La calligrafia arabo-islamica

 

La calligrafia arabo-islamica mira a rendere l’alfabeto arabo più bello al fine di facilitarne la diffusione e la lettura. Tuttavia, nel corso del tempo, essa si è trasformata in un’arte autonoma. Questo anche grazie all’opera di artisti come Ali Omar Ermes, intellettuale e pittore che ha unito la calligrafia araba alla pittura.

 

Secondo Ermes, l’importanza della calligrafia risiede nel fatto che essa fornisce le basi estetiche per comprendere la lingua, dalla quale deriva la comprensione degli obiettivi della scrittura.Quando la gente parla e scrive, esprime pensieri i quali, se scritti con una calligrafia bella e chiara, sono facili da tramandare da un’epoca all’altra, da un lettore all’altro. L’artista definisce la scrittura araba una tra le più belle invenzioni dell’uomo, lo strumento che permette la conoscenza dei meandri della storia, fonte di tutta una cultura mondiale con radici molto solide.

In tutte le arti e le scienze, in tutto ciò che sappiamo essere esistito nella storia antica, la maggior parte è stato scritto con la scrittura araba. Questa grande e bella lingua che unisce tutte queste scienze, senza dubbio merita e ha diritto ad avere una regola di scrittura bella e chiara che si sviluppi nel tempo. Purtroppo, sottolinea Ermes, negli ultimi 200 anni questo sviluppo si è un po’ arrestato, poiché la comunità araba ha difficoltà in numerose altre questioni e non c’è un grande investimento nello sviluppo della calligrafia.

La calligrafia araba è stata inventata all’inizio dell’epoca abbaside (750-1258 d.C.) da Muhammad Ibn Muqlah, annoverato tra i più grandi maestri di calligrafia araba insieme a Iben al-Bawwab e al-Musta’simi . Il loro metodo è diventato famoso nella storia e ancor oggi ci sono libri e studi molto importanti in merito. In seguito, l’espansione dello stato islamico e lo spostamento degli arabi e dei musulmani in numerose zone del mondo hanno contribuito a diffondere l’arte della calligrafia nella zona del Maghreb arabo (dalla Libia, all’Algeria, al Marocco) fino al’Andalusia, dove si sono sviluppati diversi modi di espressione formale e di scrittura.

Nell’Africa settentrionale, la calligrafia ha assunto le caratteristiche della zona ed è divenuta nota come calligrafia maghrebina. L’artista e calligrafo tunisino Yāsir al-Jarādī riconosce con dispiacere che nella storia della Tunisia non esistono calligrafi famosi come in oriente, artisti del calibro di Ibn Muqla, Ibn al-Bawwab e altri calligrafi arabi e turchi.

La calligrafia araba in Tunisia non ha avuto la stessa diffusione avuta in oriente e i calligrafi sono una minoranza rispetto al resto degli artisti: in Tunisia ci sono 20 calligrafi veri e propri, ovvero artisti che si occupano specificamente della calligrafia, contro circa 78 pittori, dei quali 10 lavorano con la calligrafia, dal momento che la scrittura araba si presta molto bene ad essere usata come elemento pittorico al pari di altri, come l’astratto o il disegno. Diversi calligrafi tunisini concordano sul fatto che l’insegnamento dell’arte della calligrafia in Tunisia presenti una serie di mancanze e vada rivisto in alcune parti.

Nel sottolineare ciò, Yāsir al-Jarādī attinge alla sua esperienza personale: quando iniziò a frequentare l’Istituto Superiore delle Belle Arti, non aveva alcuna passione particolare per la calligrafia araba, ma, al termine degli studi, la passione arrivò ed egli decise di iscriversi all’Istituto Nazionale per le Arti Calligrafiche di Tunisi, dove ha studiato la calligrafia maghrebina, che non aveva studiato all’Istituto Superiore delle Belle Arti, nonostante tale calligrafia sia molto più vicina ai tunisini rispetto alla tradizionale calligrafia arabo-islamica.

Dunque, l’arte della calligrafia maghrebina dovrebbe essere insegnata già durante il percorso di studi precedente l’università; se poi nello studente sopraggiunge una spinta in direzione della calligrafia, allora potrà continuare a studiarla in maniera specifica, altrimenti, dice al-Jarādī, non è un problema: ciò che conta è il viaggio, l’infinita ricerca nel mondo della calligrafia e di tutte le arti, e non il risultato della stessa.

La calligrafia maghrebina è uno dei numerosi stili della calligrafia araba, tra cui ricordiamo anche: La calligrafia araba è tanto affascinante e carica di significati quanto esposta alla scomparsa e all’oblio. Numerosi sono i tentativi di preservare il patrimonio di quest’arte, per esempio in Libano, grazie all’opera del calligrafo Fāris Malāʿib, allievo di Sheikh Nassib Makarem, il più importante calligrafo della sua epoca, il primo in Libano, impareggiabile autore delle miniature sui chicchi di riso.

Malāʿib sottolinea che la calligrafia araba odierna va sotto il nome di calligrafia islamica, perché essa non esisteva prima dell’Islam, come non esisteva l’attuale alfabeto arabo, che è alfabeto islamico. Prima dell’avvento del’Islam, gli arabi utilizzavano lingue sud-arabiche come il sabeo, attestate in particolar modo nello Yemen, poi estintesi, e gli antichi calligrafi pre-islamici usavano la scrittura siriaca. Altro nome importante nel panorama della calligrafia arabo-islamica è quello dell’iracheno Ghani Alani, l’erede nonché ultimo dei maestri della scuola di calligrafia araba di Baghdad, vincitore del premio dell’Unesco per la cultura araba nel 2009.

L’artista ha trovato in questa onorificenza un riconoscimento non solo per la calligrafia come arte autonoma, materiale grafico indipendente al pari del disegno, della fotografia o della scultura, ma anche per Baghdad e per la sua posizione nella civiltà e nella calligrafia arabe come una delle fonti della creazione artistica: non a caso, tra gli epiteti di Baghdad c’è ‘la curva’, ‘la tonda’, ovvero la creatrice della calligrafia curva.

La scuola di Baghdad è l’erede delle epoche precedenti, di Som e Babilonia, e di tutte le scuole dell’arte della calligrafia e della scrittura; la scrittura cufica non si è sviluppata che a Baghdad, che per sette secoli è stata capitale della cultura e polo di attrazione per tutti gli studenti di calligrafia, che oggi preferiscono studiare a Parigi o in Europa, dove la calligrafia ha riscosso grande approvazione e ammirazione.

Quanto al successo della calligrafia arabo-islamica in Europa, Alani ricorda che quando arrivò a Parigi nel 1967, non immaginava che la calligrafia sarebbe stata studiata in un paese che non parla l’arabo, e si chiese come fosse possibile fare una mostra di testi arabi in tale paese, ma proprio la calligrafia gli ha permesso di far conoscere quella poesia e quella bellezza agli stessi europei che avevano dato i natali a creativi del calibro di Paul Klee e amavano artisti orientali come Kandinsky, grazie al suo potere di creare relazioni tra le persone e le culture con la bellezza delle sue forme e il contenuto
del suo messaggio.

Stefania Dell’Anna

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 
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