzionati. Inoltre, alcuni scatti fotografici esposti ritraggono lo scrittore con una cavalla araba purosangue, Nūrah, altro dono prezioso del re ‘Abd al-‘Azīz (si deve, tra l’altro, a Rihani, negli anni Trenta del secolo scorso, l’importazione negli Stati Uniti dei primi cavalli arabi, provenienti dalle stalle saudite).

Il museo custodisce inoltre i supporti originali di due documenti unici relativi all’autore. Il primo è la registrazione su vinile di un suo discorso della durata di 26 minuti (ascoltabile a questo link: http://www.ameenrihani.org/index.php?page=multimedia), trasmesso dall’emittente radiofonica newyorkese WNYC, risalente al 5 giugno 1937, occasione nella quale Rihani fu invitato come ospite d’onore a un incontro organizzato dal rinomato Town House Club. Il secondo è un filmato di una trentina di secondi, privo di sonoro, che ritrae lo stesso Rihani sul ponte di un battello in compagnia di un amico, ma il luogo e la data delle riprese restano sconosciuti.

 

 

 

Tra i suoi versi più toccanti sono da ricordare quelli da lui declamati, tra la commozione di migliaia di persone, sul molo del porto di Beirut, quando, il 21 agosto 1931, giunse finalmente in Libano il feretro di Kahlil Gibran (deceduto a New York il 10 aprile di quell’anno), accolto dal primo presidente del Libano sotto mandato francese Charles Dabbās (1885-1935) e dalle più alte cariche dello Stato.

La lunga poesia – intitolata semplicemente Ilà Ğubrān (A Gibran), pubblicata il mese successivo a New York dalla rivista arabo-americana «al-Hudà» con il titolo Aḫī wa rafīqī Ğubrān (Gibran, fratello e compagno) e inclusa infine nella raccolta postuma Hutāf al-awdiyah (1951) – non è solo un accorato tributo all’amico scomparso, ma una sorta di testamento umano e letterario di Ameen Rihani. L’ultima strofa in particolare, dai toni quasi profetici, suona come un solenne quanto struggente epitaffio:

 

Gibran, fratello e compagno!

C’è un tempo per la fama e un tempo per l’amarezza,

e tutto ciò che resta appartiene al Libano,

questa cara, generosa, tenera montagna,

che accoglie te oggi e manterrà

quanto di me resterà domani.

Qualunque sia stato il nostro messaggio

per l’Oriente e l’Occidente,

il tempo ce ne renderà merito.

E qualunque letteratura avremo lasciato ai posteri,

il futuro ci renderà giustizia,

quando le mie spoglie, nella valle di al-Furaykah,

invocheranno le tue nel Wādī Qādīšā.

Allora, dal pino, che farà ombra al mio sepolcro,

la brezza soffierà i miei baci profumati fino alla tua cripta,

su cui il cedro veglierà per sempre.

 

 

Francesco Medici

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 

 Bibliografia essenziale

 

- A. Rihani, Myrtle and Myrrh [Mirto e mirra], Richard G. Badger – The Gorham Press, Boston 1905.

- A. al-Rīḥānī, al-Rīḥāniyyāt [Scritti vari di al-Rīḥānī], 4 voll., al-Matba‘ah al-‘Ilmiyyah, Bayrūt 1910-1923 (cfr. The Rihani Essays, trans. R. Zuheir Baalbaki, Platform International, Washington, DC 2010).

-A. Rihani, The Book of Khalid [Il Libro di Ḫālid], illustrated by Kahlil Gibran, Dodd Mead and Co., New York 1911.

- A. Rihani, Around the Coasts of Arabia, Constable and Co., London 1930 (cfr. Viaggio lungo le coste dell’Arabia, traduzione di E. Asinari di San Marzano, Corbaccio, Milano 1942).

- A. Rihani, Arabian Peak and Desert: Travels in al-Yaman, Constable and Co., London 1931 (cfr. I grattacieli di Allah, traduzione di C. Weiss, «FMR», vol. XII, novembre 1987, n. 56, pp. 50-58).

- A. al-Rīḥānī, Hutāf al-awdiyah: ši‘r manṯūr [Il grido delle valli: poesie in prosa], Dār al-Rīḥānī, Bayrūt 1955 (cfr. Hymns of the Valleys, translated by N.B. Oueijan, Gorgias Press, Piscataway [NJ] 2002).

- A. Rihani, Wajdah: A Play in four Acts [Wāğidah: opera in quattro atti], Platform International, Washington, DC 2001.

-E. Rossi, Lo scrittore arabo libanese Amin er-Rihani, «Oriente Moderno», vol. XX, 1940, pp. 555-558.

- A. Pellitteri, Al-Qawmiyyāt [I nazionalismi]: note sul pensiero politico di Amin ar-Rihani (1876-1940), «Oriente Moderno», nuova serie, anno III (LXVI), n. 1-6, gennaio-giugno 1984, pp. 109-120.

- N. Naimy, The Lebanese Prophets of New York [I profeti libanesi di New York], American University of Beirut, Beirut 1985.

Poeti arabi a New York. Il circolo di Gibran, introduzione e traduzione di F. Medici, prefazione di A. Salem, Palomar, Bari 2009, pp. 31-91.

- E. Aldahdah, The horses of Amin Rihani, «Daughters of the Wind», January 11th, 2010 (http://daughterofthewind.org/the-horses-of-amin-rihani/)

-N. Hajjar, The Politics and Poetics of Ameen Rihani. The Humanist Ideology of an Arab-American Intellectual and Activist [Pensiero politico e poetica di Ameen Rihani. Ideologia umanistica di un intellettuale e attivista arabo-americano), Tauris Academic Studies, London 2010.

- F. Medici, Figli dei cedri in America. Il carteggio tra Ğubrān Ḫalīl Ğubrān e Amīn Fāris al-Rīḥānī, «La rivista di Arablit», anno I, numero 1, giugno 2011, pp. 83-112 (http://www.arablit.it/rivista_arablit/numero1_2011/08_medici.pdf).

- T. Fine, First Italian Translation of The Book of Khalid. Interview with Francesco Medici (La prima traduzione italiana del Libro di Khalid. Intervista a Francesco Medici), Project Khalid website, July 10, 2012 (http://projectkhalid.org/2012/07/first-italian-translation-of-the-book-of-khalid-interview-with-francesco-medici/)

Sitografia

http://www.ameenrihani.org/ (sito web della Ameen Rihani Organization [ARO], fondata a Washington, DC, nel 1997, con sede legale al 7979 Old Georgetown Road, Suite 700, Bethesda, MD, 20814, United States of America)

http://projectkhalid.org/ (sito web del Project Khalid, diretto da Todd Fine [Harvard University], istituito al fine di celebrare, con una nutrita serie di conferenze ed eventi internazionali – tenutisi tra il 2010 e il 2012 – il centenario della pubblicazione del romanzo The Book of Khalid di Ameen Rihani e commemorarne l’autore)

http://www.ndu.edu.lb/administration/vp/biography.htm (pagina della Notre Dame University – Louaize [NDU] dedicata al professor Ameen Albert Rihani, nipote ed eminente studioso dell’autore)

 
This entry was posted in Musei. Bookmark the permalink.

Lascia un Commento