Le principali opere dell’erudito arabo al-Jāḥiẓ.

 

Kitāb al-ḥayawān (Libro degli animali).

Kitāb al-ḥayawān è un’enciclopedia in sette volumi di aneddoti, descrizioni poetiche e proverbi che descrivono più di 350 specie animali, oltre a una serie di altri esseri (anche fantasiosi ma comunque accettati dalla tradizione islamica) come i jinn.

È considerata l’opera più importante di al-Jāḥiẓ.Nel suo Bestiario, al-Jāḥiẓ per primo fa congetture sull’influenza dell’ambiente naturale sugli animali, sviluppando una sorta di antica teoria dell’evoluzione.

 

 

Al-Jāḥiẓ valuta l’importanza che l’ambiente ha sulla probabilità di un animale di sopravvivere, e per primo descrive la lotta per la sopravvivenza, teoria annata di quella della selezione naturale. Le idee che al-Jāḥiẓ esprime riguardo alla lotta per l’esistenza sono riassumibili in questo modo:

« Gli animali si scontrano in una lotta per l’esistenza; per le risorse, per evitare di essere mangiati e per riprodursi. I fattori ambientali spingono gli organismi viventi a sviluppare nuove caratteristiche per assicurarsi la sopravvivenza, e questo li trasforma in nuove specie. Gli animali che sopravvivono e si riproducono trasmettono le loro caratteristiche di successo alla discendenza. » (Gary Dargan)

Al-Jāḥiẓ fu anche il primo a parlare di catena alimentare e ne scrisse questo esempio:

« Le zanzare escono in cerca di cibo perché sanno per istinto che il sangue è ciò che le mantiene in vita. Non appena vedono un elefante, un ippopotamo o un qualsiasi altro animale, sanno che la loro pelle è stata creata per servire loro da cibo; e posandosi su di essa, pungono con la loro proboscide, certe che sia abbastanza lunga per raggiungere il sangue che desiderano succhiare.

A loro volta le mosche, anche se si nutrono di molte cose diverse, principalmente danno la caccia alla zanzare… In breve, tutti gli animali, non possono vivere senza cibo, e anche l’animale da preda deve evitare di essere cacciato a sua volta. »( al-Jāḥiẓ )

Fu anche uno dei primi sostenitori del determinismo ambientale e spiegò che l’ambiente può determinare le caratteristiche fisiche degli appartenenti a una certa comunità. Si servì delle proprie teorie sulla selezione naturale e sul determinismo ambientale per spiegare l’origine dei diversi colori della pelle della specie umana, in particolare della pelle nera, che credeva essere frutto dell’ambiente. Citò una regione del Najd settentrionale ricca di pietre di basalto nero, come sostegno alla propria tesi:

« È così strano che le sue gazzelle e i suoi struzzi, i suoi insetti e le sue mosche, le sue pecore, volpi e somari, i suoi cavalli e i suoi uccelli siano tutti neri. L’essere nero e l’essere bianco di fatto sono provocati dal terreno della zona, così come dalla natura delle acque e del suolo voluti da Dio e dalla vicinanza o lontananza del sole e dall’intensità o dalla dolcezza del suo calore. » (al-Jāḥiẓ)

Nell’XI secolo al-Khaṭīb al-Baghdādī accusò al-Jāḥiẓ di aver copiato parti del suo Kitāb al-Ḥayawān da Aristotele, ma gli studiosi contemporanei hanno notato che nell’opera di al-Jāḥiẓ l’influenza di Aristotele è presente in maniera piuttosto limitata e che al-Khaṭīb al-Baghdādī potrebbe non aver conosciuto a fondo le opere di Aristotele sulla materia. In particolare, non si ravvisa alcun precedente in Aristotele in teorie di al-Jāḥiẓ, come la selezione naturale, il determinismo ambientale e la catena alimentare.

 

Kitāb al-bukhalāʾ (Il libro degli avari)

Si tratta di una raccolta di racconti aventi come tema l’avarizia. Il testo, a carattere umoristico e satirico, è il miglior esempio della prosa di al-Jāḥiẓ. È un’arguta analisi della psicologia umana. Jāḥiẓ ridicolizza insegnanti, mendicanti, cantanti e scribi per il loro comportamento dettato dall’avarizia. Tuttora diverse di queste storie continuano ad essere ristampate su riviste in tutto il mondo arabo. Il libro è considerato uno dei migliori di al-Jāḥiẓ.

 

Kitāb al-bayān wa al-tabyīn (Il libro dell’eloquenza e della dimostrazione)

Al-Jāḥiẓ è considerato uno dei più prolifici scrittori di tutti i tempi, giacché si crede che nel corso della sua vita abbia scritto circa 360 libri. Al-bayān wa al-tabyīn, che letteralmente significa eloquenza e dimostrazione è uno dei suoi ultimi lavori, nel quale affronta diversi argomenti, come rivelazioni, discorsi retorici, capi di sette religiose e principi, oltre a mettere in ridicolo gli sciocchi e i pazzi. In questo libro inoltre affronta le similitudini e le convergenze tra l’abilità nell’uso del linguaggio e l’eloquenza, tra l’arte del silenzio e quella della poesia.

 

Kitāb mufākharat al-jawārī wa l-ghilmān (Il libro delle lodi sulle concubine e gli efebi )

In lingua araba la parola jawārī è il plurale di jāriya, che significa serva, ma nell’accezione che al giorno d’oggi indicherebbe una concubina o un’amante. Esistevano due generi di servitrici: la jāriya – colei che gestisce la casa e sbriga le faccende quotidiane – era il primo tipo. Il secondo tipo veniva invece chiamato qina. Si trattava di una jāriya abile nel canto, capacità che ne aumentava il valore di mercato rispetto alle altre. Questo particolare tipo di schiava poteva valere grosse somme, di conseguenza divennero sostanzialmente un lusso che potevano permettersi solo principi o ricchi mercanti.

L’altra parola del titolo, ghilmān, è il plurale di ghulām, che potrebbe tradursi con “paggio”, “eunuco” o “efebo”. Secondo la maggior parte degli studiosi, questo testo è un libro che esprime una sfrenata sensualità, e per mezzo del quale al-Jāḥiẓ affascina il lettore con racconti erotici che rivelano come veniva percepita la sessualità alla sua epoca.

 

Risālat mufākharat al-sūdān ʿalā al-bayḍān (Lettera sulla superiorità dei neri sui bianchi)

Al-Jāḥiẓ, riguardo alle persone di pelle nera scrisse:

« Noi (Etiopi in questo caso), abbiamo conquistato la terra degli Arabi fino alla Mecca e l’abbiamo governata. Abbiamo sconfitto Dhu Nuwas (il Re ebraizzato dello Yemen) e ucciso tutti i principi Himyariti, mentre voi, gente bianca, non avete mai conquistato il nostro paese. Il nostro popolo, gli Zenj, si è ribellato quaranta volte sull’Eufrate, scacciando gli abitanti dalle loro case e inondando Ubulla di sangue… I neri sono più forti fisicamente di qualsiasi altro popolo.

Uno solo di loro può sollevare pietre e portare carichi così pesanti che non sarebbero capaci di farlo molti bianchi messi assieme. [...] Sono coraggiosi, forti, e generosi, come testimonia la loro nobiltà e la loro generale mancanza di cattiveria. [...] I neri dicono agli arabi Una delle prove della vostra barbarie è che quando eravate pagani ci consideravate uguali a voi e lo stesso facevate con le donne della vostra razza. Dopo la conversione all’Islam, invece, avete preso a pensarla in modo diverso. Malgrado questo i deserti sono pieni di nostri uomini che hanno sposato le vostre donne e che sono diventati capi e vi hanno difeso dai nemici. » (Al-Jāḥiẓ)

Altre opere

Al-Jāḥiẓ scrisse i primi testi di psicologia sociale e animale, oltre ad un certo numero di opere che parlano dell’organizzazione sociale delle formiche e del modo di comunicare degli animali.

 

Cfr: https://it.wikipedia.org/wiki/Al-J%C4%81%E1%B8%A5i%E1%BA%93

 

A cura del

Centro Studi e Ricerche di Orientalistica

 
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