Ahmad Rami (1892 – 1981 )

 

Il poeta Ahmad Rami, egiziano di origini turca-albanese, nacque il 9 agosto 1892 nel distretto di El Sayyida Zainab (Il Cairo). Suo padre era all’epoca uno studente di medicina presso il Qasr al- ‘Ayni, ma più tardi divenne un medico di corte. Rami trascorse i primi anni della sua fanciullezza accanto al padre sull’isola di Thasos, che apparteneva al khedivè (o viceré) ‘Abbas II e fece ritorno al Cairo nel 1901 andando a vivere con sua zia.

 

 

Frequentò la Scuola elementare Muhammadiyya e la prestigiosa Scuola secondaria khediviale. In questo periodo Rami partecipò settimanalmente a forum dedicati alla poesia e iniziò a sviluppare il suo talento artistico. Ahmad Rami scrisse il suo primo poema all’età di 15 anni e più tardi le sue opere iniziarono a contenere anche commenti sugli eventi politici.

Nel 1910 la rivista al-Riwaya al-Gadida (Il Nuovo Romanzo) curò la prima pubblicazione di un suo poema. Dopo essersi laureato presso la Facoltà di Magistero nel 1914, Rami fu nominato docente di geografia e di lingua inglese in alcune scuole private di Sayyida Zaynab e poi di al-Qurabiyya e di al-Munira.

Fu in quel periodo che fece la sua prima conoscenza con i famosi poeti ed artisti dell’epoca, quali ‘Abd el-Halim al-Masri, Ahmad Shawqi, Ahmad Nassim e Hafez Ibrahim. Sei anni dopo fu nominato bibliotecario presso la Facoltà di Magistero e implicitamente gli si offrì l’opportunità unica di leggere la poesia e la letteratura araba, inglese e francese.

Nel 1918 Rami pubblicò il suo primo diwan (raccolta) che presentò ai lettori arabi un nuovo tipo di poesia. Nel 1924 Rami vinse una borsa di studio e fu inviato a Parigi allo scopo di approfondire la conoscenza sia dei sistemi di gestione degli archivi e delle biblioteche che delle lingue orientali.

Conseguì quindi l’attestato di qualifica di bibliotecario presso l’Università della Sorbona ed una licence en lettres in lingua persiana presso l’École des Langues Orientales (oggi Institut national des langues et civilisations orientales, INALCO). Il diploma in lingua persiana lo agevolò nella traduzione, dal persiano all’arabo, delle famose Quartine di  ‘Umar al-Khayyam, riuscendo a rispecchiare fedelmente il pensiero dell’autore.

Le sue famose opere includono anche traduzioni di diversi drammi di Shakespeare. Dopo il suo ritorno da Parigi a il Cairo, il 24 luglio 1924 Rami fu presentato alla leggendaria cantante egiziana Umm Kulthum e venne letteralmente rapito dalla sua voce, diventando il suo più fervente ammiratore.

Ahmad Rami è principalmente noto proprio per avere composto testi per Umm Kulthum e per un altro famoso cantante egiziano, Muhammad  ‘Abd el-Wahab. Umm Kulthum, che cantò circa 200 delle canzoni scritte per lei da Rami, lo descrisse come una sintesi spirituale di sentimenti elevati, di un profondo e soffocato stato di rivolta interiore, di serenità e devozione. Il poema che Rami compose per lei diventò la sua prima incisione:

Lei cantò “Hayarti albi ma’ak” (Hai confuso il mio cuore)  con tale fervore da ottenere un successo enorme.”… Non avevo mai sentito un plauso così sfrenato. La sua voce aveva raggiunto il punto che libera il dolore. Era terribile perché quel dolore era il mio, e lei lo aveva compreso in un attimo, aveva preso quel mio dolore, lo aveva proclamato nella piazza della città e aveva suscitato
un’incredibile reazione. Ogni uomo in quella stanza divenne me, ogni uomo aveva bevuto da quella fonte e si struggeva per un amore impossibile da abbandonare .Era troppo. La reazione del pubblicò andò al di là di ogni misura, qualche altra cosa doveva esserne la causa. Andò oltre il cerchio dell’amore…o altrimenti ogni cosa era il cerchio dell’amore – la nostra situazione, l’epoca, l’intero Paese…”

Nonostante il profondo rispetto nutrito per Rami e l’apprezzamento del rapporto di amicizia tra loro, Umm Kulthum non lo aveva voluto come compagno di vita in modo da non spegnere in lui la fiamma dell’ispirazione poetica. Anche Rami non desiderava il matrimonio, ma le sue due sorelle pretesero che si sposasse con la signora Atiyat, con la quale generò tre figli che, per motivi particolari, chiamò Muhammad, Tawhid e Elham. Di Ahmad Rami sono inoltre noti l’amore e la passione per la squadra Zamalek: aveva buoni rapporti sia con i dirigenti che con i giocatori e adottò perfino i colori ufficiali della squadra per il proprio abbigliamento preferendo il bianco per i suoi abiti e il rosso per il fazzoletto.

Nel 1925 lavorò come bibliotecario a Dar al-Kutub, la Biblioteca Nazionale d’Egitto, dove applicò le moderne tecniche di biblioteconomia che aveva appreso in Francia in merito all’organizzazione e gestione delle biblioteche. Nello stesso anno pubblicò anche la seconda e la terza raccolta delle sue poesie.

Dopo avere lavorato per Dar al-Kutub per 13 anni, nel 1938 Rami lavorò a Ginevra in qualità di bibliotecario per la Biblioteca della Società delle Nazioni dopo che l’Egitto aveva aderito ufficialmente alla suddetta organizzazione internazionale. Nel 1945 ritornò in Egitto dove lavorò come consulente per la Egyptian Broadcast House. Rami fu quindi nominato vice Presidente del Consiglio direttivo di Dar al-Kutub nel 1948 e consigliere letterario presso l’Egyptian State Broadcasting nel novembre 1954.

Collaborò con la rivista al-Hilal ( la Mezzaluna )tra il 1936 ed il 1954 e scrisse drammi sia per il teatro che per il cinema. Nel corso della sua carriera Ahmad Rami conseguì un riconoscimento di ampia portata sia a livello arabo che internazionale ottenendo un gran numero di premi e di onorificenze al merito.

 

 

 

Nel 1965 ricevette il Premio statale per la Letteratura. Conseguì inoltre l’onorificenza nel campo delle arti e delle scienze e gli fu riconosciuta l’onorificenza al merito per eccellenza intellettuale dal re Hasan II del Marocco. Nel 1967 vinse l’onorificenza statale al merito in letteratura e gli venne anche assegnata una prestigiosa

onorificenza al merito da parte del Libano.

L’Associazione degli scrittori, con sede a Parigi, lo elesse Presidente e gli donò in seguito una targa ricordo come riconoscimento per i suoi contributi. Gli fu anche conferita una medaglia all’immortalità artistica dall’Accademia francese delle Arti. Ahmad Rami fu tuttavia colpito da uno stato depressivo sempre più forte dopo la morte dell’amata Umm Kulthum (3 febbraio 1975), sua musa ispiratrice per eccellenza. Si rifiutò di scrivere qualunque cosa dopo la sua scomparsa ad eccezione di una sola canzone per Mayada El-Hennawi “Awwal ma shuftak habetak” (Ti ho amato dal primo momento che ti ho visto).

Nel 1976 il Presidente egiziano Anwar As-Sadat, gli conferì la laurea honoris causa in discipline artistiche in qualità di “poeta dei giovani”, appellativo che ricevette in virtù del considerevole contributo reso alla canzone araba poiché riuscì ad esprimere temi di alta poesia in un linguaggio semplice. Morì il 4 giugno 1981.

Teresa Filomena

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 
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