L’arabo e il dialetto siciliano

 

Ambita per secoli da varie popolazioni per la posizione geografica al centro del Mediterraneo, la Sicilia ha portato e continua a portare con sé elementi culturali e linguistici delle tante civiltà che la hanno occupata. Tra le varie dominazioni che han lasciato le proprie tracce vi è quella araba, durata ben tre secoli. In Sicilia, gli arabi introdussero nuovi modi di coltivare la terra e nuove piante, ma anche termini e costrutti tipici della loro lingua.

 

 

Alcune parole di origine araba presenti nel dialetto siciliano, però, sono presenti anche in altre lingue ed è, quindi, difficile comprendere se siano arrivate a questo dialetto direttamente dall’arabo. In certi casi, la presenza degli stessi elementi linguistici anche in latino e greco ci induce ad ipotizzare che la loro presenza nella lingua araba abbia funto da sostegno alla loro diffusione nel dialetto siciliano. Di seguito vengono riportati alcuni degli aspetti linguistici del dialetto siciliano legati alla lingua araba. La maggior parte di essi è
ancora in uso in entrambe le lingue.


L’allocuzione inversa

Esempio: “Veni ccà, a matri!”

In questo tipo di costrutti, chi parla nomina sé stesso al fine di comunicare la propria vicinanza affettiva al destinatario. Nell’arabo, ad esempio nella variante egiziana, troviamo: “Y-abu ‘ali, ya-bni!” (O papà, Ali, o figlio!).

L’iterazione nominale

Secondo Amari (1939), l’influenza araba sarebbe responsabile della “forma frequentativa” del tipo “muru muru” (lungo il muro). Più tardi, Krier (1976) riconduce all’arabo il raddoppiamento enfatico del tipo “ora ora” o “currennu currennu”.

I costrutti a destra

Nel dialetto siciliano sono presenti strutture formate da “preposizione + pronome personale” al posto del possessivo. Ad esempio:

“i passi di iddi ” al posto della variante “i so passi” (i suoi passi).

Nell’arabo, la costruzione a destra è ben radicata. L’arabo, infatti, preferisce i costrutti pospositivi a quelli prepositivi (a sinistra). Ad esempio:

- nell’arabo classico, “kitabi” (libro [di] me); “qalbha” (cuore [di] lei);

- nel dialetto siriano, “ismo” (nome [di] lui).

Dislocazione a sinistra

Sia nel siciliano che nell’arabo sono presenti casi di dislocazione a sinistra del complemento diretto/indiretto.

Esempio: “A tia cu’ è ca t’ha dumannatu consigghiu?”

Esempio tratto dalla variante siriana: “hal bint, esma fatma” (quella ragazza, il suo nome è Fatima).

Il plurale di rispetto

In arabo, spesso succede di usare il plurale al posto del singolare, in situazioni molto formali e in segno di rispetto verso la persona con la quale si parla. Allo stesso modo sembra fare il siciliano nella tipica espressione “salutamu!”.

Arabismi fraseologici e semantici

Sono molti i casi di interferenza fraseologica araba in siciliano. Ricordiamo in questo contesto l’espressione usata per affidare le sorti a Dio, in siciliano, “si ddiu voli”. In arabo troviamo l’equivalente “in sha allah”.

Un’altra tipica espressione siciliana è quella detta dal mendicante in segno di riconoscenza per l’elemosina ricevuta: “u signuri u bbinirici”. Questa espressione la ritroviamo nella formula araba “Allah ibarak fik” (Dio ti benedica).

A livello lessicale, troviamo l’interferenza semantica dell’uso di “zziu/zzia” rivolto a una persona anziana con la quale non vi sono reali rapporti di parentela. Allo stesso modo, in arabo si utilizza “ya ammi” (o mio zio) in segno di rispetto.

Esempi di nomi siciliani derivanti dalla tradizione arabo-islamica

Tra i cognomi diffusi in Sicilia, numerosi sono quelli composti con “Allah”, resi con -alà e -alè. Di seguito anche altri esempi legati alla tradizione:

Zappalà da “‘izz-bi-Allah” (potenza di Allah)

Zuccalà da “dzuq-Allah” (gusto, piacere, gioia di Allah)

Salemi da “salam” (pace)

Taibbi da “tayyib” (buono)

Saccà da saccaru, vivandiere, da “saqqa” (portatore d’acqua)

Sciarrabba da “sharrab” (beone)

Arabismi siciliani

Solo qualche esempio:

lafia (carezza affettata) da “al-afiya” (salute)

mischinu (meschino, poverino) da “miskeen” (povero)

rrahani (puzza di rinchiuso) da “rayhaniyy” (maleodorante)

tabbutu (bara) da “tabut” (bara)

zzuccaru (zucchero) da “sukkar”(zucchero)

zzagara (zagara) da “zahra” (fiore)
zzarba (siepe) da “zarb”

 

Arabismi di Pantelleria

Un discorso a sé andrebbe fatto riguardo all’influenza araba nel pantesco, di cui riportiamo solo qualche esempio lessicale.

memusa/neusa (zanzara) da “namusa”

kulubba (aria calda soffocante) derivato dall’italiano canicola e quindi dall’arabo “kalb”, cane, pl. aklub.

hurhola (estremità inferiore dei pantaloni) dall’arabo “hulhal” (cavigliera)

taddarita/tallarita/tallarita-e-notti (pipistrello) dall’arabo “tir al layl” (uccello della notte)

 Rosella Bianco

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 

 

Giovan Battista Pellegrini, Ricerche sugli arabismi italiani con particolare riguardo alla Sicilia, Palermo, 1989, Centro di studi filologici e linguistici siciliani, Bollettino.

Salvatore Claudio Sgroi, Interferenze fonologiche, morfo-sintattiche e lessicali fra l’arabo e il siciliano, Palermo, 1986, Centro di studi filologici e linguistici siciliani.

 

 

 
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