Zabel Yesayan (1878 -1943)

 

Zabel Yesayan (in Armeno Զապել Եսայան, nata a Uskudar, Costantinopoli, Turchia Ottomana, il 4 Febbraio 1878, morta in Siberia,Urss 1943, era una romanziera, poetessa, scrittrice e insegnante.  Zabel Yesayan nacque la notte del 4 Febbraio 1878 come Zabel Hovhannessian,figlia di Mkrtich Hovhannessian nel quartiere Silihdar di Uskudar durante l’apice della guerra Turco-Russa. Quella notte l’esercito russo raggiunse San Stefano, ora conosciuta come Yeşilköy.

 

 

 

 

La casa in cui nacque era rossastra, una struttura in legno a due piani. Frequentò la locale scuola  Surp Haç Tbrevank (una scuola accora in attività). Riuscì a studiare letteratura e filosofia all’Università Sorbona di Parigi,in Francia.

Dopo essersi ispirata al Romanticismo francese e allo scenario letterario armeno, iniziò la sua prolifica carriera di scrittrice. La sua prima poesia in prosa (Canzone della notte) apparve nel periodico Arshak Chobanian Tsaghik (Fiore) nel 1985. Proseguì pubblicando racconti, saggi letterari, articoli e traduzioni (sia in Francese che in Armeno) in periodici come Mercure de France, Massis, Anahit, and Arevelian Mamoul.

Dopo la Rivoluzione dei Giovani Turchi nel 1908, Zabel Yesayan, ritornò a Costantinopoli per godere di un’attiva vita letteraria. Nel 1909 andò in Cilicia e pubblicò una serie di articoli correlati ai massacri di Adana.

Il tragico destino degli Armeni in Cilicia ricorre nei suoi libri “Averagneru Mech” (Tra le rovine; Costantinopoli 1911), un importante resoconto della carneficina e della devastazione, un pezzo chiaro e di grande qualità giornalistica; il romanzo “La Maledizione” e i racconti “”Safieh” (1911) e “La Nuova Sposa” (1911).

Zabel Yesayan fu l’unica donna ad essere inserita nella lista dei deportati durante il genocidio armeno. Fuggì in Bulgaria e da lì riuscì a raggiungere il Caucaso, dove documentò molte delle atrocità commesse.Nel 1918 lavorò in Medio Oriente organizzando il trasferimento di rifugiati e orfani. A questo periodo appartengono le novelle Verchin Pajagi (L’ultima coppa) e Hokis Aksoryal (La mia anima in esilio, 1919) in cui la scrittrice rivelò le molte ingiustizie di cui fu testimone.

Dopo aver prestato servizio nella Delegazione Armena per la Pace, delusa, divenne comunista ed esortò tutti gli Armeni della diaspora a riconoscere l’Armenia Sovietica come unica patria. Il suo sostegno all’Armenia Sovietica fu sincero e nel romanzo Forze in ritirata (1923) descrisse le condizioni sociali e politiche del suo tempo.Visitò l’Armenia Sovietica nel 1926 e poco dopo pubblicò la sua impressione in Prometeo Scatenato (Marsiglia, 1928).

Nel 1933, all’età di 55 anni, lasciò la confortevole vita parigina e si stabilì nell’Armenia Sovietica con sua figlia, Sophie e suo figlio, Hrant. Quando le fu chiesto come potesse tollerare i disagi del vivere a Yerevan dopo l’opulenza di Parigi, rispose con una smorfia : “Questi inconvenienti sono privi di significato ai miei occhi, perché prendo parte attiva nella costruzione del futuro del nostro paese. Ho risposto alla sua domanda? “(Ararat / Inverno 1979 pagina 12).

A Yerevan, ha insegnato letteratura comparata e Letteratura francese presso l’Università, ha scritto numerosi articoli. “Uno scrittore può esprimere solo ciò che lui / lei sperimenta, sente profondamente e sa bene. Uno scrittore di successo è colui che scrive di ciò che conosce meglio e che richiede tempo affinché l’arte si sviluppi e maturi”.

Nel 1934 prese parte nel primo Congresso dell’Unione degli Scrittori Sovietici a Mosca. A questo periodo appartengono la novella Camicia di Fuoco (Yerevan, 1934; tradotto in russo nel 1936) e il suo primo libro autobiografico Silihdari Bardezneri (I Giardini di Silihdari, Yeveran, 1935) che descrive la sua educazione nel distretto di Scutari.

Durante la Grande Purga, fu inaspettatamente accusata di nazionalismo e morì in circostanze sconosciute in Siberia. Si dice, ma non è del tutto confermato, che annegò e morì in esilio nel 1943. Gli anni tra il 1937 e il 1943 dovettero essere una tortura per una donna con la sua gioia di vivere, che prosperò nella produzione e scrittura dal profondo del suo essere.

Attraverso la sua scrittura ha sostenuto la causa della liberazione della donna, la sua scrittura richiede una rivalutazione dei diritti delle donne. Si prese profondamente cura del  suo popolo, in particolare  di coloro che vivevano all’interno della Turchia, dopo aver fatto il giro del paese  all’indomani delle stragi di Adana nel 1909. La sua scrittura irradia compassione genuina e arte.

 

Irene Arnesano

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 

 
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