Petra – La città rosa

 

“Petra è il più bel luogo della terra… non per le rovine, ma per i colori delle sue rocce tutte rosse nere con strisce verdi e azzurre. Non saprai mai cos’è Petra in realtà, a meno che tu non ci venga di persona”  Lawrence d’Arabia.

Petra (da πέτρα, roccia in greco) è un sito archeologico situato a  circa 250 km a Sud di Amman, capitale della Giordania, nella grande valle che collega il Mar Morto con il Golfo di Aqaba. Secondo la leggenda, Petra fu creata da un leggendario re di nome Rekemos e, probabilmente, i suoi abitanti la chiamarono Rekeme o Reqem («la Variopinta»).

 

 

Antico e principale centro per gli Edomiti, Petra divenne nel V secolo a.C. la Capitale dei Nabatei. Questi erano un popolo nomade che oltre duemila anni fa iniziò a muoversi dall’Arabia al Mediterraneo, una civiltà molto evoluta, avvolta nel mistero che in questa parte dell’attuale Giordania trovò la sua collocazione ideale.

I Nabatei erano agricoltori, coltivavano viti e ulivi e allevavano cammelli, pecore, capre e cavalli. Erano abilissimi a gestire le risorse idriche e crearono una complessa rete di canali e cisterne. Ma la loro prosperità derivava dal fatto che Petra era un importante snodo delle rotte commerciali che collegavano la Cina in oriente con Roma in occidente.

Carovane cariche di incenso, seta, spezie e altre merci esotiche erano solite sostare a Petra, che offriva acqua in abbondanza e riparo dai predatori. Il Regno Nabateo continuò per diversi secoli e Petra diventò una città apprezzata ovunque per la sua cultura ricercata.

In seguito arrivarono i Romani che fondarono una provincia in Siria nel 64 a.C. Istituirono la Lega della Decapoli, un’unione di dieci città-stato, che frenò l’ulteriore espansione dei Nabatei.

Nel 106 d.C., la lega incorporò il Regno Nabateo, che divenne parte della provincia romana d’Arabia.  Petra prosperò durante il dominio Romano, periodo in cui la città subì molte modifiche. I Romani presero le redini delle rotte commerciali e le allontanarono da Petra.

Fu l’inizio della fine per i Nabatei, la cui potenza e ricchezza si ridussero gradualmente. Successivamente sopraggiunsero i musulmani e i crociati, ma per i seicento anni seguenti questa terra è stata dimenticata, finché all’inizio dell’800 l’audace esploratore anglo-svizzero,Johann Ludwig Burckhardt,la riscoprì. Profondo conoscitore della lingua araba, egli era venuto a conoscenza di Petra durante i frequenti viaggi effettuati da Damasco al Cairo.

Nei suoi appunti scrisse: “sembra molto probabile che le rovine a Wadi Musa siano quelle dell’antica Petra”. Incurante dei pericoli che avrebbe potuto correre, decise che era arrivato il momento di andare alla ricerca di Petra, per farla conoscere al mondo intero, tuttavia, l’ingresso all’antica città era negato ai non musulmani, per cui ideò uno stratagemma, grazie al quale riuscì ad accedere nella Città delle Tombe senza essere scoperto.

Vestì abiti arabi, si fece passare per un mercante musulmano, prese il nome arabo di Sheik Ibrahim ibn Abdallah e fece voto ad Allah di sacrificare una capra sulla tomba in cui riposa, secondo la tradizione, il profeta Aronne, fratello di Mosè.

Col tempo guadagnò la fiducia dei beduini del luogo, e ne convinse due ad accompagnarlo all’interno della città. Una volta giuntovi, all’insaputa dei beduini che lo avevano accompagnato,fece uno schizzo del monumento rupestre sulle sue vesti dopodiché visitò il resto della città e si recò sulla tomba di Aronne dove sacrificò la capra.

I racconti di Burckhardt sulla riscoperta di Petra furono resi pubblici nel 1822 e suscitarono grande interesse e curiosità in tutta Europa.I Nabatei hanno lasciato un magnifico patrimonio architettonico e culturale che comprende facciate di templi, sale funebri e bassorilievi, centinaia di tombe scavate in una pietra che presenta mille sfumature di colori, un affresco naturalistico di grandi dimensioni che incanta  i visitatori, ed è patrimonio dell’ UNESCO.

Nel 2007 Petra è stata proclamata una delle sette Meraviglie del Mondo. La porta d’ingresso della città è il Siq, una strettissima gola lunga più di un chilometro che si può percorrere solo a piedi o a cavallo e che si apre su uno spiazzo su cui si affaccia il monumento più rappresentativo di Petra, Al Khazneh –il Tesoro del Faraone, una tomba la cui facciata è perfettamente incisa nella roccia e che risale al
periodo ellenistico.

Si attraversa poi la Via delle Facciate, una serie di case-tombe, si cammina lungo il Teatro, la via Colonnata, un tempo vivace mercato affiancato da negozi e case, e si raggiunge il Monastero (Al Deir) del I secolo, situato al termine di una scalinata di 800 gradini tagliati nella roccia. Anche se scoperta solo nel 1812, ancora oggi è un  luogo affascinante, avvolto da un alone di mistero che richiama turisti ed appassionati di archeologia da ogni parte del mondo.

Irene Arnesano

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 

 
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