Gevorg Emin (1918-1998).

 

Gevorg Emin (Գևորգ Էմին) fu poeta, scrittore e traduttore armeno. Nacque il 30 settembre 1918 nella città di Ashtar. Nel 1927 si trasferì con i propri genitori a Yerevan, capitale dell’Armenia Sovietica, dove, nel 1940, conseguì la laurea in ingegneria idraulica presso l’Istituto Politecnico. Sposò la figlia del poeta armeno Vahan Terian. In seguito  alla morte di questa, si risposò con la scrittrice Armenouhi Hamparian.

 

Dopo la sua laurea progettò e assicurò la sua supervisione nella costruzione della centrale idroelettrica ancora oggi funzionante. Ma questa fu l’unica sua opera nel campo dell’ingegneria, in quanto, successivamente, si dedicò alla scrittura e alla poesia.

Durante i suoi studi scolastici, Emin ebbe l’onore di incontrare il noto poeta Yegishe Charents, morto in prigione nel 1937. Tale incontrò segnò molto la sua vita e le sue scelte, come egli stesso ricordava nella prefazione di For You on New Year’s Day:

“Se oggi scrivo invece di costruire canali e centrali energetiche è per due ragioni determinate sia dall’incontro con Yeghishe Charents che dal fatto di essere entrato in contatto con manoscritti antichi nella biblioteca Matenadaran, dove, da studente, ho lavorato e dove ho potuto mettere mano su grandiosi vecchi manoscritti risalenti al XV  secolo fino al  XVIII secolo”.

 

Ես սիրո՜ւմ եմ քո ձեռքերը

Որոնք, արդեն քանի՜ տարի,

Ինձ ամենի’ց ամուր գրկում,

Սակայն երբեք չե’ն… բանտարկում.

Ինձ աշխարհի տե’րը անում,

Սակայն երբեք չեն տիրանում.

Օղակի պես շուրջս պրկվում,

Բայց չե՜ն խեղդում,

այլ` լոկ փրկո՜ւմ,

Ինչպես փրկում են խեղդվողի’ն…

Քո ձեռքե’րը,-

Նո՜ւրբ,

Ասողի՜կ,

ՈՒ երգեցի՜կ,

Որոնց ափում,

Ես` չո՜ր խեցի,

Մարգարի՜տ եմ քիչ-քիչ դառնում…

Ես սիրում եմ քո ձեռքերը…

“Մարգարի’տ եմ քիչ-քիչ դառնում…”-

Իսկ Մարգարիտն այս աշխարհում

Ինչքան էլ թա՜նկ լինի, անգի’ն,

Ինչքան չքնա՜ղ ու եզակի՜,-

Երբեք պիտի չխնայե՜ս

Եվ… միշտ… կրցք’իդ վրա’ պահես,-

Թե չէ, քո ջե՜րմ կրծքից հեռու,

(Քո սիրո’ւց ու կրծքից հեռո’ւ),

Իսկույն խամրո՜ւմ է, դալկանո՜ւմ,-

Կրկին դարձած… նույն չոր խեցի՜ն…

Իմ սիրելի՜,

Իմ ասողի՜կ,

Իմ գեղեցի՜կ…

 

 

 

 

 

 

 

 

I love your hands

which hold me,

held me,

for so many years

without

binding me,

 

hands which make

me master

without mastering me,

 

encircle

without

strangling me,

 

lift me

the way the drowning

man is lifted,

 

hands

whose cupped shells

change me

 

slowly slowly

into the pearl

they wanted

all the time.

(translated by Diana Der Hovanessian)

 

 

Emin fu un convinto sostenitore del potere della poesia. Il suo stile poetico risentì molto della cultura e della geografia del paese in cui egli crebbe, così pure delle letture approfondite della poesia moderna, in particolare della corrente simbolista francese. Nonostante avesse combattuto durante la seconda guerra mondiale, la sua poesia non ebbe riferimenti precisi a questo conflitto, ma piuttosto rievocò spesso il Genocidio Armeno .

I suoi versi furono tradotti dall’armeno in varie lingue ed ebbero risonanza internazionale. Il poeta Yevgeny Yevtushenko lesse le sue poesie in lingua russa e non esitò a farne gli elogi. Yevtushenko stesso, peraltro, scrisse l’introduzione alla raccolta di poesie di Gevorg Emin  For You on New Year’s Day, tradotta in lingua inglese. Qui lo scrittore russo, analizzando la poetica di Emin, rilevò quanto essa si differenziasse da quella di altri poeti armeni, per i quali le emozioni avevano il primato nel verso. E a riguardo, fornì una metafora molto efficace:

“Gevorg Emin ha una concezione totalmente antitetica della creazione. Si inorgoglisce a rivelare la struttura razionale della poesia ed i dettagli della sua costruzione. Alcune sue poesie ricordano quegli orologi trasparenti nei quali sono visibili movimenti e direzione di ogni rotella e leva. Ma si tratta di un orologio che tiene perfettamente il tempo.”

Ed infatti, probabilmente per via dei suoi studi scientifici, la scrittura di Emin si caratterizzò per semplicità ed immediatezza. Edmond Y. Azadian sostenne che Emin liberò la poesia armena “dalle restrizioni che seguirono l’epoca di Charents, l’era cupa di Stalin”, dandole dunque nuovo vigore, dopo il lungo periodo in cui ogni sperimentazione poetica era stata scoraggiata.

Anche Martin Robbins si espresse a tal proposito, sostenendo su Ararat Quarterly che la poesia di Gevorg Emin rifletteva “la dura compressione della mente di un ingegnere, nutritasi di matematica” A sostegno di tale tesi cita come esempio significativo la poesia “Small”, dove Gevorg parla di un popolo armeno indifeso, affermandone nel contempo la potenza.

In numerose sue poesie, il Monte Ararat rappresentò l’ emblema delle capacità di resistenza del suo popolo. E in “Song of Songs” egli scrisse: “ Sono un armeno, antico come questo Ararat biblico”.

Egli fu anche traduttore rinomato in Europa dell’Est. Le sue traduzioni di poeti polacchi spaziavano da Adam Mickiewicz al poeta contemporaneo Tadeusz Rozewicz. Emin ammirò sempre “l’orgoglio del popolo polacco, il loro attaccamento fervente alla loro terra, lingua, letteratura e tradizioni”.

Viaggiò negli Stati Uniti con il poeta russo Yevtushenko e quest’esperienza in America si rifletté poi in alcuni suoi componimenti successivi, pubblicati nella raccolta “Land, Love, Century”: Gravestone in a Negro Cemetery, First Night in New York ed infine  In the Streets of Boston.

I suoi scritti gli procurarono diversi riconoscimenti e premi. Grevorg Emin fu, infatti, insignito del premio Stalin nel 1951 e del premio URSS nel 1976.
Morì a Yerevan l’11 giugno 1998.

                                                                                                         

Sabrina Rizzo

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 

 

 

 
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