Raccolta di reperti orientali al museo Pushkin

 

Il museo di Belle Arti Pushkin che si trova a Mosca, offre ai suoi visitatori la visione, da un punto di vista nuovo,  di reperti di civiltà antiche e di antichi cimeli la cui origine risale all’antico Egitto e all’età dei Faraoni. Questo è avvenuto durante una cerimonia del museo per il giubileo di diamante, in occasione dell’anniversario dei cento anni dalla sua fondazione.

 

 

Sin dai primi giorni della sua fondazione nel 1912, il museo vanta un’ampia raccolta di reperti orientali antichi che sono stati classificati dallo studioso russo di egittologia all’università del Cairo, il professor Vladimir Galinicin;  l’allora  presidente del dipartimento di egittologia del museo , Baris Turayf , ha assunto la direzione dell’operazione di riconoscimento di questi oggetti acquistati che comprendono circa seimila  reperti. Nella collezione di questi reperti si è cercato si seguire il principio di classificazione della mostra secondo l’ordine temporale e la loro lavorazione.

L’edificio è stato ampliato per far conoscere ai visitatori le pratiche di sepoltura, inoltre è stato costruito un nuovo edificio per i manoscritti egiziani antichi e l’Asia Minore. I reperti delle civiltà orientali hanno guadagnato un posto particolare all’interno del museo e in queste sale ampie compaiono personalità della storia dell’Egitto, della Mesopotamia e dell’Iraq, dei Sumeri e perfino della regione oltre il Caucaso, inoltre ci sono rappresentazioni, disegni colorati, monete e manoscritti antichi.

I capolavori orientali e le esposizioni di reperti antichi, di cui la maggior parte viene esposta per la prima volta in Russia, occupano un campo importante nel museo di Belle Arti Pushkin e tra i reperti storici eminenti c’è  questa pietra su cui è inciso il Codice di Hammurabi di migliaia di anni fa di cui si trova una copia originale al museo del Louvre in Francia.

Tra i pezzi più importanti che la mostra comprende, ci sono le riproduzioni di mummie reali appartenenti ai re Faraoni che hanno nella parte anteriore una serie di statue di re e sacerdoti come la statua di re Amenmhat III. Tra le esposizioni c è anche l’importantissima scoperta nella tomba dei re di strumenti di imbalsamazione di vasi che venivano utilizzati per la conservazione di profumi, cosmetici e gioielli differenti per forma e volume fatti di argilla e pietre.  Questa raccolta si completa con altri reperti che arrivano da vari musei e collezioni private.

Tra gli oggetti di valore del museo ci sono dei vasi che risalgono all’età faraonica, donati dal presidente egiziano Jamal Abd al-Nasser nel 1967. Gli organizzatori di questa mostra rinnovata di reperti che sono capolavori della storia antica e a cui è stata dedicata una celebrazione in ricordo del primo centenario del museo, hanno affermato che l’entusiasmo per l’interesse alle civiltà antiche non svanirà e l’arte resisterà allo scorrere dei secoli e alle generazioni future.

 

Angela Del Prete

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 
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