I Copti d’Egitto: origini ed identità

 

Tra le varie minoranze religiose del Medio Oriente, resiste ancora oggi alle minacce delle divisioni settarie la comunità dei copti, vale a dire i cristiani d’Egitto. Discendenti dagli antichi egiziani e dagli etiopi, i copti d’Egitto costituiscono la più grande e antica comunità esistente in Medio Oriente, formatasi a partire dal 42 D.C. con la fondazione della prima chiesa di Alessandria d’Egitto per volontà di San Matteo l’evangelista.

 

 

 

Ancor prima della conquista araba nel 640 D.C. l’Egitto era conosciuto come la Terra dei copti, sebbene di lì a poco i cristiani d’Oriente sarebbero stati costretti a convertirsi all’Islam, perdendo parte della loro cultura identitaria e il loro credo.[1] Da allora questa minoranza ha raccolto attorno a sé ben cinque milioni di fedeli, ossia il dieci per cento dell’attuale popolazione egiziana.

Generalmente in Egitto si fa riferimento sia ai copti che ai cristiani per definire chiunque professi la dottrina di Cristo, dal momento che risulta virtualmente complesso poter fare una stima precisa della percentuale di questo popolo sul totale della popolazione.

I copti sono conosciuti anche come ‘i moderni figli dei Faraoni’ e questa espressione può essere meglio interpretata risalendo all’etimologia del loro nome: dapprima la forma ellenizzata  di Aigyptios, poi, in seguito alla conquista araba nel VII secolo D.C., abbreviata in Gypts ed in ultimo tramandata fino ai giorni nostri con l’attuale termine Qubṭi.[2]

Dal punto di vista religioso, la Chiesa copta trae origine dalla confessione monofisita, un tipo di dottrina che si distingue dal cattolicesimo e dalla confessione ortodossa per aver confutato dopo il Concilio di Calcedonia nel 451 D.C. la duplice natura divina e umana di Gesù Cristo. Attualmente, la maggior parte dei copti segue la Chiesa Ortodossa, che è anche conosciuta come Chiesa di Alessandria, o semplicemente, Chiesa egiziana, la più antica nella Valle dei Faraoni.

La tradizione vuole che la Chiesa di Alessandria sia stata fondata da San Marco: si dice infatti che egli sia giunto in Egitto tra il 48 ed il 64 D.C. e sia morto martire nella città di Alessandria. Ancora oggi il capo della Chiesa copta viene chiamato papa di Alessandria d’Egitto e patriarca della Diocesi di San Marco.

Secondo una credenza copta, ancora prima dell’arrivo dell’evangelista Marco, la Santa Famiglia di Nazareth trovò rifugio in Egitto e, per i cristiani d’Oriente, questo viaggio biblico rappresenta molto più di una semplice tradizione, nutrita oltremodo da numerosi documenti ed appassionate leggende.

Si racconta infatti che la Santa Famiglia per sfuggire alla crudeltà del re Erode abbia abitato per sei mesi e dieci giorni in una grotta situata verso sud, nei pressi di Qusiya, dove in seguito, nel IV secolo D.C., i copti avrebbero costruito e dedicato il monastero di El Moharrak alla Vergine Maria. Questa è una delle tante tracce lasciate dal Cristianesimo in Egitto.[3]

La lingua copta ufficiale, utilizzata durante le liturgie della Chiesa d’Egitto, deriva dall’egiziano antico, presente sul territorio per quasi trentacinque secoli. Le prime documentazioni della lingua egizia giunte sino a noi risalgono probabilmente al 3000 A.C. Dunque, la lingua copta scritta, oltre ad avere origine dall’egiziano, è stata poi integrata con elementi dell’alfabeto greco, alternati a caratteri della lingua egizia.[4]

Come la lingua, anche la musica copta ha giocato un ruolo importante nelle tradizioni della Chiesa d’Egitto. Se è vero che i cristiani copti vivono nel mondo arabo da numerosi secoli, non sorprende che sia la melodia araba che quella copta siano simili per molti aspetti, come ad esempio l’uso frequente di intermezzi e di vocalizzi. Questo ci induce a pensare che le tradizioni musicali arabe e copte siano sopravvissute per secoli nonostante la persistenza di continui disordini politici e divisioni settarie che hanno caratterizzato la storia dei cristiani d’Egitto.

La comunità dei Copti rappresenta anche la più grande minoranza religiosa nell’Egitto islamico. È interessante notare, a tal proposito, come i musulmani e i copti in Egitto siano legati da una cultura comune che da sempre li ha visti combattere per affermare la propria fede, fino a modellare quel che attualmente si può considerare a tutti gli effetti lo Stato contemporaneo d’Egitto.[5]

Questa cultura di congiunzione ha delle radici profonde che trovano terreno fertile in fattori sociali e psicologici: copti e musulmani condividono lo stesso scenario etnico, la stessa lingua e le medesime tradizioni individuali e di gruppo alla base della loro natura antropologica e ideologica. Ciò che separa le due comunità è la dottrina che caratterizza ciascun gruppo religioso.

Pertanto, nonostante siano in molti a parlare di divisioni settarie ogni qual volta si fa riferimento alle due identità musulmana e copta, non si può fare a meno di constatare che le due culture rimangono fortemente legate dalla capacità comune di aver plasmato nei secoli l’identità del popolo egiziano.

 

Paola Gaballo

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica



[1] Saad Eddin Ibrahim, The Copts of Egypt, Minority Rights Group International, UK, 1996, pp. 3-17.

[2] John Gillespie, The Egyptian Copts and their Music,www.Tasbha.org, p. 4.

[3] Matthew Firestone, Zora O’Neill, Anthony Sattin, Rafael Wlodarski, Egitto, EDT srl, pp. 225-230.

[4] John Gillespie, op. cit., p. 5.

[5] Marc Purcell, A place for the Copts: imagined territory and spatial conflict in Egypt, Ecumene, 1998, pp. 2-3.

 
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