2- Il cavallo arabo nei paesi arabi

 

A-In Libano

In Gran Bretagna vengono allevati esemplari di cavalli arabi purosangue. Tuttavia, l’interesse verso questo tipo di cavalli è presente anche in molti paesi arabi, tra cui Beirut, dove un gruppo di cavalli ha vinto il titolo di “cavallo arabo prescelto” del 2011.

 

 

In Libano, infatti,si trovano più di 1000 cavalli di classe A che partoriscono i puledri, i quali vengono poi inseriti nelle gare di corsa.

Il cavallo arabo, invece, si presenta in minor numero pervia del suo tardivo allevamento rispetto agli altri. Ad esempio, il cavallo “W.A.H.O.” è stato inserito recentemente nelle gare di corsa che hanno spinto i partecipanti ad incoraggiare il tutto affinché l’anno successivo il festival si affermi ed in tal modo incrementi la specie W.A.H.O. in Libano.

Per essere pronti alla corsa, durante la crescita il cavallo attraversa diversi stadi: dal momento in cui la cavalla è gravida (tra i 10 mesi e mezzo e gli 11 mesi) e partorisce sino a quando, dopo 5 o 6 mesi, il puledro viene svezzato; dopodiché vengono separate le femmine dai maschi e ogni genere vive coi suoi compagni durante l’allevamento. Tuttavia non bisogna mai lasciare il cavallo dentro una stalla, poiché è nato per correre ed è necessario abituarlo a ciò.

B- In Tunisia

In Tunisia vi è un forte interesse da parte dello Stato per i cavalli arabi purosangue, infatti qui oggi esistono più di 26.000 cavalli appartenenti a due ceppi differenti. Questo interesse è cominciato nel 1866, quando venne creata nella città di Sidi Thabit la fattoria di
proprietà dello stato, estesa su una superficie di 5000 ettari.

Il centro di allevamento di Sidi Thabit appartiene alla fondazione nazionale per il miglioramento della produzione del cavallo arabo purosangue. In servizio sotto la sorveglianza del Ministero del Turismo, questo centro è stato fondato nel XIX secolo, quando iniziò ad occuparsi dell’allevamento dei cavalli arabi purosangue, ma la sua specificità consiste anche nel contribuire alla loro riproduzione. Nel XIX secolo il cavallo arabo purosangue venne trasferito dalla Penisola Araba e dall’area siro-libanese verso Tunisi.

Tutt’oggi l’allevamento dei cavalli arabi purosangue a Tunisi è volto alla loro partecipazione alle gare, e la differenza tra il genere berbero e quello inglese consiste nell’ottimo aspetto del cavallo arabo per via della giovinezza della sua testa e si distingue proprio per questo da tutti gli altri cavalli. Gli scienziati infatti sostengono che montare un cavallo sia un orgoglio, poiché esso è la più bella creazione del Signore tra tutti gli animali, ed anche tra i profeti, Suleiman contemplava il suo andamento che gli ricordava la creazione divina di questo animale.

C- In Giordania

 Nella campagna inglese vengono allevati due cavalli presenti attualmente nelle stalle reali giordane, dove vengono utilizzati i cavalli arabi purosangue per la cura dei bambini affetti da autismo. Questa cooperazione anglo-giordana è stata trasmessa nel libro scritto da Peter Upton e dalla Principessa Alia Bint al-Hussein, sull’eredità reale e i cavalli arabi purosangue.

L’interesse della Principessa per il cavallo arabo purosangue risiede nel fatto che per tutta la sua vita ella abbia amato le creature animali, ma in modo particolare i cavalli, i quali possiedono una benedizione poiché hanno giocato un ruolo molto importante in tutto il mondo all’interno della storia araba.

Sono tra le creature più positive  poiché di solito uniscono le persone, afferma la Principessa, e sono stati sempre apprezzati per le loro caratteristiche distintive. Il suo interesse è nato dall’infanzia, sin da quando ha montato il cavallo per la prima volta, andando a visitare le stalle di famiglia; ma oltre a montarli, si teneva sempre in compagnia dei cavalli. Dopo di che suo padre le affidò la responsabilità di quelle stalle, dove oggi vengono allevati cavalli di Al-Jazira, e la cosa più bella è che la Giordania è stata sempre tra le prime nazioni che hanno preso parte all’Organizzazione Mondiale W.A.H.O., ma non con cavalli esteri, bensì con cavalli locali.

È possibile affermare inoltre che da 10-15 anni sia tornato l’interesse nel mondo arabo per i cavalli e che la gente abbia cominciato ad acquistare i cavalli; purtroppo però le gare di bellezza tendono ad esagerare, perciò sarebbe necessario migliorarle per non continuare a gareggiare in modo errato.

L’idea di scrivere un libro sull’eredità del cavallo arabo purosangue è nata dalla sua esperienza di lavoro in questo campo da sempre, e che le ha portato a vedere come da otto anni le notizie stiano scomparendo.

Ha pensato dunque che ci sono persone molto importanti degne di merito in questo campo, oltre al merito del cavallo in sé, decidendo così di scrivere delle memorie personali;così ha ritenuto opportuno pubblicarlo aggiungendo quelle memorie della vita reale.

Tuttavia la Principessa sa bene che forse a nessuno interesserà questo argomento, però questa è la storia del suo paese, è la storia della Giordania. Ha inoltre sottolineato un fatto nuovo, avvenuto tramite la Fondazione della Principessa Alia, ovverossia l’interesse per la cura dei bambini autistici. Questo rapporto proprio con i cavalli, afferma la Principessa, sarà dovuto al fatto che i bambini autistici producano idee tramite le foto e le immagini più che le parole, così come anche gli animali, ma soprattutto i cavalli aiutano i bambini a rapportarsi in modo differente col mondo che li circonda.

Così pensò ad un’amica e ai cavalli che di solito non gareggiano, e hanno cominciato insieme ad impegnarsi per i bambini autistici . Questa sua amica era in Inghilterra e lasciò tutto, poiché aveva esperienze coi bambini autistici e coi cavalli. Sin dal primo giorno è sempre stata convinta dell’idea che il cavallo potesse dare un’iniziativa al bambino.

Le donne hanno preso 5-6 cavalli e portato i bambini; uno di essi era un po’ nel suo mondo, dimostrandosi non interessato, ma quando gli si è avvicinato il cavallo questo era stato capace di attirare la sua attenzione, così ché il bambino si è alzato, ha sradicato un po’ d’erba e, rivolgendosi al cavallo, ha detto: “Vieni a mangiare”. A quel punto anche  la madre ha pianto in quanto erano anni che cercavano di farlo parlare ma senza grandi risultati.

L’influenza del cavallo arabo purosangue sulla malattia dell’autismo sembra essere alquanto evidente, secondo la Principessa. Inoltre esso può essere d’aiuto anche in casi di bambini che presentano problemi psicologici: ad esempio uno di loro, racconta la Principessa, non voleva scendere dalla macchina appena arrivato, avendo paura dei luoghi aperti;  ma, dopo due mesi, ha cominciato a scendere ed ora appena arriva corre subito a prendere le redini del cavallo.

 

Alessia Milone

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 

 

 
This entry was posted in Cultura. Bookmark the permalink.

Lascia un Commento