La kefiah nella tradizione palestinese.

 

La kefiah (in arabo: كوفية‎, kūfiyya), in italiano talvolta anche chefiah, è un copricapo tradizionale della cultura araba e mediorientale, non solo palestinese, specialmente diffuso negli ambienti agricoli. È utilizzato anche nella regione curda della Turchia dove è conosciuto col nome di pushi, o poshu.

Il nome è pronunciato spesso come “keffiyeh”, “kaffiyah”, “keffiya”, “kaffiya”, “kefiah” o con altre piccole variazioni. Queste pronunce mostrano l’evidente differenza della lingua araba, che varia da regione a regione, come i diversi metodi di traslitterazione dall’alfabeto arabo a quello latino, e viceversa.

La probabile origine del nome kefiah viene dalla città di Kufa (dall’in arabo: الكوفة‎, al-Kūfa).

 

 

Il copricapo può essere chiamato “ghutra” (in arabo: غطرة‎, ghuṭra; particolarmente in Arabia Saudita e in Bahrain), “hatta” (in arabo: حطّة‎, ḥaṭṭa), spesso “shemagh” (in arabo: شماغ‎, shemāgh) o “sudra” (סודרא), sempre di origine palestinese, e usato da moltissimi eserciti (quello britannico, che lo ha adottato per primo, e anche l’esercito USA e quello italiano) come copertura antisabbia per il volto.

In genere, una kefiah è fatta di seta, cotone, lana o anche lino. In genere è a scacchi neri e bianchi, ma non sono rare kefiah rosse e bianche e anche blu e bianche. Viene indossata come copricapo, mettendola a triangolo sulla testa, di modo che ricada sulla nuca per un lato e sulle spalle con gli altri due. Spesso la kefiah è mantenuta, attorno alla fronte, con una sezione di cotone intrecciato, detta “egal” (in arabo: عقال‎, ʿiqāl).

In occidente, la kefiah viene indossata spesso attorno al collo, dispiegando la kefiah per intero, collegando i pizzi opposti, piegandola diverse volte su sé stessa e avvolgendola attorno alla gola. Spesso è utilizzata come segno di solidarietà verso il popolo palestinese.

Negli anni trenta la kefiah diventa un simbolo del patriottismo palestinese, grazie alla sua associazione alle aree rurali, in contrapposizione al fez indossato nelle aree urbane. Fu adottata da molti palestinesi che sostenevano il Gran Mufti  Amin al-Husayni durante la Grande Rivolta Araba.

Più tardi la kefiah sarebbe diventata il simbolo di Yaser ʿArafāt, che fu visto raramente senza di essa. ʿArafāt indossava la kefiah alla maniera tradizionale, attorno alla testa e avvolta da un egal.

Al giorno d’oggi, questo simbolo dell’identità palestinese è in gran parte importato dalla Cina.

 

 

Negli anni 2000, in seguito alla crescente popolarità della kefiah, i produttori cinesi sono entrati nel mercato, provocando la cessazione dell’attività di molti laboratori palestinesi. Come scrive Pablo Castellani su «Il Manifesto», è stato soffocato «l’artigianato locale palestinese, già pesantemente compromesso dalle conseguenze dell’occupazione israeliana e dall’apertura del mercato alla competizione mondiale».

Nel corso degli ultimi anni, Hirbawi, l’ultima tessitoria tradizionale rimasta a Hebron e in tutta la Palestina, ha ampliato nuovamente la vendita di prodotti originali. Il più famoso occidentale indossatore di kefiah, il colonnello Thomas Edward Lawrence (meglio conosciuto come “Lawrence d’Arabia”) indossava una kefiah bianca a tinta unita con un egal (in arabo: عقال‎, ʿiqāl) per mischiarsi maggiormente alla società araba, durante il suo coinvolgimento nella Rivolta Araba durante Prima guerra mondiale.

Quest’immagine di Lawrence fu resa popolare successivamente dal film sulla sua vita in cui Peter O’Toole interpretò l’ufficiale britannico.

Forse a causa della visione degli Arabi come parte degli alleati nella Prima guerra mondiale, negli anni venti l’epoca del cinema muto vide gli studios proporre scenografie orientali dell’”esotico” Vicino Oriente e le kefieh divennero parte del guardaroba. Questi film e i loro interpreti maschili (come ne “Lo sceicco” e ne “Il figlio dello sceicco”, con l’attore rubacuori Rodolfo Valentino) ebbero tipicamente attori occidentali nei ruoli di Arabi che indossavano sempre kefiah con ʿiqāl.

Con la crescente simpatia e attivismo di alcuni occidentali nei confronti dei palestinesi all’interno dei conflitti arabo-israeliani, negli anni degli Accordi di Pace di Oslo e della Seconda Intifada, in alcuni contesti del mondo occidentale (centri sociali, ecc) le kefieh cominciarono a essere indossate come segno di solidarietà nei confronti dei palestinesi.

Anche se sono diffusi stili e tonalità differenti, fra gli occidentali filo palestinesi che le indossano, prevalgono le kefieh bianche e nere, ovvero le tonalità indossate dai palestinesi. In occidente le kefieh sono indossate tipicamente attorno al collo come fazzoletti o bandane, annodate in avanti con il tessuto avvolto sopra le spalle.

Altri modi diffusi per indossare kefieh includono quello che dà alla kefiah una forma rettangolare simile a una sciarpa, che va indossata similmente alle sciarpe con il motivo bianco e nero sul davanti del corpo, e con le frange lavorate a maglia a forma di bandiera palestinese.

 

Cfr:

https://it.wikipedia.org/wiki/Kefiah

 

A cura del

 Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 
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