Armenia. Impronte di una civiltà

 


In occasione del cinquecentenario della stampa del primo libro in lingua armena a Venezia nel 1512 fu esposta nelle sale del Museo Correr, nella città lagunare, la mostra  Armenia. Impronte  di una civiltà.

La mostra, curata da Gabriella Uluhogian, Boghos Levon Zekiyan e Vartan Karapetian, presentò, in un ricco e affascinante percorso cronologico e tematico, oltre duecento opere provenienti in particolare dal tesoro della Santa Sede di Etchmiadzin, Chiesa madre della Chiesa apostolica armena, dai musei di Yerevan e dal museo della comunità mechitarista dell’isola di San Lazzaro a Venezia. Essa fu aperta con la presentazione di un grande quadro proveniente dalla Galleria nazionale dell’Armenia di Yerevan, dal titolo Discesa di Noè dal monte Ararat: da lì, infatti, ha preso inizio un’avventura umana unica, lunga, dolorosa e gloriosa, ancor oggi più che mai viva.

Oltre a numerosi oggetti di pregiata oreficeria (come reliquiari, contenenti frammenti dell’Arca di Noè o della Santa Croce, e portaincenso), mappe antiche, quadri, tappeti, splendidi khachkar (le elaborate croci in pietra, emblema della spiritualità armena), la parte del leone degli oggetti in mostra è costituita da materiale scritto. La lingua – con l’alfabeto che ne è espressione – e la religione cristiana sono sempre stati gli elementi distintivi del popolo armeno durante tutta la sua travagliata esistenza; il tenace attaccamento alla propria lingua e alla propria religione hanno permesso agli armeni di sopravvivere alle terribili vicende storiche che hanno subito.


L’invenzione dell’alfabeto armeno, nel 405, costituisce infatti, insieme con la conversione al cristianesimo avvenuta nei primi anni del IV secolo, uno degli eventi più significativi della storia armena. La «venerazione» per la propria lingua (solo in Armenia si trovano monumenti dedicati alle lettere dell’alfabeto!) ha portato gli armeni di tutti i secoli ad avere uno speciale attaccamento per il «libro», icona del sapere, ed infatti alcuni hanno definito la civiltà armena come «civiltà del libro»: durante il genocidio del Ventesimo secolo molti armeni hanno messo a repentaglio la propria vita pur di salvare i tesori della propria produzione libraria. La mostra rimase aperta al pubblico per circa  quattro mesi (16 dicembre 2011 / 10 aprile 2012) .

Alberto Elli

A cura del

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 

 
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