Avetik Isahakyan (1875-1957)

 

Avetik Sahaki Isahakyan (Ավետիք Իսահակյան, in armeno) fu scrittore, poeta e attivista armeno di spicco. Pur essendo l’orgoglio e la voce del popolo armeno nel panorama letterario internazionale, egli si contraddistinse sempre per la sua modestia, la sua pacatezza ed il suo essere uomo schivo degli onori della fama.

 

La sua creatività fu sempre al servizio dell’uomo e del rispetto della sua dignità. La sua scrittura, profondamente radicata nella storia e nella cultura del popolo armeno, abbracciò poi le tradizioni letterarie
più alte della Russia e del resto del mondo. Il poeta russo Alexander Block, definì Isahakyan come “un poeta di primo ordine, fresco e semplice, di quei poeti che forse in Europa non esistono più”. E’ proprio per questo che ancora oggi Isahakyan è apprezzato dalle giovani generazioni armene che, come lui, sognano un giorno di tornare nel proprio territorio, strappato a loro con la violenza e gli orrori del genocidio.

Isahakyan rappresenta per tutti questi giovani una testimonianza di dolore ed un invito a costruire un futuro migliore, imparando dagli errori della storia.

«  Sulla cima invecchiata dell’Ararat è venuto il secolo che è passato come un secondo , le generazioni  che ne hanno visto la cima  sono andate via,adesso tocca a te : per un istante fermati e guarda la sua vecchia fronte, e vai…” (da “Il mio cuore sopra le montagne “, 1941)

Avetik Sahaki Isahakyan nacque nell’ottobre del 1875 a Alessandropoli (oggi Giumri), da famiglia colta e borghese, e compì i propri studi presso il seminario Kevorkian a Echmiadzin. In seguito studiò filosofia e antropologia presso l’Università di Leipzig, dove, ancora giovane, cominciò ad interessarsi di politica.

E, infatti, la sua carriera politica e letteraria ebbero inizio molto presto: a soli vent’anni, di ritorno in Armenia dopo i suoi studi universitari, aderì alla Federazione Rivoluzionaria Armena nel1895.

L’obiettivo che questa si prefiggeva era di fornire supporto e finanziamento ai gruppi armati, inviati nell’Armenia settentrionale da Alessadropoli. All’epoca l’Armenia Occidentale aveva una forma di governo autonomo sotto protettorato turco e le libertà di cui godeva erano puramente teoriche.

Isahakyan non credette mai alle promesse del governo dei Giovani Turchi riguardo all’autonomia dell’Armenia occidentale, anzi era sicuro che un vero e proprio pericolo provenisse dal Panturchismo, il cui obiettivo ultimo sarebbe stato lo sterminio della popolazione armena.

Non cessò perciò di mettere in guardia il popolo dalle false promesse del governo turco. Così nel 1896 fu arrestato e, dopo aver trascorso un anno in carcere a Yerevan, decise di recarsi a Zurigo per studiare letteratura e storia della filosofia. Proprio al termine di questa esperienza scrisse la sua prima raccolta di poesie “Canzoni e Ferite”, pubblicata nel 1897.

La carica emotiva, la melodia ed il lirismo delle sue poesie riscossero immediata popolarità. La sua produzione letteraria, che vanta anche la traduzione di importanti opere della cultura letteraria italiana, come la Cantica del Purgatorio di Dante, fu permeata da malinconia, dalla meditazione sofferente sul destino dell’umanità e sulle ingiustizie della vita, nonché dall’amore struggente per la propria patria e per il proprio popolo.

Tra il 1899 ed il 1906 scrisse “Canzoni ai duchi”, una raccolta di poesie che segnò l’inizio della poesia classica Armena, dedicata alla lotta per la libertà degli armeni. Nel 1902 fece ritorno in patria e si trasferì a Tiflis. Questa fase della vita fu segnata dall’incessante impegno politico e letterario, turbato però da vari arresti. Finì, infatti, nuovamente in carcere nel 1908, insieme a 158 intellettuali armeni e vi trascorse un anno e
mezzo, per poi essere rilasciato su cauzione. Capì così che non era più possibile restare nel Caucaso: appena uscito dal carcere, nel 1911, si recò in Germania dove, insieme con altri intellettuali tedeschi, si unì al movimento tedesco-armeno e fondò l’associazione Mesrop (dal nome del monaco Mesrop Mashotz, padre dell’alfabeto armeno nel 400 D.C.). A questo periodo risalgono alcuni suoi componimenti più importanti, quali “Abu-Lala Mahari” (tra il 1909 ed il 1911 ) che riflette  l’amore e la sofferenza del poeta e del suo popolo,  “Canzoni e Romanzi” e “Il cuore di madre”.

Con l’inizio della prima guerra mondiale i suoi timori si materializzarono e proprio il tanto paventato massacro degli armeni si consumò. Isahayan aveva dunque ben presagito le intenzioni dei Giovani Turchi e del loro governo.

Dopo la guerra ed il genocidio armeno, egli si dedicò più che mai alla scrittura per descrivere e denunciare, attraverso questa, il triste destino degli armeni e la loro eroica lotta per la libertà. Nel suo “Libro Bianco”, lo scrittore accusò il governo turco di genocidio, che raggiunse il suo apice tra il 1915 ed il 1922.

 

Inoltre, Isahakyan si avvalse anche di articoli di stampo sociale e politico per discutere il tema della causa armena, della riunificazione dell’Armenia e dell’istituzione di un governo armeno. Di ritorno nell’Armenia Sovietica, nel 1926, Isahakyan pubblicò alcune raccolte
di poesie e storie. Anche nelle sue poesie, l’orrore del genocidio viene dipinto con grande realismo, in particolare in “La neve ha coperto tutto”, “Per l’Armenia”  e “ E’ di nuovo primavera”. Negli anni 30, durante i suoi viaggi in Europa, diede inizio alla stesura dell’opera che lo accompagnò durante tutta la sua vita, ma che rimase incompiuta: “Usta Karon” (Caro maestro).
Si tratta di un vero e proprio affresco dello scenario politico e della causa armena nel XIX secolo ed all’inizio del XX. A proposito di quest’opera, egli stesso disse: ” Usta Karon sarà completata quando sarà risolta la questione armena”. Infatti, Isahakyan non volle arrendersi mai all’idea di un’Armenia smembrata: con grande dolore e amarezza nel cuore, egli volle continuare a credere che un giorno il popolo armeno sarebbe ritornato nella sua terra natale.Altre sue opere importanti furono
“Alla mia patria” (1940), “Letteratura Armena” (1942) e “Sasna Mher” (1937). Nel corso della seconda Guerra mondiale si dedicò molto alla poesia patriottica. Ne sono un esempio “Chiamata alle armi” (1941), “Il mio cuore è in vetta alla Montagna” (1941), “Il Giorno della Gran Vittoria ” (1945) e molti altri.  La poesia “La mia patria” contiene versi di grande pathos ed amore patriottico:

 

Oh, mia patria, come sei bella !
I monti persi nell’azzurro delle nuvole
le acque buone, i venti sottili,
Solo i figli nel mare di sangue.

Morirei sulla tua terra , patria preziosa
Ma e’ poco morire con una vita
Me beato se avessi mille e una vita
tutte  mille sacrificherei  con il cuore per te.

E con mille vite morirò per il tuo dolore
Morirei per i tuoi figli,  per tuo amore
Ma lasciami una vita sola
Per lodarti e incantarti

Come allodola volerei su e giù
all’inizio di un nuovo giorno, patria cara
e canterò dolcemente, loderò il tuo  dolce
sole verde , patria libera !

Dopo aver vissuto all’estero in vari paesi europei, Isahakyan fece ritorno definitivamente nella Repubblica Socialista Sovietica di Armenia, nel 1936, dove il suo impegno politico gli valse varie onorificenze e premi.

 

 

Nel 1943 venne infatti eletto ai vertici dell’Accademia delle Scienze della RSSA e nel 1944 fu nominato Presidente dell’Unione degli Scrittori Armeni della Repubblica.

Le sue opere furono tradotte in varie lingue ed alcune sue poesie sono state anche musicate in varie parti del  mondo, soprattutto in Russia. Egli morì il 15 ottobre 1957 a Yerevan, capitale dell’Armenia. Molte sono le piazze e le strade a lui dedicate, ed oggi il suo volto compare sulle banconote della moneta armena da 10 mila Dram.

Sabrina Rizzo

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 

 

 

 
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