Daniel Varujan (1884 -1915 )

 

Daniel Varujan (in armeno: Դանիէլ Վարուժան, Դանիէլ Չպուքքարեան) fu uno dei più importanti poeti armeni del ventesimo secolo. Giovanissimo, a soli trentun anni, fu ucciso dai Giovani Turchi, durante il genocidio armeno, insieme a poeti come Siamanto, Krikor Zohrab e tanti altri. Varujan nacque a Perknick, vicino a Sebaste, in Turchia, e svolse i suoi studi dapprima nella terra natale, poi a Venezia presso il collegio Mourad-Rafaelian e successivamente in Belgio, dove frequentò l’Università di Ghent, studiando letteratura, sociologia ed economia.

 

Finiti gli studi ritornò in patria dove, nel 1912, sposò Araksi Varujan e, dopo tre anni di insegnamento, diventò il direttore della “Illuminator School” di Istanbul. In questi anni, Varujan scrisse la sua prima raccolta di poesie, intitolata “Fremiti” (pubblicata nel 1906), in

seguito pubblicò “Il cuore della stirpe” (1909) e “Canti pagani” (1913).

In questo periodo, Varujan iniziò a diventare un noto scrittore e, nel 1915, iniziò la stesura de “Il canto del pane”, uno dei suoi maggiori capolavori, rimasto incompleto e composto da cinquanta pagine di poesie sulla vita contadina degli armeni nella regione anatolica. Mentre Varujan componeva quest’opera, fu   arrestato, imprigionato e condotto in un bosco, dove fu brutalmente ucciso, legato al tronco di un albero.

Era il 28 agosto del 1915. L’ “Hatsin Yerge” (Il canto del pane, in armeno), che era tra i beni confiscati agli armeni durante la guerra, fu poi ritrovato e pubblicato nel 1921, a Costantinopoli. Prima di morire, nel 1914, Daniel Varujan, assieme a Gostan Zarian, Hagop Oshagan, Aharon Parseghian e Kegham Parseghian, fondò un gruppo letterario, con l’idea di creare un movimento di rinascita armena che sostenesse l’indipendenza del popolo armeno e l’esaltazione della sua cultura. Varujan, come Siamanto, esprime in versi i sentimenti di speranza di tanti armeni.

Le sue poesie narrano, a volte con toni alti e altre con estrema concretezza, la vita di tanti armeni nella campagna anatolica. Varujan utilizza un linguaggio colto ma anche forte e inaspettato. Nella sua poesia l’orientalismo si fonde totalmente con il simbolismo occidentale di quel periodo. Pubblichiamo Ritorno una delle poesie più significative dell’opera, nella traduzione in italiano della scrittrice Antonia Arslan.

Ritorno

Questa sera veniamo da voi, cantando un canto,

per il sentiero della luna,

o villaggi, villaggi;

nei vostri cortili

lasciate che ogni mastino si svegli,

e che le fonti di nuovo

nei secchi irrompano a ridere -

Per le vostre feste dai campi, vagliando

vi abbiamo portato con canti la rosa.

Questa sera veniamo da voi, cantando l’amore,

per il sentiero della montagna,

o capanne, capanne;

di fronte alle corna del bue

lasciate che infine si aprano le vostre porte,

che il forno fumi, che si incoronino

di un fumo azzurro i tetti -

Ecco a voi le spose con i nuovi germogli

hanno portato il latte con le brocche.

Questa sera veniamo da voi, cantando la speranza,

per il sentiero del campo,

o fienili, fienili;

tra le vostre buie pareti

lasciate che risplenda il nuovo sole,

sui tetti verdeggianti

lasciate che la luna setacci la farina -

Ecco vi abbiamo portato il fieno raccolto in covoni

la paglia con il dolce timo.

Questa sera veniamo da voi, cantando il pane,

per il sentiero dell’aia,

o granai, granai;

nell’oscurità del vostro seno immenso

lasciate che sorga il raggio della gioia;

la ragnatela sopra di voi

lasciate che sia come un velo d’argento;

poiché carri, file di carri vi hanno portato

il grano in mille sacchi.

 

OPERE:

Shivers (1906)

  • The Heart of the Race (1909)
  • Pagan Songs (1912)
  • The Song of the Bread (1921).
  • Varoujan, Daniel. Le chant du pain (Marseilles: Editions Parentheses, 1990).
  • Varujan, Daniel. Il canto del pane (Milan: Edizioni Angelo Guerini e Associati, 1992).
  • Varuzhan, Daniel. Artsivneru karavane (Erevan: “Hayastan” Hratarakchutyun, 1969).
  • Banasteghtsakan erker (Antelias: Tp. Kilikioy Katoghikosutean, 1986).
  • Banasteghtsutyunner (Erevan: Haypethrat, 1955).
  • Dzon (Erevan: Hayastan Hratarakchutyun, 1975).
  • Erker (Erevan: “Hayastan,” 1969).
  • Erker (Jerusalem: “Haralez Hratarakchutiwn,” 1973).
  • Erker (Erevan: “Sovetakan Grogh” Hratarakchutyun, 1984).
  • Erkeri liakatar zhoghovatsu: erek hatorov (Erevan: Haykakan SSH GA Hratarakchutyun, 1986, 1987).
  • Harche (Erevan: Haypethrat, 1946).
  • Harche (Beirut: Tparan Etvan, 1952).
  • Harche (Erevan: “Sovetakan Grogh” Hratarakchutyun, 1977).
  • Hatentir (Istanbul: Grakan Akumb-Zhamanak Gortsaktsutiwn, 1994).
  • Hatintirner (Istanbul: Zhamanak, 1994).
  • Hatsin erge (Jerusalem: Tparan Srbots Hakobeants, 1950).
  • Hatsin erge (Erevan: Haypethrat, 1964).
  • Hayin erge (Constantinople: O. Arzuman, 1921).
  • Hetanos erger (Ghalatia [Constantinople]: Tpagrutiwn “Shant,” 1912).
  • Hetanos erger (Jerusalem: Tparan Srbots Hakobeants, 1953).
  • Hetanos erger; Hatsin erge: hatuatsner< (Venice-S. Ghazar: Mkhitarean hratarakutiwn, 1981).
  • Namagani (Erevan: Haypethrat, 1965).
  • Namakani (Erevan: Hayastan hrtrkchtn, 1965).
  • Poemes Varoujean (Beirut: Impr. Hamaskaine, 1972).
  • Sarsowrhner ([Jerusalem:] Srbots Hakobeants, 1950).
  • Sarsurner; Tseghin sirte: hatuatsner (Venice-S. Ghazar: Mkhitarean hratarakutiwn, 1981).
  • Stikhi (Moscow: Khudozhestvennaia lit-ra, 1984).
  • Stikhi (Erevan: Izd-vo “Sovetakan Grogh,” 1985).
  • Tseghin sirte (Constantinople: Hratarakutiwn Artsiw Zogh. Gravacharanotsi, 1909).
  • Tseghin sirte (Jerusalem: Tparan Srbots Hakobeants, 1953).
  • Varoujean: poems (Beirut: Impr. Hamaskaine, n.d.).

 

Bibliografia:

 

Daniel Varujan, Il canto del pane, a cura di A. Arslan, Guerini e Associati editore, V edizione, 2004;

Daniel Varujan, Mari di grano e altre poesie armene, Edizioni Paoline, Milano 1995;

Raymond Kévorkian, Le Génocide des Arméniens, Odile Jacob, Paris 2006 2-7381-1830-5, p. 663.

 

Rosella Bianco

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 

 
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